Quando si canta la poesia

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Mettere in musica una serie di poesie potrebbe sembrare ai più ridondante: la poesia contiene già musica al suo interno un proprio ritmo, una propria melodia, è autoreferenziale per eccellenza. Eppure…

Se c’è un appunto da fare a questo lavoro di Gianni Priano, valente poeta genovese con mezzo cuore in Piemonte e Giovanni Peirone, è il titolo: Non è niente. È il titolo della prima composizione ma non rende l’idea di quanto il lavoro sia prezioso, curato, suonato e cantato da chi conosce a fondo l’opera di Priano e l’ha fatta sua, regalando una cornice adeguata allo spettacolo dei versi, arricchendoli di una dimensione inedita e affascinante.

Viene in mente la scuola genovese, ascoltando le canzoni: Bindi, Tenco, Paoli e viene in mente il Guccini più intimo e introspettivo, quello che si racconta senza pudori. Ma i richiami musicali sono inevitabili e qui non si limitano alla mera iterazione di schemi noti ma penetrano profondamente all’interno dei versi trovandone la giusta colonna sonora. Quasi completandoli, se il poeta mi perdona.

Le poesie di Priano sono racconti in versi, sempre tesi al ricordo, alla ricerca di radici perdute e alla contemplazione di un presente che viene analizzato con spietatezza. Sullo sfondo, quell’ironia dolente che è tipicamente ligure, quel sorriso a denti stretti che un genovese riconoscerebbe all’istante, ora tenero ora feroce ma sempre, almeno in nuce, presente.

Il Poeta è spietato nell’analisi del tempo che passa, degli amori che si disperdono come fumo nell’aria, quasi un anatomista dei sentimenti passati e presenti, capace di improvvisi slanci di tenerezza, quasi infantile quando parla degli affetti veri. Ritroviamo accenti di Sbarbaro, Montale, Campana, nei suoi versi, ma non si tratta di citazioni quanto, piuttosto, come è nell’arte dei poeti veri, di una rielaborazione e una sintesi originale e personale. Priano è Priano e i paragoni sono solo un vizio didattico di chi scrive, una semplificazione che non rende giustizia a questi versi freschi e contemporanei.

Un cd da ascoltare e riascoltare nei pomeriggi di questo inverno assurdo, da ritrovare come un vecchio amico quando la malinconia ci assale, da centellinare come un bicchiere di buon vino in una sera fredda, per ritrovare calore e sorrisi, per scivolare in quella quieta malinconia che ci conforta.

In una recente intervista Priano dichiarava che non ama esser chiamato poeta quanto piuttosto scrittore. Ognuna di queste poesie ( perché poeta lo è, suo malgrado, pure bravo) è un flash, un frammento di vita vissuta, un dolore o una gioia regalate a chi ascolta, mentre le note sapienti delle chitarre acustiche di Giovanni Peirone carezzano l’anima. Vediamo,sullo sfondo, l’amarezza del presente e le sue dolorose contraddizioni, la solitudine di chi vede lontano, il dolore di chi vede svilire ogni cosa, dalla fede, anzi dalle fedi, alla vita umana.

Questo lavoro è un gioiello dolente, cesellato da orefici abili e discreti, che alle urla belluine del tempo sostituisce la carezza di una poesia e il calore di una musica che tocca le corde giuste del cuore.

Non posso che consigliare, oltre al cd, un libro di Priano, poeta genovese, cuore piemontese e cervello fino.

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