La sconcertante assenza di un orizzonte

Novembre 19, 2020 Politica italiana

Una delle cose che più mi sconcertano in questo periodo è l’assoluta assenza di un orizzonte futuro, di una prospettiva, di una visione che conduca il paese, una volta passata la tempesta, a un approdo più sicuro.

Emergere, etimologicamente, significa tirarsi fuori, uscire dall’acqua, e l’emergenza, di conseguenza, dovrebbe essere uno stato per sua natura fluido, mobile, attivo, transitorio.

Invece assistiamo a un immobilismo assoluto, a una non azione o ad una azione che si concretizza solo per diminutio, di diritti, libertà, spazi. Nessuno ha un’idea di cosa succederà quando l’emergenza sarà terminata, o meglio, nessuno ha un’idea chiara su:

a) Come fare sì che l’emergenza finisca

b) Come affrontare in futuro emergenze simili senza incorrere negli stessi errori.

Si cerca invece di barcamenarsi, difendendo il proprio particulare, (leggi consenso elettorale), senza provare a proporre un mutamento di paradigma di sviluppo e di socialità che appare, almeno a logica, non più procrastinabile.

E’ una politica autistica, chiusa, reiterativa, fatta di slogan stantii e schemi reiterati che mostra da tempo i suoi limiti di tenuta, una non politica che sta trasformando il paese in un gigantesco non luogo, assolvendosi dalle proprie gravi e chiare responsabilità e scaricandole di volta in volta sul nemico di turno ( il prossimo sarà, probabilmente, il Natale).

Eppure di carne al fuoco ce n’è molta, le cose non fatte quando si doveva sono molte: la messa in sicurezza delle scuole, compreso il potenziamento delle reti, perché la dad diventi strutturale come strumento integrativo alla didattica in presenz,a che deve restare insostituibile; il potenziamento del sistema sanitario, che riguardi sia le strutture sia l’aumento del personale e un deciso stop alla privatizzazione dilagante, che storicamente in Italia non ha mai portato nulla di buono; un piano per il trasporto pubblico, che ha giocato un ruolo da protagonista negativo in questa seconda ondata; una politica del lavoro che non sia emanazione della peggior confindustria degli ultimi quarant’anni, guidata un individuo che sembra uscito dai romanzi di Carolina Invernizio, ma guardi alla green economy e allo sviluppo; la riqualificazione delle periferie, che non può non passare da politiche sociali adeguate e dal rinnovamento dei servizi sociali, mai preziosi e necessari come oggi, una politica fiscale che miri a una reale, decisa e chiara redistribuzione degli oneri fiscali.

Last but not least, una nuova politica culturale, che parta dal sistema radiotelevisivo, che non deve più essere vincolato all’audience ma alla qualità e sulla qualità vanno promossi o bocciati consiglieri e presidenti. Perché è evidente che il popolo italiano vada rieducato, è evidente che i media devono tornare ad assumere il ruolo che ebbero nel dopoguerra, se non vogliamo davvero cadere nella barbarie.

Questi sono solo una minima parte degli interventi necessari, urgenti, se questo paese vuole davvero uscire dall’emergenza e smettere di navigare dentro quella sorta di fangoso lago dantesco in cui ci troviamo immersi da ben prima che arrivasse il Covid.

Nessuno mette sul piatto questi punti cruciali, tutte le forze politiche sono arroccate sulle loro non posizioni bene attenti a non dire o fare cose che possano causare uno strappo irrimediabile. Non lo fanno per senso dello Stato, ma per timore di perdere il loro spazio di potere, incuranti di quello che accade attorno a loro. E per restare ben saldi al timone di nulla, scatenano indirettamente, usando i loro scherani, la guerra tra poveri, come se non avessimo già sufficienti problemi.

C’è una via d’uscita? No, a vista, no. Manca, come ho detto, un’orizzonte, mi sembra che siamo ancora ben dentro il tunnel e non si veda la fine. Se Saramago scrivesse uno dei suoi capolavori, oggi, credo che avrebbe già pronto il titolo: Smarrimento.

P.s. Oltre a pubblicizzare il mio, di libro, comincerò alla fine di ogni articolo, a inserire anche libri di autori ben più titolati del sottoscritto che abbiano, in qualche modo, attinenza con quanto ho scritto.

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