La scuola che non esiste.

Agosto 29, 2020 La scuola, Politica italiana

Sono stato tentato di chiudere il blog. In questi giorni, dopo l’ennesimo attacco frontale agli insegnanti, tutti, colpevoli di non voler fare dei test volontari, di non immolarsi, se pur malati, per spirito di servizio e di tutte le latitanze di un ministero che in sei mesi non ha fatto nulla, ma proprio nulla di quanto andava fatto per la scuola, ero deciso ad abbandonare i social, chiudere il blog e continuare a fare il mio lavoro e scrivere i miei libri in silenzio.

Poi ci ho ripensato: la scrittura è la mia valvola di sfogo e il mio salvagente e non sarebbe giusto rinunciarvi solo perché c’è una marea crescente di stronzi in circolazione. Ma continuerò a non parlare di politica perché la politica, come la scuola, non esiste più.

Non arrivo a dire che sono tutti uguali, sarebbe qualunquismo, diciamo che non sono abbastanza diversi per come intendo io la diversità di vedute politiche, ragione per cui mi asterrò alle prossime elezioni, rifiutandomi di votare per chi è solo leggermente diverso dall’altro. Questo per chiarire che non è un post elettorale, non mi interessa chi vincerà, tanto la gente comune, i lavoratori, le brave persone, perderanno comunque.

Sulla scuola si sta giocando una partita sporca, lurida, giocando sulle pelle di ragazzi e insegnanti e scaricando la colpa su questi ultimi, per venire incontro alle pressioni da parte delle famiglie e alle necessità del mercato. Tutta la seconda parte di quest’anno, dalla parte del lockdown a oggi, è stata basata su uno spregiudicato calcolo, quello che tra le vittime prevedibili e la necessità di rilanciare i consumi, la fabbrica del divertimento estivo, l’economia.

Abili prestigiatori, in Liguria abilissima, hanno letto dati reali in modo distorto, raccontando favole a cui molta gente abbocca perché non chiede di meglio.

Si sta facendo lo stesso con la scuola. Esistono da Maggio protocolli presentati dai sindacati che sono stati quasi totalmente ignorati, si continua con la favola delle assunzioni che non ci sono e, per esempio, riguardo il sostegno, non ci saranno, perché mancano insegnanti abilitati quasi ovunque.

Si è trovato il modo di concludere ottimi affari con i monobanchi a rotelle, inutili, quando quei soldi potevano essere spesi per l’edilizia scolastica, per ridurre il numero di alunni per classe incrementare l’organico, per potenziare la rete e fornire la possibilità di usufruire della didattica a distanza a chi è rimasto fuori ( pochi, non molti come dicono), per rivedere i criteri del trasporto pubblico, per qualunque motivo razionale.

Si è scelta l’inutilità, la facciata, l’attacco frontale ai sindacati e, in queste ore, ai docenti come categoria uniforme e indifferenziata.

La scuola, per la politica, non esiste se non ai fini elettorali, è un capitolo di spesa inutile, da ridurre il più possibile. La scuola, per molte famiglie, è un parcheggio per i figli che permette a entrambi i genitori di andare a lavorare. La scuola, per piccoli alimentari, focaccerie, bar, ecc. è fonte di guadagno sicura. Risultato? Il rischio che si ammalino gravemente i ragazzi è limitato, i docenti sono la categoria più odiata dopo i poliziotti, attiviamo finte misure di sicurezza, fottiamocene se le scuole stanno chiudendo ovunque sono state incautamente riaperte e ripariamo contro ogni logica sperando in Dio, contando magari sull’intercessione di quel comunista del papa.

Posso permettermi di dire che questo paese, senza distinzione politica, fa schifo? Posso permettermi di dire che i comportamenti irresponsabili di queste ultime settimane ne sono la conferma? Posso permettermi di dire che abbiamo la peggiore stampa dell’occidente democratico, asservita al padrone di turno con alcune punte di diamante di demenza pura come Porro, Polito e Galli della Loggia? Posso dire che un Pd che non si occupa più dei lavoratori, medici, insegnanti o operai che siano, non ha più senso di esistere?

Mi hanno molto addolorato i commenti denigratori sulla categoria degli insegnanti, letti sui social, di alcuni infermieri. Primo, perché sono statali come noi e come noi, fatto salvi i coefficienti di rischio ben diversi dovuti alla natura del lavoro, hanno faticosamente fatto fronte a una catastrofe improvvisa e imprevista come è stata l’epidemia mostrando uno spirito di servizio fuori dal comune. Secondo, perché se anche persone che lavorano per la gente, con la gente, come noi, che come noi, in tempi diversi, sono stati oggetti di critiche ingiustificate, attacchi meschini e denigrazioni gratuite, usano le stesse tiritere che si sentono da sempre per tirarci secchiate di merda addosso, significa che davvero la scuola non ha più motivo di esistere, è un’istituzione ormai superflua, sostituitela con la Rete.

Si tratta di eccezioni, ma in questo momento, quando stiamo per tornare in classe in condizioni di sicurezza inesistenti, dopo tante parole e nessun risultato, mentre veniamo bersagliati dalla stampa sulla base di dati inesistenti e fatti a pezzi sui social, il fuoco amico è ancora più doloroso.

Ti chiedi se ne vale ancora la pena, se davvero applicare una Costituzione che sta per essere fatta a pezzi e svolgere un servizio essenziale per uno Stato che non lo contempla tra le priorità, abbia ancora un senso.

Io credo di sì, nonostante tutto, ma i dubbi e lo schifo aumentano ogni giorno.

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