L’ennesima occasione persa per cambiare la scuola

Maggio 20, 2020 La scuola
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Questo lungo periodo di sospensione delle attività scolastiche in presenza avrebbe potuto rappresentare l’occasione di avviare quel dibattito sulla scuola pubblica che attendiamo da anni, per poter cominciare un percorso di cambiamento ormai non rimandabile e non necessariamente legato all’uso delle tecnologie.

Parlo di scuola pubblica e ho trovato particolarmente irritante e squallido sia l’ennesima richiesta di emolumenti da parte di Renzi alle scuole private, che non stupisce da uno abituato ad ascoltare la voce del padrone, sia la pronta risposta dell’esecutivo che ha stanziato, in violazione della costituzione, quaranta milioni di euro sottratti alla scuola pubblica.

Parlo di scuola pubblica, parte fondamentale del welfare in ogni paese d’Europa tranne che in Italia, dove la guida del ministero è stata affidata a un ministro abbastanza ingenuo da dire stupidaggini e abbastanza arrogante da tentare di giustificarle con improbabili citazioni colte ( mi riferisco all’imbuto).

La scuola pubblica va avanti, nonostante nessuno stia dalla sua parte, nonostante i contratti bloccati e le risorse scarse continua a tentare di fare la sua parte e ci riesce. Perché la Dad tanto odiata funziona, non benissimo, sarà da regolare e da controllare, ma funziona. Strumento d’emergenza sì, ma che usando un po’ di intelligenza, qualità da tempo assente nelle sale del ministero, potrebbe rappresentare un valido complemento alla didattica tradizionale, a patto che la didattica tradizionale cambi e cambi con essa anche la valutazione.

Perché, cari colleghe e colleghe, al netto di interventi retorici e tediosi sui social, la scuola da anni non funziona più nel nostro paese, ha perso la connessione con un mondo che cambia velocemente, non riesce più a trovare i giusti interruttori per accendere i ragazzi. La scuola italiana è vecchia, classista, meritocratica, a pagarne le deficienze sono da sempre i più deboli e chi fa questo mestiere se ha un minimo di onestà intellettuale non può che convenirne.

Non funziona più uno strumento obsoleto e morto come la lezione frontale, non funziona più tenere sei ore i ragazzi seduti nei loro banchi, pretendendo anche silenzio e attenzione di fronte a programmi scollati dalla realtà, distanti dal loro mondo, sovrabbondanti di nozioni inutili.

Non sto dicendo che, per esempio nel mio campo, non si debba studiare i classici, mai come oggi Boccaccio o Manzoni sono attuali, come è attuale anche Dickens, con le sue storie di bambini sfruttati o Dostojevsky, con i suoi dilemmi etici, sto dicendo che bisogna trovare nuove chiavi di lettura, un nuovo modo di proporre quello che i grandi del passato hanno detto attualizzandolo ai nostri tempi. La tecnologia, l’utilizzo intelligente del cinema e dei media, possono fornire un contributo preziosissimo se diventano strumenti sistemici e non risorse da utilizzare una tantum, quando non si sa cosa fare in classe.

Invece cosa facciamo sui social? I luddisti.

Sarebbe necessario cominciare a parlare di classi formate per fasce di livello, di didattica capovolta, di scrum, la metodologia usata nei gruppi di lavoro informatici per raggiungere gli obiettivi prefissati. Sarebbe necessario tornare a parlare di orario scolastico e di tetti di alunni per classi, inserire nel nuovo contratto, da firmare al più presto protocolli chiari su tempi e modi della didattica a distanza, valorizzare al meglio quel privilegio fantastico che è la libertà d’insegnamento.

Va rinnovata e potenziata l’integrazione dei ragazzi con disabilità, il fiore all’occhiello della nostra scuola.

I ragazzi vanno messi al centro del dibattito, devono trovare nella scuola un tempo attivo invece del non tempo con cui la vivono di solito. Soprattutto, la scuola deve tornare a sviluppare lo spirito critico, a osservare la società, coglierne i punti deboli e discuterne con i ragazzi, perchè il tempo è dalla loro parte, perché sta a loro cambiare le cose.

Le modalità di valutazione che usiamo oggi sono prive di senso: la valutazione per competenze è solo una parola, che presupporrebbe una rivoluzione vera e prova nel modo di concepire la scuola, la valutazione sommativa è comoda per le famiglie ma avvilente per i ragazzi che si trovano a vedere i loro sforzi ridotti a un numero che, di per sé, parliamoci chiaro, non significa niente, misura la performance del momento e tutti sappiamo che non è da un calcio di rigore che si giudica un giocatore.

La valutazione formativa è probabilmente un’opportunità di cominciare a scardinare il sistema dall’interno, di leggere i ragazzi con un altro sguardo di trovare negli errori non qualcosa da sanzionare ma un percorso da cominciare. Sociolinguistica, nasce negli anni settanta negli Stati Uniti e parte dalla sociolinguistica l’integrazione dei ragazzi neri nelle scuole americane.

Il ragazzo che con un software fa finta gli cada la linea durante la lezione on line o l’interrogazione, è senza dubbio irritante ma dimostra iniziativa e una intelligenza che andrebbe valorizzata, indirizzata su un’altra strada meno nefanda e più produttiva.

Con questo ministro e questa classe politica difficile si possa avviare un discorso che avrebbe bisogno di interlocutori di ben altro livello, ma resta la rabbia per l’ennesima occasione persa, per non aver trovato in un evento tragico la possibilità di ricominciare su nuove basi.

No, per la scuola, non andrà tutto bene. Come sempre.

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