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Due anni fa ho tenuto un corso ai colleghi di varie scuole di Genova incentrato sul rapporto tra musica e mafie. Partendo dai narco corridores, i cantanti dei cartelli della droga che in Messico esaltano le gesta dfei trafficanti e spesso, finiscono vittima delle loro guerre, passavo alla storia dei neo melodici napoletani, analizzando in particolare, quella corrente di musica neomelodica che esalta le gesta dei camorristi, in Campania, e dei mafiosi in Sicilia, accompagnato dall’ottimo testo del prezioso prof. Marcello Ravveduto, Napoli, serenata calibro nove.

Passavo poi a esaminare alcuni testi rap e trap, la musica che ascoltano oggi gli adolescenti, mettendo in evidenza come l’elogio della cocaina e del “fumo”, in qualche modo rappresenta, almeno presso gli adolescenti, una sorta di normalizzazione sull’uso di sostanze che vengono immesse sul mercato dalle mafie e meriterebbe, forse, qualche attenzione in più.

Non sono quindi particolarmente sconcertato dalla vicenda di Teresa Merante, cantante fino a ieri di nessuna fama e da qualche giorno arrivata sulle pagine dei giornali per via dei suoi testi che esaltano le mafie e i mafiosi.

Mi sconcerta, casomai, lo sdegno dell’ Associazione fonografici italiani che ha sospeso la licenza all’etichetta discografica della cantante. Perchè il rapporto tra musica e mafie è di lunga data e ha coinvolto, in passato, anche nomi importanti della musica leggera che continuano ad apparire, allegri e sorridenti, in prima serata sulle reti nazionali.

Siamo al solito corteo di sepolcri imbiancati e di caduti dal pero che, evidentemente, non sanno che spesso questa musica gira grazie a case discografiche clandestine, finanziate principalmente dalla Camorra, che si procurano un giro d’affari notevole con lo smercio delle opere dei loro “artisti”.

Oggi qualunque adolescente con un pc può comporre e masterizzare un cd e basta un budget limitato per produrne e venderne sottobanco migliaia di copie.

Almeno si torna a parlare di mafie, anche se in un ambito, diciamo così, folcloristico, e per un momento si spezza il silenzio tombale sulla realtà sociale del paese che da un anno a questa parte ha imbavagliato, più o meno volontariamente, gli organi d’informazione.

Per altro, il silenzio è gradito alle mafie che, grazie al lockdown fanno affari d’oro ma sono poche le voci che lanciano grida d’allarme, tra queste Roberto Saviano e una nuova rivista di Libera, La via libera, pensieri nuovi, parole diverse, che con interventi autorevoli, si occupa di problemi come la lotta alle mafie, l’emergenza climatica, le dipendenze, che sembrano essere spariti da quotidiani e notiziari.

Quindi consumiamo il rito del capro espiatorio Teresa Merante, giustamente messa alla gogna (metaforica) dei media per il tempo di un battito di ciglia, sentiamoci rassicurati dalle sdegnate prese di posizione di chi continuerà a dormire sonni tranquilli, mentre la musica criminale continuerà a circolare indisturbata.

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