Genova, città tradita

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Il consiglio comunale di Genova vota l’anagrafe antifascista e l’anagrafe anticomunista, dimenticando la storia di questa città.

Quante volte ancora Genova dovrà essere vilipesa, umiliata, quante volte ancora dovrà vedere la propria memoria distorta e fatta a pezzi da questa giunta comunale?

La mozione votata ieri, la proposta di istituzione di una anagrafe antifascista e anticomunista, è semplicemente vergognosa. Che Italia viva, partito di destra, l’abbia votata non stupisce, che si sia astenuto il Pd, francamente sì.

Personalmente ho sempre votato comunista, pur essendo cattolico e militante Cisl, quando il partito esisteva, senza vergognarmene, sapendo che, senza i comunisti, non ci sarebbe più stata possibilità di scegliere da che parte stare, e senza l’atto di coraggio di Togliatti dopo l’attentatoo, il paese avrebbe subito l’oltraggio di un’altra guerra civile. Ho votato comunista perché sono figlio di operai emigrati dal sud e solidarietà, rispetto, uguaglianza sono parole che mi sono sempre state care. Dopo i Ds ho smesso, perché il troppo e’ troppo e dopo la scelta di appoggiare Draghi ho messo una croce sul Pd.

Parificare il comunismo italiano al totalitarismo stalinista, provocando orgasmi ai sudditi di renzi che, non avendo nessun valore, odiano chi i valori li ha sempre avuti, è da idioti, oltre che da beceri ignoranti.

La differenza tra fascismo e stalinismo sta nel fatto che il fascismo è l’ideologia, lo stalinismo è stato il tradimento di un’idea. Le ideologie sono morte, le idee sono ancora vive e vegete, anche se chi dovrebbe portarle avanti, adesso si è alleato con razzisti, corrotti e venduti in un governo degno di Frankestein.

La proposta del consiglio comunale è un insulto alla Genova partigiana, che ho conosciuto, perché quando ero bambino i partigiani venivano nelle scuole non a indottrinarci, ma a tenere viva la memoria, perché quello che era accaduto non accadesse mai più.

Questa città ormai ha perso la memoria, colpita da una demenza senile che le ha fatto dimenticare le proprie radici, i propri eroi, le grida dei torturati alla Casa dello studente e i rastrellamenti nelle campagne, gli scioperi degli operai e i genovesi che li accompagnavano applaudendo, le tante lotte per i diritti di tutti, i compagni cileni che si sentivano a casa.

Quando si perde la memoria storica e si arriva a oltraggiare chi ha dato tutto per la nostra libertà, l’erba cattiva torna a crescere rigogliosa sulla nostra vergogna.

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