L’Italia che brucia e annega

Agosto 31, 2020 Ambiente, Attualità

Le imagini della Riserva dello Zingaro, una delle oasi naturali più belle del mondo, carbonizzata e delle devastazioni che il maltempo, in questo giorni, sta provocando nel paese, sono uno specchio del nostro tempo, della corsa inarrestabile verso l’autodistruzione annunciata di un sistema politico ed economico che ormai, oltre a non saper guardare avanti, non sa più neanche guardarsi intorno.

Stefano Mancuso, insigne e simpatico scienziato, lancia oggi un allarme accorato, mettendoci in guardia dalle conseguenza di un mutamento climatico senza precedenti dovuto al riscaldamento globale. No, non si tratta dei soliti temporali estivi, non illudetevi: la situazione è molto più grave.

Quelli che fino a qualche giorno fa irridevano Greta e il suo movimento, adesso devono fare i conti con le istanze portate avanti da quei ragazzi, a cui il Covid ha tolto la voce, perché, come dice Mancuso, non siamo capaci di affrontare più di un problema alla volta, anche se i problemi sono correlati ed enormi.

La destra reazionaria, fascistoide e negazionista del nostro paese, non trova di meglio da fare, per voce di uno dei suoi governatori, quello “preparato”, lo stesso che aveva detto che i cinesi mangiano topi vivi, che battere cassa e magari tornare a cementificare allegramente il territorio.

Dall’altra parte, non un solo provvedimento, a oggi, che parli di riassestamento idrogeologico del paese, riduzione delle emissioni, politiche spinte sulle energie rinnovabili. Green economy è una parola rimasticata da molti, un contenitore ancora vuoto. Non comprendono che ormai è una necessità, che tutto il resto è secondario.

Vi svelo un segreto di Pulcinella: il problema delle migrazioni oggi è uno scherzo rispetto a quando, con l’aumento di un solo grado di temperatura, intere popolazioni cominceranno a migrare dall’Africa e dall’India perché le loro terre diventeranno inabitabili e la desertificazione procederà a ritmo sempre più sostenuto. Sta succedendo in dimensioni ridotte, succederà in dimensioni bibliche.

Come in un magnifico libro di Saramago, “Cecità”, l’umanità sembra non riuscire a guardarsi attorno, si rifiuta di vedere quello che sta succedendo, di afferrare la realtà, preferendo affidarsi alle chiacchiere di piazzisti politici di terz’ordine o crearsi nemici di comodo per esorcizzare la paura e non prendere atto del proprio fallimento.

Quello che non riusciamo, o non vogliamo, comprendere è che il Covid è un sintomo, non il male: la maggior parte dei contagi si ha in aree altamente urbanizzate e inquinate e qualche scienziato comincia a mettere i dati in correlazione, ignorato dalla stampa e dai media.

Questo silenzio è dovuto al fatto che se la correlazione venisse dimostrata, sarebbe necessario mettere in discussione quello stile di vita che sta portando il pianeta al disastro, mentre gli sforzi di tutti, in questi mesi, sono per tornare a una normalità inquinata e tossica.

Peccato, perché il tempo sospeso del lockdown era un’occasione per ripensare a un’idea di mondo diversa, per avviare una cambiamento tardivo ma ancora possibile. Sarebbe servito coraggio e capacità di sognare un mondo diverso. Ma questo non è un mondo per sognatori coraggiosi.

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