Una riapertura delle scuole poco seria

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Nè il governo nè la regione hanno preso provvedimenti seri e strutturali per riaprire le scuole superiori in sicurezza.

Il sorriso smagliante dei legali rappresentanti di uno sparuto nucleo di famiglie, immagino benestanti, visto che i ricorsi costano, per aver ottenuto presso il Tar la riapertura delle scuole superiori in presenza in Liguria fino al 10 febbraio, stona con una realtà che è ben diversa dallo storytelling di quelle famiglie e della Regione Liguria.

Chi scrive è sempre stato un sostenitore della scuola in presenza, lo testimoniano alcuni articoli apparsi in tempi diversi su questo spazio, ma ho sempre ribadito, da insegnante e da rappresentante sindacale, che una riapertura delle scuole non potesse prescindere da una ragionevole messa in sicurezza delle stesse per gli studenti e per i docenti.

Mi risulta difficile capire cosa hanno da sorridere legali e famiglie del ricorso al Tar visto che, a oggi, non è stato fatto nulla per mettere in sicurezza le scuole. Possiedono forse i dati epidemiologici relativi all’incidenza del Covid nelle scuole? Non mi risulta. Sanno di interventi strutturali di messa in sicurezza delle aule ( sistemi di ventilazione, riduzione del numero di alunni per classe, ecc.) che verranno attivati con efficienza nipponica da qui a Lunedì? Sono a conoscenza di dati che garantiscono il cessato allarme Covid nelle prossime settimane? Hanno consultato gli insegnanti delle scuole frequentate dai figli per valutare le criticità?

Perché se così non fosse, su di loro, sul Tar e sulla Regione ricadrà tutta la responsabilità di una eventuale recrudescenza dell’epidemia simile a quella che si è verificata poco dopo l’apertura delle scuole a Settembre.

I provvedimenti sui trasporti, checchè ne dicano i diretti interessati, risulteranno, come è prevedibile per chiunque frequenti i mezzi pubblici a Genova, insufficienti e velleitari e le entrate scaglionate aumenteranno il disorientamento degli alunni,impedendogli, in taluni casi, di poter studiare a casa.

Si riapre dunque, in condizioni peggiori di Settembre, con metà classi che restano a casa e docenti costretti a fare dad da scuola, con attrezzature non sempre sufficienti e funzionanti, quindi portandosi dietro i propri dispositivi ( va bene, abbiamo il bonus per quello) e, a volte, la connessione ( questo va meno bene), cosa che non credo capiti nè al pugno di famiglie che hanno trovato i soldi da spendere per il ricorso al tar, costa molto, nè agli avvocati sorridenti e vittoriosi che hanno ottenuto una probabile vittoria di Pirro.

Ancora una volta, gli interessi di pochi prevalgono su quelli di molti, le richieste di sindacati e docenti sono state ignorate, della didattica non sembra importare nulla a nessuno, conta solo la socializzazione immobile e mascherata che, finalmente, a turni alterni, i ragazzi potranno riacquistare.

Sulla scuola continua il massacro mediatico, le affermazioni estemporanee di esperti di tutto ma non di scuola, l’arroganza di chi ha verità in tasca da diffondere, la presunzione di chi ha sempre soluzioni pronte per tutto e le sbandiera ai quattro venti come se il mondo girasse attorno a lui, l’incompetenza di un ministro a cui va consegnato il primato dell’amministrazione più fallimentare degli ultimi anni e sì che bastava fare pochissimo, visto chi l’ha preceduto.

Gli insegnanti e la stragrande maggioranza dei ragazzi non chiedono la luna, solo un minimo di serietà nell’affrontare i problemi, merce rarissima di questi tempi in Italia. Perché dei ragazzi e degli insegnanti, parliamoci chiaro, non frega niente a nessuno in questo paese.

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