La scuola che non è più scuola

Spread the love
Spread the love
La scuola è soffocata dalla burocrazia, ossessionata dai ricorsi, confusa da norme che cambiano in un batter d’occhio, come l’assurdo e rischioso dietro front sulla quarantena in caso di positività di un alunno, che reitera ostinatamente un provvedimento idiota, autolesionista e inapplicabile. La scuola per lo Stato è uno spot, le aule aperte a qualunque costo uno slogan da reiterare fino a perdere la voce e la faccia.

La scuola è la palestra delle chiacchiere vuote di chi di scuola non sa nulla, come quel ministro che afferma che si fanno tre volte le guerre puniche ( alle medie non si fanno da decenni perché si parte dal medioevo) e vagheggia il sogno renziano di una scuola gentiliana dove i poveri fungano da manodopera per le imprese, o le chiacchiere di chi sa di scuola, come la Mastrocola e suo marito, nostalgici cultori di una scuola per pochi, basata sul merito ( leggi privilegio) e odiatori senza speranza della scuola aperta anche al volgo vile e meccanico. Per inciso, le guerre puniche sono una grande lezione di geopolitica, spiegano le basi del colonialismo, la storia di ieri spiega l’oggi.

La scuola è un cabaret alla cui guida si alternano ministri senza idee e senza portafoglio e quando il protafoglio ce l’hanno lo aprono malissimo, incapaci di capire che non è una formazione obbligatoria ( c’è da anni) e quasi sempre pessima la chiave del problema, nè una scuola poco tecnologica (lo è fin troppo), il problema è la scuola dei troppi progetti, di programmi vecchi e polverosi, di una libertà d’insegnamento imbrigliata e messa in discussione dal politico di turno, una scuola che non si apre più alla società, che non è più magister vitae ma che allontana i ragazzi dalla lettura e della scrittura, la base per sviluppare un pensiero critico decente. La scuola deve tornare ad essere politica, al servizio della polis, a formare, non a riempire.

La scuola sono i collegi docenti trasformati in firmifici, e-mail che riempiono le caselle di posta istituzionali come palloncini in un luna park, continui tentativi di fare le nozze con i fichi secchi e una governance che va riformata, con una chiara definizione dei ruoli e delle competenze, che ciascun dirigente interpreta a suo modo. E’ anche un contratto di lavoro scaduto da tre anni che va rimaneggiato e contiene tante, troppe zone d’ombra e stipendi indecenti.

La scuola sono i ragazzi, dovrebbe avere al centro loro, occuparsi di loro e non lo fa più, vuoi perché alle famiglie interessa il foglio di carta, non importa come ci si arriva, vuoi perché adesso gira la folle e offensiva idea che l’insuccesso scolastico non è frutto di uno di quegli errori che tutti commettiamo nella vita ma è un insuccesso formativo, vuoi perché gli insegnanti sono sfiduciati, hanno classi troppo numerose ( non solo al sud, ministro, esca dal suo mondo di zucchero e canditi), scadenze burocratiche da assolvere e i maledetti voti da mettere sul registro, piccole, inutili, insensate sentenze che non valutano nulla se non l’istante, che sono il corrispettivo del tampone: un palliativo che basta poco a smentire e privare di significato se non si accompagna a una valutazione complessiva.

A volte ti guardi allo specchio e ti chiedi chi te lo fa fare. Poi prendi la borsa, entri in classe e dopo aver detto “buongiorno ragazzi” si apre uno squarcio di sereno che dura fino a quando, tornato a casa, non apri la casella di posta.

Però fanno ridere: dalle sedie a rotelle alla scuola affettuosa,i nostri ministri regalano a volte piccoli momenti di buon umore durante i quali, come una delle maschere pirandelliane, da un lato ridi e dall’altro piangi.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *