A chi interessa davvero la scuola?

Luglio 29, 2020 Uncategorized

Questo è un post multitasking, rivolto al governo, alle famiglie, ai sindacati e ai colleghi professori, la domanda non è per nulla retorica ma necessaria, dettata dall’incredulità per l’incompetenza, l’arroganza e l’approssimazione con cui l’ultimo ministro dell’Istruzione, l’ultimo di una lunga serie di inadatti al ruolo, neanche il peggiore, sta affrontando il proprio compito.

Lungi dall’elaborare protocolli operativi chiari e dettagliati che servano di orientamento per la ripresa delle lezioni prospettando, nella migliore delle ipotesi, il ritorno in classe, e nella peggiore, il ritorno della Dad; lungi dal richiedere un potenziamento della Rete così che ovunque, chiunque abbia a che fare con la scuola, possa connettersi gratuitamente; lungi dall’attuare provvedimenti semplici e banali, come il dimezzamento delle classi per assicurare il distanziamento, l’hanno fatto in Olanda, provvedimento che comporterebbe necessariamente rapide assunzioni di personale, quindi spese. il nutrito pool di esperti e la mente vulcanica della giovane e volenterosa ma ahimè, poco competente ministra, ha partorito i seguenti provvedimenti: banchi girevoli, un’idea talmente idiota da sembrare quasi parodistica, il ritorno al medico scolastico, figura mitica che solo chi ha un’età da capelli bianchi ricorda, test obbligatori per gli insegnanti (che non si possono fare e devono essere volontari), a tampone per gli studenti. Punto.

Chiedo quindi: a chi interessa la scuola?

Perché io ho forti dubbi che un paese che regala cinquecento euro di bonus vacanze e non trova soluzioni per l’edilizia scolastica abbia a cuore la scuola, ho forti dubbi che un ministro che non chiede al ministero dei trasporti interventi straordinari perché a Settembre i mezzi non siano congestionati come sempre, abbia a cuore la scuola, ho forti dubbi che le famiglie che richiedevano la riapertura in piena epidemia abbiano a cuore la scuola, ecc. ecc.

Viviamo in un paese governato da un finto governo, che sta in piedi semplicemente perché l’alternativa sarebbe un disastro peggiore.

Ascoltiamo quotidianamente il mantra della ripartenza e del rilancio dei consumi mentre i lavoratori hanno ripreso a morire sui loro posti di lavoro con una regolarità impressionante, abbiamo sentito i deliri del nuovo presidente di Confindustria che crede di essere il padrone delle ferriere, a cui nessun politico ha saputo replicare per le rime, viviamo in un paese dove il finto governo neanche prova ad affrontare i veri problemi: ambiente, criminalità organizzata, evasione fiscale, disagio giovanile, razzismo, omofobia ecc.ecc.

Last but non least, viviamo in un paese in cui dei parassiti imbecilli in motoscafo hanno il coraggio di affermare che la Cassa integrazione, cioè il presidio della dignità dei lavoratori, l’ultima barriera contro la fame, è assistenzialismo e va abolita per rilanciare l’economia.

Viviamo insomma in un paese che ha un disperato bisogno di tornare ad avere una classe dirigente e dei quadri competenti, preparati, responsabili, che abbiano una visione diversa del futuro, un paese che ha bisogno di lavoratori consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri, un paese che umilia da anni l’unica istituzione in grado di creare quella classe dirigente, quei quadri e quei lavoratori: la scuola.

L’hanno voluta trasformare in azienda, senza tenere minimamente conto che la libertà d’insegnamento, la trasmissione dei valori fondanti di un popolo e della sua storia, lo sviluppo dello spirito e del pensiero critico, i saperi di base che possano permettere una scelta ragionata riguardo il proprio futuro, tutto quello che, insomma, è il cuore dell’insegnamento, non possono essere aziendalizzati, sottoposti alle regole del Dirigente di turno, decisi per legge e divulgati allo stesso modo in ogni realtà scolastica del paese.

Hanno voluto uniformare ogni cosa dimenticando il fattore umano, raccontandoci la favola che tra il ragazzo della famiglia bene e quello disagiato che vive in periferia, la differenza la fa solo il merito e l’impegno, non la partenza con l’handicap.

Hanno toccato con mano con la Dad quanto pesa il disagio sociale ed economico e continuano a fare finta di niente.

C’è voluto del tempo, ma sono riusciti a fare a pezzi la scuola pubblica e oggi raccogliamo i cocci di quello che è stato distrutto ieri. I segnali e gli avvertimenti su quello che sarebbe successo sono stati numerosi, ma non ci avete ascoltato. Siete stati indifferenti, quando non ostili.

Mi chiedo: dov’erano tutti mentre succedeva questo? Noi insegnanti eravamo (quasi) tutti a Milano, nella più grande e partecipata manifestazione di protesta contro la riforma peggiore degli ultimi trent’anni, dov’era la politica, dov’erano le famiglie, dov’erano i colleghi che sono rimasti a casa?

Invece siamo tornati alle solite polemiche trite e ritrite sugli insegnanti che hanno fatto sei mesi di vacanze, perché per l’opinione comune, la didattica a distanza è una passeggiata, dal momento che tutti gli insegnanti hanno connessioni perfette e strumentazioni adeguate, grazie ai lauti stipendi che percepiscono, e sono stati adeguatamente formati negli anni.

Siamo tornati agli insegnanti che, secondo l’opinione comune, non hanno voglia di lavorare e per questo i sindacati hanno l’assurda pretesa di chiedere di rientrare in sicurezza, di non rischiare la vita sul posto di lavoro.

Torneremo, quando si riprenderà in presenza, anche agli insegnanti malmenati e insultati.

Lo dico da anni anche in sindacato: il problema della scuola in questo paese è culturale, un disinteresse e un’incompetenza generalizzati da parte di tutti gli attori che dovrebbero contribuire a riformare e rendere moderna ed efficiente la scuola, non come un’azienda, ma come un laboratorio che produce valori.

Forse proprio questo teme la politica: che si torni a produrre valori in un paese in cui sono stati azzerati, che si torni a formare persone capaci di smentire i bugiardi e sbugiardare gli ipocriti, che i ragazzi, come hanno cominciato a fare da qualche tempo, si ribellino a una società che li ignora e li usa solo per fare propaganda.

Il problema della scuola è un problema culturale e non stupisce in un paese che ha un’alta percentuale di analfabetismo di ritorno, che legge meno di tutti in Europa e in cui una parte consistente della popolazione manifesta senza pudore un’odio viscerale vero tutto quello che odora di cultura, competenza, ragionevolezza. Senza che la politica faccia nulla per impedire questo sfacelo.

Siamo molto vicini alla linea di non ritorno: o si cambia oggi, tutti insieme, si avviano gli stati generali della scuola per ripartire su nuove basi, serie e condivise da tutti quelli che la scuola la fanno, o continueremo, come un’eterno ritorno, a ubriacarci di chiacchiere. O a organizzare gare sui banchi a rotelle.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archives

Paperblog

<a href=”http://it.paperblog.com/” rel=”paperblog pietro66″ title=” Paperblog : I migliori articoli dai blog” >
<img src=”https://m2.paperblog.com/assets/images/logos/minilogo.png” border=”0″ alt=”Paperblog” />
</a>

Logo
Aenean Donec sed odio dui. Donec sed odio dui. Aenean eu leo quam. Pellentesque ornare sem lacinia quam venenatis vestibulum. Curabitur blandit tempus porttitor ligula nibhes, molestie id vivers dapibus iaculis.

SpicePress Theme
Chestnut Road, California (USA)

Siti consigliati