Due parole sulla scuola

Settembre 7, 2020 Attualità, Coronavirus, La scuola

Ho parlato pochissimo di scuola, ultimamente, perché, avendo deciso di non occuparmi più di politica ( ma esiste ancora la politica? Ci credete davvero?) volevo evitare di replicare agli attacchi pervenuti alla categoria, perfino da un Renzi che non perde occasione per dar modo di pensare che anche il 2% di consensi su cui galleggia, sia troppo. Per altro, il suo paragone con cassieri e netturbini, categorie che hanno potuto svolgere il loro necessario lavoro attuando da subito misure di sicurezza impensabili a scuola, è, come spesso gli capita, del tutto fuori luogo.

Oggi ho donato il sangue, lo faccio ogni volta che posso, senza strombazzarlo ai quattro venti come fanno i leghisti, e il dottore si è fatto una bella risata quando, alla domanda: “Fa un mestiere a rischio?” ho risposto sì, l’insegnante.

Mi ha chiesto quali sono i provvedimenti che le scuole hanno preso per contrastare il rischio Covid e io gli ho risposto: speriamo in bene.

Pensando che ci troveremo davanti ogni mattina almeno un’ottantina di ragazzi spesso non distanziati, per diverse ore, in aule non ventilate artificialmente, se il medico ci riflette su un secondo, la mia affermazione risulterà meno azzardata e divertente del previsto.

Diciamo la verità. A parte le pochissime scuole dotate di spazi ampi che hanno potuto adeguatamente attrezzarsi per il distanziamento fisico, la realtà è quella di edifici dove il distanziamento è utopia e le misure previste dai geni del CTS assolutamente inapplicabili in larga misura. Evidentemente, chi le ha ideate, non sa cosa voglia dire avere quotidianamente a che fare gruppi più o meno numerosi di bambini, o ragazzini, o adolescenti, in spazi ristretti, per cinque, sei e più ore al giorno.

Non ho dubbi che le nuove normative incontrino il favore di chi ama sedersi in classe, aprire il libro e pontificare nel silenzio più assoluto, personalmente ritengo che la scuola sia fatta soprattutto di interazione e confronto e se, ora dico qualcosa che urterà molti, ma chi se ne frega, interazione e confronto erano parzialmente possibili in modalità Dad, seguendo le ultime norme ministeriali vengono di fatto annullate e il distanziamento fisico, anche quando possibile, diventa realmente distanziamento sociale, con conseguenze sugli alunni ancora più pesanti di quelle millantate durante il lockdown.

Le stesse famiglie, la cui pressione è stata decisiva per decidere una riapertura intempestiva e mal preparata, quando dovranno cominciare a fare i conti con quarantene, tamponi, ecc., si renderanno conto dei danni che rischiano di creare con un atteggiamento che guarda al benessere proprio e non a quello comune, atteggiamento, purtroppo, ormai sempre più diffuso nel nostro paese.

Io sono sempre stato per la riapertura, a patto che si rispettassero delle condizioni ineludibili: riduzione del numero di alunni per classe e assunzioni di un numero congruo di insegnanti, doppi turni, flessibilità oraria e alternanza tra lezioni in presenza e Dad, potenziamento della rete, creazioni delle condizioni perché tutti potessano accedervi.

Si è scelta un’altra strada che, secondo me, non risulterà, alla fine, disastrosa come dicono molti, a patto che le misure di sicurezza imposte nelle scuole siano rispettate, almeno quelle meno demenziali, ma costerà un certo aumento di casi che ricadranno tutti sulle spalle di chi ha scelto il vantaggio elettorale ed economico a scapito della salute di ragazzi e personale della scuola. Se qualcuno ci rimetterà la vita, Dio non voglia, saranno vite che potevano essere salvate se chi ne aveva il compito, avesse svolto adeguatamente il proprio mestiere.

Invece si sono seguite ipotesi fantasiose, come quella di cercare spazi idonei per delocalizzare le classi, completamente ignari della rigida legislazione scolastica in tema di sicurezza, o di far lezione all’aperto in un periodo dell’anno che, per esempio in Liguria, è piovosissimo. Gli stessi banchi a rotelle sono una immane idiozia, mentre un senso avrebbe avuto il plexiglass, a mio parere, che avrebbe permesso di evitare l’uso delle mascherine e di guardarsi in faccia, ma anche qui le mamme italiane hanno alzato alti lai.

Come al solito, se succederà il peggio, la colpa sarà di dirigenti scolastici ed insegnanti. Già gli attacchi arrivano quasi quotidianamente.

La verità è che, se si riuscirà ad arginare il problema, il merito sarà solo di dirigenti scolastici, insegnanti e personale della scuola, che in questo momento sono come il bambino della diga di Haarlem, che con un dito nella parete, cerca di fermare l’inondazione.

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