Sotto vuoto

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Nelson Mandela è stato recluso per 35 anni in una cella piccolissima, su un’isola al largo di Città del Capo che era un’anticamera dell’inferno, eppure non ha sprecato un solo giorno, una sola ora della sua detenzion. Si è speso per gli altri, ha continuato la sua opera di educaizone dei giovani, ha creato una scuola usando strisce di carta igienica, ha reso la sua vita attiva ogni momento. Non si è mai fermato, in quelle quattro, strette mura.

Le lamentele sulla perdita della libertà si sprecano in questi giorni sui social, lamentele a volte sdegnate a volte querule. Si ha la diffusa percezione di una vita sottovuoto, costretta a ritmi e modalità di relazione che non sono più i nostri. L’impressione è che oltre a non saper stare da soli, non sappiamo neanche più stare insieme a chi condivide la nostra vita con noi. L’impressione è che stiamo diventando sempre più egoisti, indifferenti alle sorti degli altri, autoreferenziali.

Non ci rendiamo conto, mentre se ne rendeva conto Mandela, che quella libertà che crediamo di aver perso è un’illusione, non esisteva, non vogliamo capire che i ritmi frenetici a cui ci costringe il sistema in cui viviamo, i falsi svaghi offerti dalla società dei consumi erano solo un altro modo per mettere le nostre vite sottovuoto.

Il “prima” tanto agognato, è un mondo in cui impera la diseguaglianza, l’odio, la sopraffazione, l’indifferenza. Ma i centri commerciali sono aperti.

Era utopistico pensare che i governi avrebbero colto l’occasione di riconsiderare i paradigmi di sistema in cui siamo costretti, ma c’era la speranza che le persone, con del tempo a disposizione per pensare, cominciassero a considerare la possibilità che, anche se per necessità, un mondo diverso è possibile. Perché mai come in quest’ultimo anno abbiamo avuto la possibilità di ripensare il mondo.

Paradossalmente, credo che non siamo mai stati liberi come in questo periodo di essere davvero noi stessi, di dismettere la maschere che tutti indossiamo quotidianamanente e tornare ad essere liberi di mostrarci a chi ci sta vicino per quello che siamo, con le nostre fragilità, le nostre debolezze, le nostre meschinità e i nostri pregi. Paradossalmente, mai abbiamo avuto tanta libertà a disposizione.

Forse, a pensarci bene, il nocciolo della questione è proprio questo.

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