Ascoltando il silenzio

Luglio 26, 2020 Attualità


La prima cosa che sento, quando arrivo nel mio rifugio in montagna, è il silenzio. Può sembrare un controsenso, invece non lo è. Il silenzio è necessario, rigenera la mente e l’anima, costringe a guardarsi dentro. Stare in silenzio significa fermarsi, sospendere il tempo e assorbire l’energia che ti circonda. Chi pratica la meditazione sa che una passeggiata lungo un sentiero di montagna è già una meditazione, un guardare la realtà in cui sei immerso da fuori, un vivere nel presente spostandosi in una dimensione senza tempo.

Le città sono diventate invivibili, siamo immersi in un costante rumore di fondo che ostruisce i pensieri, ci costringe a ritmi frenetici e innaturali, ci spinge a non pensare ma ad agire, secondo quella retorica del “fare” che è il mantra più in voga oggi.

L’emergenza Covid, purtroppo, non ci ha migliorati e non è andato tutto bene, sia per l’alto e tragico numero di vittime sia perché l’occasione di fermarsi e rivedere le nostre priorità, di ritrovare una parvenza di autenticità alle nostre vite è andata sprecata. Andrà tutto bene, lo stucchevole refrain comparso su tutti i social, si è trasformato in Va come prima, cioè male. Anzi, è subentrato, una volta riottenuta la fittizia libertà di tornare ai ritmi frenetici della nostra quotidianità alienante, un surplus di indifferenza e di insofferenza verso i problemi che continuano ad essere sempre gli stessi: lo sfruttamento indiscriminato di risorse, il consumismo come stile di vita, i cambiamenti climatici, le migrazioni, etc.etc.

È come se ci trovassimo di fronte a una deregulation etica, come se l’incertezza dei tempi passati ci spingesse a un chi vuol esser lieto sia e… gli altri si fottano.

Così una politica sempre più gretta, cieca e sorda ai segnali che vengono dal pianeta, parla di rilancio dell’economia e di lavoro senza mettere al primo posto la sostenibilità del rilancio economico e la qualità del lavoro e della vita delle persone, dimenticando, come sempre, che si parla di esseri umani e non di cifre.

Ho deciso che d’ora in poi ascolterò il silenzio. Ho deciso di trasformare questo spazio, personale e pubblico a un tempo, in un momento di riflessione condivisa sulla possibilità di un mondo diverso. Il mio ultimo post si intitolava Un mondo diverso non è possibile (per ora). Spero invece, che un mondo diverso sia possibile e che ognuno di noi possa rappresentare il granello di sabbia che aiuterà a costruirlo.

Non parlerò più di politica, non mi interessa e mi disgusta, non mi sento rappresentato da nessuna delle forze in campo oggi, interscambiabili e differenti tra loro solo per sfumature minime di colore, tutte figlie del pensiero unico. Parlerò invece di ecologia, sostenibilità, radici, incontri, ambiente, libri e, naturalmente, di scuola, il mio lavoro. Sempre attento ad ascoltare quello che dice il silenzio e, se mi distraessi, vi prego di avvisarmi.

Il granello di sabbia è nato qui, in montagna e qui sta prendendo forma il suo seguito. Il numero di copie vendute, incredibile, e la sua posizione in alcune classifiche di Amazon, altissima, davanti ad autori con case editrici importanti, mi hanno fatto riflettere sul fatto che, nonostante tutto, il lavoro ben fatto paghi ancora, la gente abbia ancora voglia di autenticità.

È per questo che ho deciso di cambiare linea editoriale al blog, sperando che possa diventare anche uno spazio interattivo, di confronto e dialogo con chi non è soddisfatto di quello che lo circonda e vorrebbe cambiare le cose prima che la situazione precipiti. Quindi, proviamoci.

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