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La conformazione di questo governo non sembra adatta per venire incontro alle reali esigenze del paese.

Un governo formato da forze politiche incompatibli tra di loro, che si schierano sui lati opposti della scacchiera politica, non sembra in grado di venire incontro alle reali esigenze del paese e le notizie che si leggono sui giornali confermano questa impressione negativa.

Pretendere di rifondare l’unità dal paese da chi, prima Berlusconi e poi Salvini, ha contribuito a dividerlo e continua a farlo, l’uno perseguendo interessi di casta e l’altro, se possibile, facendo ancora peggio, continuando a soffiare sul vento dell’intolleranza ( vorrei che trattassimo gli stranieri come hanno fatto in Slovenia, pare abbia detto il leader della Lega) sarebbe come pretendere di cuinare un dolce partendo da sale e radicchio.

Aggiungiamo alla compagnia Matteo Renzi che, senza nessun pudore o ritegno etico, pare abbia affermato che, se Salvini si comporterà da persona intelligente, ( quindi creando un ossimoro), ci sarà da divertirsi. Il paese è in ginocchio economicamente, la pandemia è ancora presente, nonostante aumentino i negazionisti, e lui trova da divertirsi. Ovviamente la corrispondenza di amorosi sensi tra i due Mattei non stupisce più, a questo punto. Stupisce caso mai chi ha scelto di stargli ancora accanto dopo essere stato pugnalato alle spalle da quello che, ormai, è un killer politico affermato.

Manca, nelle intenzioni del governo, un’idea di rifondazione sociale del paese che non può partire dalla frammentazione delle politiche sociali in cinque ministeri e dall’assegnazione di quello sulla disabilità, già divisivo nel nome, a una persona che in passato ha preso posizioni che lasciano aprecchio a desiderare quanto a tolleranza, rispetto dei diritti civili e mente aperta. Non una parola sui servizi sociali, fatti a pezzi da anni, ad esempio, e da cui è imprescindibile ripartire se si vuole riformare la scuola. Non una parola sulle politiche di contrasto al traffico di stupefacenti, che non possono ridursi solo a misure poliziesche.

La parola d’ordine è efficienza e rilancio dell’economia. Conosciamo tutti benissimo come Brunetta e compagnia cantante hanno declinato in passato questa parola, come un’altra brava, stimapa e preparatissima persona, Mario Monti, ha affrontato una crisi che, al confronto di quella attuale, appare una passeggiata.

Questo non sembra un esecutivo orientato a colmare il gap sociale di un paese diviso ormai in tante parti: nord e sud, est e ovest, centro e periferia, ecc., quanto ad aumentarlo a favore del ceto più rappresentato al governo, quello dell’imprenditoria e degli industriali. Che subito hanno colto la palla al balzo, con la bava alla bocca, per chiedere lo sblocco dei licenziamenti.

Io credo che si procederà nella logica tutta italiana del gattopardismo, cambiando tutto per non cambiare niente, con grandi operazioni di facciata mirate ad abbindolare i gonzi folgorati sulla via di Damasco dal nuovo vate. Quando ci renderemo conto che ci hanno fragati di nuovo sarà, come al solito tardi.

Il mio non è un discorso politico ma storico: dati alla mano, gente come Berlusconi e Salvini, Brunetta e la Gelmini, non hanno fatto nulla di buono per il paese, hanno alimentato odio e contrapposizione, riducendolo nello stato in cui si ritrova.

Un Pd alleato con questi individui, personalmente, mi ripugna e la favola del senso dello Stato l’ho sentita troppe volte per crederci di nuovo. Quanto ai Cinque stelle, per cui non ho mai nutrito simpatia, apprezzavo tuttavia un certo spirito anarchico, la possibilità che potessero rappresentare il granello di sabbia che avrebbe fatto saltare l’ingranaggio: purtroppo si sono rivelati solo polvere.

Nei libri che scrivo non ho una visione che si possa definire ottimistica di quello che ci aspetta e i fatti, giorno dopo giorno, confermano che in qualche modo, non ho visto troppo lontano.

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