Il libro dei vulcani d’Islanda

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Ci sono libri che sono come gioielli, inaspettati e luminosi, che ti colgono di sorpresa e, quando li finisci, ti lasciano una sensazione di gioia e malinconia a un tempo, oltre al desiderio di continuare ad approfondire quello che hai appreso leggendo.

Questo libro di Leonardo Piccione è un libro di viaggio, una piccolo trattato di vulcanologia, una miniera di storie piccole e grandi riguardanti l’Islanda, un caleidoscopio di immagini, citazioni e luoghi che prendono vita dalle pagine e avvolgono il lettore come una magia.

Storie di uomini, fuoco e caducità, recita il sottotitolo, caducità legata al fuoco, che cambia la configurazione del territorio a ogni eruzione, che incombe sugli uomini come una gigantesca spada di Damocle, che regala a questa terra un arcano sapore di ineluttabilità, a metà tra un perenne memnto mori e l’invito a godere intensamente della vita e dello spettacolo inimitabile della natura nella sua veste più selvaggia e primordiale.

L’autore è come un vecchio amico tornato da un paese lontano che ti contagia col suo stupore e ti racconta ciò che lo ha colpito senza annoiare, senza scadere mai nel cronachistico o nella diaristica tradizionale, mantenendo un tono di calda colloquialità, contagiandoti con il suo amore per una terra lontana e sconosciuta, che non occupa quasi mai le prime pagine dei quotidiani o il chiassoso frastuono dei social.

Passato l’impatto straniante degli assurdi nomi dei vulcani e l’inquietudine per il rischio sismico elencato dettagliatamente per ognuno, si entra in un mondo fatato di banditi e re per un giorno, di preti coraggiosi e aerei atterrati in un cratere, di aurore boreali e piccole e grandi tragedie, di viaggi avventurosi e salvataggi miracolosi. Sapevate che un ingegnere italiano dell’Ibm è convinto che in Islanda si trovi il segreto della Divina Commedia?

Sullo sfondo, o in primo piano, se preferite, c’è la magia dell’Islanda, con i suoi elfi e i suoi paesaggi lunari (sapevate che Armstrong e i suoi colleghi si addestrarono in islanda per la loro missione?), con la furia e la grazia dei suoi vulcani, con quel senso di precarietà innato nella sua gente fiera e socievole, con tutto il fascino dell’Ultima Thule rimasto ancora intatto nel secondo millennio.

È una lettura adatta a questi tempi di clausura forzata, a chi vuole viaggiare con la mente, agli appassionati di Storia e scienza, a chi in un libro cerca un amico con cui passare un paio d’ore certo che non lo deluderà. Libri come questo ti spingono ad entrare più in profondità con l’anima del paese descritto e, da quando l’ho terminato, ad esempio, scrivo mettendo come sottofondo la musica di Björk.

Vale la spesa anche la bella veste editoriale di Iperborea, arricchita dai precisi disegni a inizio capitolo che tratteggiano i vulcano esaminati.

Assolutamente consigliato a chi ama leggere bei libri.

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