tutto pur di non parlare seriamente di scuola

Maggio 26, 2020 La scuola, Politica italiana
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Il problema è l’incompetenza, l’incompentenza di un ministro che confonde la meritocrazia con il saper tracciare una crocetta su un foglio e non sa, nonostante dica di aver lavorato a scuola, che l’esperienza di un precario che lavora nella scuola da anni è un patrimonio prezioso da curare, specie in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo.

L’incompetenza del sottosegretario Anna Ascani, che non ha caso ha scritto un libro sulla scuola con una prefazione di chi alla scuola ha dato il colpo di grazia, Matteo Renzi, e di gente come Nardella, che la segue a ruota e che ipotizzano un ultimo giorno di scuola che faccia da ponte simbolico, con la ripresa delle attività a Settembre, dimostrando lo stesso quoziente intellettivo degli imbecilli che si accalcano nei luoghi della movida in questi giorni.,

La follia e le offese di Agamben, che stimo e di cui condivido, in parte, le ossessioni, che equipara i docenti che utilizzano la didattica a distanza e che, eventualmente, la utilizzeranno a Settembre, ai docenti che accettarono l’iscrizione al partito fascista.

Cominciamo da lui: a parte l’insistenza su una comunità scolastica umana che non esiste e che dimostra una disconnessione con i giovani che affollano oggi le aule scolastiche e universitarie, su cui tanto ci sarebbe da dire ma,di fronte a tanto lume, mi taccio, i docenti in questi mesi, vorrei che lo capisse, inventando, improvvisando, faticando oltre il dovuto e lavorando più del dovuto, hanno applicato la Costituzione che garantisce il diritto all’ìstruzione per tutti, hanno fatto del dettato costituzionale realtà concreta come facevano ogni mattina sedendosi in cattedra, con gli strumenti a loro disposizione, non messi a disposizione dallo Stato o dall’amministrazione, attenzione, ma che si sono procurati da soli. Quindi Agamben non si permetta mai più di tacciarli di fascismo o servilismo nei confronti del potere, accusa vergognosa di cui si dovrebbe vergognare.

Veniamo ad Anna Ascani e Nardella: vi invito nella mia scuola, cinquento ragazzi e rotti in un quartiere soffocato dal cemento e dai gas di scarico delle auto costantemente in coda davanti alla scuola. Mi dite dove li mettiamo, socialmente distanziati in sicurezza, per l’ultimo giorno di scuola? Per fare cosa, poi? Guardarci in faccia e vedere chi ride o chi piange per primo, urlare i saluti con un megafono, giocare ai mimi?

Ma cosa avete nel cervello quando pensate queste cose? Rompete la minchia a chi si va a mangiare una pizza la sera e poi insistete per far spostare cinquecento alunni e una cinquantina di insegnanti per la città mettendoli a rischio per che cosa? Ripeto: cosa avete nel cervello?

Ministro Azzolina, il ministero non è un feudo dove quello che lei decide è giusto perché l’ha deciso lei, io credo che sia mal consigliata: si scelga altri consiglieri, ascolti i sindacati, ma soprattutto, faccia il lavoro per cui è pagata.

Usi questo tempo non solo per organizzare un rientro a scuola a Settembre che non ricada sulle spalle dei dirigenti, la smetta di fare scaricabarile e avvii quel dibattito sul mondo della scuola necessario per riformarla. Pensate ai ragazzi ma pensate anche anche al lavoro fatto dai docenti in questi mesi, lavoro che l’ha salvata da una debacle clamorosa. Si renda conto che quello che non ha funzionato è colpa sua, perché in democrazia funziona così e cerchi di porvi rimedio.

La verità è che della scuola, tra un po’, quando, speriamo, le acque si saranno calmate, tornerà a non importare nulla nessuno. Torneranno a blaterare di meritocrazia, di scuole aperte, ecc.ecc. senza capire cosa significa fare scuola ogni giorno e rendersi conto che tutti, ma proprio tutti, fanno il possibile per non metterti in condizione di svolgere il tuo lavoro come andrebbe svolto. L’attuale ministro verrà scaricato al momento opportuno e sostituito con un altro o un’altra di pari capacità, perché della scuola non importa nulla a nessuno.

Peccato che la scuola rappresenti il futuro di un paese.

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