Sull’inutilità dei temi

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L’ennesimo inutile editoriale di un giornalista inutile, Gramellini, ha difeso con toni sdegnati (per quanto si possa sdegnare Gramellini) il tema di maturità, difendendo con accorati toni manzoniani ( sì, gli piacerebbe), la lingua, l’onore , la patria.

Da sempre privilegio la scrittura nel mio insegnamento, ho tenuto corsi di scrittura creativa con risultati che hanno stupito me per primo, credo nel potere terapeutico e liberatorio della parola e passo il mio tempo libero a scrivere, questo per fugare ogni dubbio su chi, non conoscendomi, possa erra invogliato a credere che io sia un iconoclasta.

Per come è strutturata la scuola oggi, o meglio, per come è stata destrutturata la scuola, il tema è un esercizio retorico, inutile e vuoto, una inutile tortura per insegnanti consapevoli e studenti, il metodo più efficace per allontanare definitivamente i ragazzi dalla scrittura.

Alle elementari spesso, non si scrive, i pensierini della nostra infanzia sono scomparsi, arrivati alla secondaria di primo grado, molte volte bisogna cominciare da zero. Risultato: in prima superiore arrivano ragazzi che non solo non hanno mai fatto un tema ma neanche un riassunto o una relazione.

Io sono per natura alieno dai tecnicismi, ne uso dosi omeopatiche quando spiego letteratura, privilegiando la compresione dei contenuti, cercando di instillare nei ragazzi la curiosità, l’idea malsana che Manzoni, Leopardi o Verga abbiano qualcosa da dirgli.

Sulla scrittura non posso farlo, costretto dallo schematismo rigido e vuoto del tema a fare della manualistica, a funzionare come un libretto di istruzioni più che come un insegnante.

Peccato che la scrittura sia ben altro: pensiero laterale, fantasia, creatività, invenzione, gioia di creare. Nulla che si possa trovare in un tema di maturità, insomma.

Si può creare qualcosa di originale, se adeguatamente guidati, anche senza basi, perché non tutti sanno scrivere ma tutti sanno pensare e inventare, due atti assolutamente proibiti nella scuola italiana, che dovrebbe ripartire dal principio che a scrivere si impara scrivendo e a leggere leggendo.

Invece no, invece torturiamo intere generazioni con pagine di grammatica, sintassi e figure retoriche, riduciamo la letteratura e la scrittura a formule matematiche, non lasciamo mai un momento di libertà di pensiero ai ragazzi, anzi, correggiamo le deviazioni di rotta nei temi, con il peccato mortale del fuori tema.

La scuola deve interessare a quello che propone, non allontanare, la letteratura, la filosofia devono fornire mappe per la vita non ridursi a vane elucubrazioni dove si mostra quanto si è bravi a maneggiare lo strutturalismo o a demolire Kant, così come la scrittura deve diventare palestra di libertà e sperimentazione, altrimenti la reiterazione di un rito obosoleto e autoreferenziale come il tema di maturità continuerà ad essere quello che é: una prova inutile.

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