Nel mio lavoro, per come lo concepisco, le gratificazioni non sono frequenti, frequente è invece la fatica, la frustrazione, l’angoscia che a volte ti assale quando hai davanti un ragazzo/a in sofferenza per problemi più grandi di lui/lei e sai di non poter dargli altro che parole.

Poi succede che una madre scrive un bellissimo post su facebook che non riproduco per pudore, dove trova parole che centrano esattamente quello che per me è la scuola, il senso del mio mestiere, la scuola che mi porto dentro.

Ma non finisce qui, tra i numerosi “mi piace” a quel post riconosco ex alunni e tanti genitori di ex alunni. Allora ti viene il sospetto che, forse, quel lavorare sempre, ostinatamente, per fare la differenza, qualche volta è servito allo scopo.

A scuola non si lavora soli e ho avuto quasi sempre, in questi anni, il privilegio di avere accanto a me colleghi accomunati da un comune sentire, da una diversità palese che ci ha portato sempre, alla fine di ogni anno, a fare i conti tra quello che era andato storto e quello che era andato bene e scoprire che, magari per poco, erano ancora in attivo.

Questo è stato ed è un anno particolare e la classe che ho salutato è stata una classe particolare, con una storia tormentata e complicata, una classe che mi ha portato a riflettere sul senso del mio lavoro e su quanto, negli anni, il luogo in cui lo svolgo da tanto tempo, troppo, sia cambiato, a mio parere, non esattamente in meglio. Dopo tanti episodi che mi hanno procurato profonda amarezza, non certo per colpa dei ragazzi, le parole di questa madre mi rincuorano e mi confortano a non cambiare il mio modo di essere e di rapportarmi ai ragazzi, dovunque lavorerò in futuro.

Perché la scuola che mi porto dentro e che, per fortuna, ci portiamo dentro in molti, è una scuola che trasmette valori e insegna a conoscere e a conoscersi, è una scuola che insegna ad apprezzare la bellezza e a conoscere il male per poterlo combattere, è una scuola empatica che si apre al mondo.

Ringrazio quindi di cuore chi ha scritto quelle parole bellissime, che mi resteranno dentro a lungo e mi serviranno per ricordare perchè faccio questo lavoro.

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