Nostalgia di Bartleby

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L’ondata insopportabile di conformismo che impesta i media e i social fa rimpiangere la rivolta silenziosa dello scrivano di Melville.

I più insopportabili sono i radical chic. Quelli che votano Pd ma riescono, nelle loro esternazioni, a tessere le lodi di Brunetta, Gelmini, Carfagna e Giorgetti senza vergogna, in una damnatio memoriae del pudore ai limiti della incommentabilità. Senza contare le esternazioni orgasmiche in lode del nuovo presidente del Consiglio, roba che neanche i cortigiani di Cersei Lannister al culmine del suo potere sarebbero arrivati a tanto. Sono giusto mezzo gradino sopra i renziani che hanno votato la proposta di parificare gli orrori del neonazismo a quelli del comunismo a Genova, ma di un’inezia: una lingua, una faccia. Di palta.

Poi ci sono quelli che il momento è tragico e allora anche una mostruosità come l’attuale governo che è riuscito a mettere insieme il peggio dei tre governi che l’hanno preceduto, è un capolavoro di strategia, destinato al successo per la straordinaria caratura del presidente del Consiglio, uomo capace di trasformare il piombo in oro e di unire gli opposti. Un uomo lodato da statisti e pasticcere, amante del golf, perfino educato a tavola con la moglie. (Dai giornali di questi giorni).

I giornalisti sono i peggiori. In tempi normali avrebbero trovato immaginifici nomi per questo governo: Frankenstein, marmellata amara, apoteosi del trasformismo, il governo delle banderuole, draghi, nani e fate, ecc. In tempi normali avrebbero beffeggiato il banchiere facendogli le fiche, come si soleva al bel tempo antico e stigmatizzando l’assoluta, totale mancanza di decenza di un simile costrutto senza arte nè parte. La montagna, altissima, non ha partorito un topolino ma una creatura amorfa e senz’anima.

Invece no, tutti pronti a lanciare palate di merda sul precedente governo e, soprattutto su Conte. Entrambi non sono esenti da colpe, s’intende, ma rispetto allo schifo che ha giurato oggi erano un modello di coerenza ideologica. Ed ecco tutti pronti a inchinarsi davanti al nuovo padrone senza nessun ritegno, senza neanche il coraggio di scrivere un piccolo ma

Scriveva Lovecraft che a forza di contemplare l’orrore ci si finisce dentro, la mia impressione, leggendo i nomi dei ministri, è esattamente questa, ma a sconvolgermi è che, a parte le frange più ideologizzate e autoemarginate della galassia di sinistra e Di Battista, l’uomo senza qualità per eccellenza, non si leva nessuna voce a dire che questo è il governo di un banchiere, con una ministra della giustizia contraria ai matrimoni omosessuali e una alla disabilità razzista, con un ministro della funzione pubblica primo responsabile dei tagli alla scuola e una ex ministra dell’istruzione che vaneggiava di inesistenti tunnel, con l’ombra di un plurinquisito per vari reati e un inquisito per aver tenuto in ostaggio una nave con quaranta poveri cristi in mezzo al mare e protagonista del governo più fascista del dopoguerra, e potrei andare avanti a lungo.

Certo, ci sono anche persone competenti. gli amici del banchiere. Come diceva Brecht? Chi rapina le banche non andrebbe incarcerato, ma chi le fonda…

Mancano all’appello gli intellettuali, quelli veri, manca all’appello chi, alla domanda se voterebbe questo governo, risponda semplicemente: preferirei di no. Ci manca tanto, tantissimo, Bartleby.

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