Il diritto di non essere d’accordo

Novembre 15, 2020 Uncategorized

Scrivo poco, per non litigare quasi con tutti, perché in questo momento sono in disaccordo quasi con tutti, non per voler fare il bastian contrario a tutti i costi, ma perché mi sembra che sia opportuno comprendere, riflettere, capire la situazione in cui ci troviamo, piuttosto che sciorinare facili verità o barricarsi dietro convinzioni preconcette.

Non sono d’accordo con chi contesta a priori il governo, anche se questo governo non mi piace per niente. Certo poteva e doveva fare meglio, è stato poco preveggente, intempestivo, incerto e ondivago nella sua azione.

Ma il problema non sono i numerosi Dpcm, o le mascherine obbligatorie, i problemi sono vent’anni di politiche che hanno fatto terra bruciata del welfare e di tutti i principi etici che dovevano informare la politica, il problema è la degenerazione della destra liberale e della sinistra riformista a mere ancelle dello strapotere economico, il problema è il sistema in cui viviamo, più o meno comodamente, più o meno accondiscendenti.

Sarebbe irreale pretendere da uno uomo buono per tutte le stagioni e per tutte le bandiere, come l’attuale presidente del Consiglio, faccia marcia indietro sullo sradicamento dei diritti civili, o una virata decisa verso politiche egualitarie orientate. a ricreare uno stato sociale dignitoso.

Il problema non è come dice Michele Ainis oggi su Repubblica, che i decreti ci hanno messo gli uni contro gli altri, siamo da tempo uni contro gli altri: privati contro statali, centro contro periferia, destra o quel che rimane contro sinistra o quel che rimane, vegani contro carnivori, omofobi contro omosessuali, nord contro sud, ecc.ecc.

Non è vero che durante la prima ondata ci siamo chiusi a pugno: avevamo solo una paura fottuta. Ma eravamo divisi nel nostro silenzio, come sempre.

Uno stillicidio di fazioni, di contrapposizioni irreali e grottesche che ha leso forse irreparabilmente un’unità nazionale mai compiuta, facendo il gioco del potere. E qui nascono i miei dubbi e il mio non essere d’accordo.

Non sono d’accordo con chi, acriticamente, pensa che il governo faccia quello che deve perché, storicamente, e la storia è il mio mestiere, non è mai successo. Non sono d’accordo con i negazionisti, perché vivono immersi nella paura e la risolvono negandone l’origine. Non sono d’accordo con chi, acriticamente, pensa che il governo faccia male e sia un atto il tentativo di instaurare una bio-dittatura e ridurre le nostre esigenze alla nuda sopravvivenza ( ma su questo rifletto, e molto, e non mi piacciono le conclusioni a cui arrivo). Non sono d’accordo con gli apocalittici e con gli integrati, perché non mi sembra che mettano a fuoco il cuore del problema.

Il cuore del problema è che un bambino di sei mesi annega su un gommone e, per un momento, solo per un momento, ci accorgiamo che una mentecatta disumana dà la colpa alla madre e per un momento, solo per un momento, ci indigniamo, poi torniamo a prendercela con i negazionisti, col governo, ecc. Un bambino di sei mesi, annegato, su un gommone. Trenta secondi di indignazione.

Il problema è che stiamo perdendo il senso della realtà, anche Michele Ainis, che pure è persona stimabile, il problema è che la storia si ripete ma, questa volta, ha scelto la via della tragedia invece della farsa, il problema è che stiamo diventando emozionalmente aridi, la paure ci impedisce di guardarci intorno e vedere che i mali di ieri sono ancora lì, amplificati dalla nostra indifferenza, ignorati perché la preoccupazione principale non sono i poveracci che crepano in mare, le periferie che muoiono, i tossici in astinenza, ecc., ma dove passeremo il Natale, se potremo abbuffarci in santa pace tradendo il significato della ricorrenza e facendo rivoltare il bambino Gesù nella mangiatoia o dovremo passarlo in famiglia, magari più frugalmente del solito, magari, per una volta, pensando a cosa significa davvero. E noi non vogliamo pensare.

Rivendico il mio essere in disaccordo, il mio voler capire e il mio non dimenticare mai che un uomo non è un’isola, che ogni campana che suona suona sempre anche per noi, perché se anche ci salveremo dal Covid, difficilmente riusciremo a salvarci dall’indifferenza e dall’egoismo, dalla disperata ricerca di un nemico, dall’ostinazione a cercare risposte confortanti invece di formulare pensieri inquietanti, disturbanti, forse, ma necessari.

Non ci stanno togliendo la libertà, ce la stiamo togliendo già da soli, e no, non credo che andrà tutto bene.

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One Reply to “Il diritto di non essere d’accordo”

  1. Fabio Piero Fracasso ha detto:

    Considerazioni di grande spessore.che riflettono la mia posizione

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