Il Silenzio, di Don de Lillo

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E’ straordinario come uno scrittore immenso riesca a concentrare in un numero relativamente esiguo di pagine tutta la sua poetica, a fotografare il momento in cui stiamo vivendo in modo impudico, spietato e fedele.

Il Silenzio è un libro angosciante, claustrofobico, sin dalle prime righe e, come in tutti i libri di De Lillo, il suo senso profondo brilla all’improvviso tra una moltitudine di dati, frasi, citazioni, gesti che possono apaprire incongrui e slegati, a prima vista, ma che finiscono per completare una visione allucinata e crudamente realistica della nostra realtà.

Non è una lettura semplice, la letteratura vera non è mai semplice, ma la fatica è ampiamente ripagata alla fine.

L’assunto è lievemente distopico: in una casa di New York si ritrovano una coppia di coniugi, un ex studente della moglie, professoressa di Fisica in pensione, diventato a sua volta docente di Fisica e ossessionato da un manoscritto di Einstein, due amici scampati a un incidente aereo, lei poetessa, lui un ispettore delle assicurazioni.

Sono lì riuniti per vedere la finale del Superbowl 2022 ma, all’improvviso, tutto si spegne. Televisione, elettrodomestici, cellulari, il mondo piomba in un silenzio angosciante, ogni comunicazione è interrotta

Da quel momento, assistiamo a un ininterrotto e straordianrio flusso di coscienza di ognuno dei personaggi, che sembrano dialogare tra loro ma, in realtà, parlano a sè stessi cercando di allontanare la paura che li attanaglia.

Riflettono sulla dipendenza dalla tecnologia, sulle alterazioni climatiche e i disastri ambientali, su come ormai nessuno dialoghi più senza un supporto informatico, sulla possibilità che, di lì a poco, l’unica risposta possibile a quello che sta succedendo possa essere un’esplosione di violenza per le strade.

Soprattutto, riflettono su come, dopo l’emergenza Covid, non esista più nulla di impossibile, come quanto, fino a ieri, poteva sembrare il parto di una mente malata, sia già accaduto.

Ovviamente, uno dei leti motiv dello scrittore americano, c’è in sottofondo l’idea della congiura, del complotto architettato non si sa da chi e perché, evocata e accantonata da uno dei protagonisti.

Ogni comunicazione reale è impossibile, in qule momento, in quel luogo, perfino quella elementare che si stabilisce con l’interazione sessuale.

In un centinaio di pagine De Lillo scrive parole che restano dentro: definitive, spaventose, forse, ma necessarie.

Già in Rumore bianco aveva affrontato il tema dello smarrimento dell’uomo di fronte all’interruzione improvvisa e forzata della normalità, al crollo delle piccole sicurezze che ci ancorano al presente e ci definiscono in quanto esseri umani di questo tempo, ma ne Il silenzio c’è una profondità diversa, uno sguardo più desolato e angosciante verso una realtà diventata ormai inafferrabile e sempre più minacciosa.

Questo libro è il capolavoro del più importante scrittore americano vivente. Più che consigliarlo lo definirei un libro necessario.

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