Perché ho scelto il self publishing

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Alcuni lettori che hanno apprezzato i miei libri, mi hanno chiesto, garbatamente, perché ho deciso di pubblicare su Amazon, con le difficoltà di promozione e visibilità che comporta, piuttosto che con una casa editrice.

Intanto li ringrazio per i lusinghieri apprezzamenti e per ritenere i miei libri adatti ad essere distribuiti dall’editoria tradizionale e rispondo volentieri, sperando di essere utile a chi ha un libro nel cassetto e non ha idea di come arrivare alla pubblicazione.

Pubblicare su Amazon è relativamente facile tecnicamente, altra storia è creare una confezione del libro (copertina, impaginazione, retro, ecc.) che possa apparire professionale. Ci vuole pazienza, tanta, e qualcuno che ti dia una mano: mia moglie, oltre che collega, è anche una pittrice, quindi delego l’art directing e l’editing del testo a lei. Ma io sono fortunato, chi non si trova nella stessa condizione, può trovare in rete molte agenzie letterarie che forniscono questi servizi a prezzi, mediamente, alti. L’importante è scegliere oculatamente.

Una casa editrice dovrebbe curare l’editing, la parte più complessa e delicata della pubblicazione del libro. Si può tradurre con “revisione del testo” ma, talvolta, diventa una vera e propria riscrittura. Questo è uno dei motivi per cui ho scelto Amazon: sono geloso di quello che scrivo, per mestiere correggo gli errori altrui e insegno a esprimersi in modo decente, quindi ho la presunzione di possedere un minimo di competenza nella scrittura e ho qualcosa da dire che non voglio venga travisata. Quindi preferisco lasciare l’editing a mia moglie, che come lettrice dei miei scritti è più competente di me. Con lei litigo ma, di solito, accetto le sue correzioni.

C’è poi un’oggettiva difficoltà ad arrivare alla pubblicazione attraverso i canali tradizionali: le case editrici sono subissate di manoscritti e trovare qualcuno che legga il tuo, magari dopo anni in cui giace dentro una cassetto, è come vincere un terno al lotto. Siamo in Italia, dove conoscere “qualcuno” del settore significa avere una corsia preferenziale e io, olrte ad essere allergico a chiedere favori di ogni sorta, non conosco nessuno.

Se il libro va bene, le roialty di Amazon sono molto più alte di quelle offerte da una casa editrice tradizionale, il che per uno nato a Genova non è da trascurare.

Ma il motivo principale che mi ha spinto a scegliere il self publishing, soluzione praticata in passato da scrittori ben più importanti del sottoscritto, è la valenza “politica” dei miei scritti.

Scrivo solitamente di getto, sull’onda di un fatto di cronaca, una canzone o un articolo di giornale. Scrivo di futuri possibili partendo dal presente e, spesso, il messaggio che viene fuori alla fine del libro, non è esattamente in linea nè col comune sentire nè con quegli ingredienti che garantirebbero un certo successo: nei miei libri non c’è turpiloquio, c’è pochissimo sesso, sono scritti in italiano, a volte portano avanti tesi discutibili e sgradevoli, sono politicamente schierati. Non esattamente un vademecum per vendere migliaia di copie o per colpire al cuore un editore.

Il sorriso del lupo, per esempio, è solo in apparenza un libro di avventure: può essere letto così da un ragazzo, e i ragazzi sono un pubblico a cui tengo molto, ma, scendendo in profondità, ci si rende conto che parla di altro e l’avventura è uno strumento per rendere interessante l’esposizione di alcune tesi che mi stanno a cuore riguardo quello che sta succedendo nel nostro paese.

C’è un cambio di atmosfera, rispetto al suo predecessore, Il granello di sabbia, di cui rappresenta una continuazione restando un libro che si può benissimo leggere e, forse, gradire, senza conoscere il suo predecessore.

Molte cose sono cambiate: personaggi, situazioni, il tono generale della narrazione che si è fatta più agile, veloce, densa di episodi. Sono cambiamenti che probabilmente non sarebbero stati graditi a un editore, visto che i sequel tendono a replicare i loro predecessori, raccontando la stessa storia con, quando va bene, un cambio di prospettiva.

Ho quindi deciso di sacrificare la possibilità di una maggiore visibilità, su cui nutrivo e nutro comunque molti dubbi, a favore della totale libertà di scrivere e dire attraverso la scrittura quello che mi pare.

Fino adesso, si è rivelata una buona scelta.

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