Il relativismo morale della sinistra italiana

Luglio 6, 2020 Politca

I decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Qualunque cosa dica Zingaretti, che ha la faccia di affermare che lo sbarco dei profughi della Ocean Viking dopo giorni di patimento in mare rappresenta una discontinuità col passato, i decreti sicurezza sono ancora in vigore ed è uno dei motivi, anche se venissero abrogati o più probabilmente modificati prossimamente, per cui non voterò Pd nè nessuno dei partiti di sinistra presenti in parlamento, con buona pace di chi sui social mi taccia di comunismo.

Da tempo mi sono reso conto che per la sinistra italiana, tutta, esiste un relativismo morale dalle maglie molto larghe, per cui se certe azioni le fanno gli altri sono deprecabili e da condannare, se le stesse azioni le fa la sinistra allora sono giustificate dalle circostanze.

I decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Personalmente, questo modo di fare mi fa schifo e non me ne frega niente se con il mio non voto favorirò la destra perché tanto, Pd e compagnia bella, sono solo un’altra destra, un po’ più elegante, un po’ meno volgare, altrettanto inconsistente politicamente.

I decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Il clientelismo, la corruzione, i favori agli amici degli amici sono trasversali nel nostro paese e da quando il Pd è tornato al governo, senza Renzi, che non fa più schifo di Zingaretti, pari sono, dice solo quello che Zingaretti non può dire ma fa, il finanziamento alla scuola privata di queste ore ne è un esempio, non c’è un provvedimento di questo governo che vada a favore dell’equità fiscale, della lotta all’evasione, di un contrasto deciso alla criminalità organizzata. Non c’è un provvedimento che non favorisca i furbi e vada a vantaggio degli ultimi. La farsa della regolamentazione dei migranti per il tempo di farsi schiavizzare nei campi è un esempio.

I decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Una sinistra che a Genova e in Liguria, di fronte al peggior sindaco e al peggior governatore degli ultimi anni, spalleggiati e favoriti da tutti i giornali cittadini, non riesce a proporre un candidato valido per le prossime elezioni regionali e addirittura cerca l’alleanza con Renzi, il responsabile del disastro ligure, che ha la faccia di rivendicare la candidatura della Paita come se tutti i liguri avessero la memoria del pesce rosso, farebbe bene a sciogliersi e disperdersi nei Cinque stelle, con cui ha in comune la concretezza politica e la chiarezza di idee, o dove diavolo vuole, ma la pianti di umiliare chi ancora crede, illudendosi, in certi valori.

L’unica possibile alternativa è la destra? No.

In questi giorni ricorre l’anniversario della morte di Alexander Langer, un visionario, un costruttore di pace che alle chiacchiere preferiva i fatti. Creatore del movimento ecologista in Italia, è una figura troppo presto dimenticata, che molto avrebbe da insegnare a chi oggi fa politica. Un uomo che ha fatto della mediazione e del dialogo la propria arma, un uomo che riusciva a trovare punti in comune anche tra posizioni in apparenza inconciliabili. Un uomo che prima di uccidersi ha lasciato scritto che quello che contava era il cammino intrapreso.

Domenico Lucano aveva creato un modello di integrazione esportabile e virtuoso che la Sinistra, continuiamo a chiamarla così ma di sinistra non ha nulla, non ha avuto il coraggio di abbracciare, anzi, è arrivata al punto di ripudiarlo. Per altro Lucano ha agito seguendo la linea nobile della disobbedienza civile, quella di Danilo Dolci, per parlare di un altro padre nobile dimenticato da un’intellighenzia, ormai fossilizzata in schemi stantii e vecchi, protesa più a tutelare la propria rete clientelare che a lavorare per il bene del paese.

I padri nobili ci sono, le persone che hanno dato l’esempio anche, ci vuole però il coraggio di lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare a sognare, a costo di perdere oggi per vincere domani.

Personalmente, voterò in Liguria e, quando sarà, alle nazionali, chi metterà al primo posto la tutela del territorio, le energie alternative, l’equità fiscale, la lotta alla criminalità organizzata, un nuovo modello di istruzione pubblica, la riorganizzazione della sanità pubblica, e se nessuno lo farà, mi asterrò. Sono i punti che ha ribadito, qualche giorno fa, Gianni Letta, odiatissimo dai duri e puri, ma l’unico che sarebbe in grado, a parere di chi scrive, di tirare fuori il paese dal pantano. Insieme a lui mi piacerebbe tornasse alla politica Civati, uomo di principi e valori antichi, radicati nel Dna di chi crede ancora possibile l’esistenza di un partito di sinistra in un mondo ormai fatto su misura per i potenti.

C’è bisogno di fare tabula rasa in questo paese, di ricominciare da zero. Non è con i giudici che si combatte il fascismo o qualunque cosa sia l’onda di sterco montata da Salvini e compagnia, ma con una politica diversa, che torni a guardare ai veri motori del progresso, i poveri cristi sfruttati, umiliati e offesi in ogni parte del mondo. I nazisti dell’Illinois sono pagliacci che scompariranno nell’oblio, il problema è non sostituirli con altri pagliacci.

Non è restando fedeli alla linea che si fa il bene del paese perché la linea non esiste più da tempo, si è persa nel vento come le risposte che continuiamo a cercare. È tempo di rabbia e di richieste forti e chiare, come quelle che nel silenzio mediatico ha fatto ieri a Roma Aboubakar Soumahoro.

A proposito: i decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Ma oggi, come ieri, la speranza è nei prolet.

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