Renzi, il triste declino di un talento sprecato

Aprile 30, 2020 Attualità, Coronavirus, Politca
Foto di StockSnap da Pixabay

L’uomo che col suo referendum voleva governare da solo, senza i noiosi passaggi alla camera, accusa il Presidente del Consiglio di volere pieni poteri nel bel mezzo di una pandemia.

L’uomo che settimane fa aveva dato date precise e precoci per far ripartire scuole e industrie,restando fortunatamente inascoltato, minaccia di far cadere il governo nel momento più difficile della storia repubblicana.

L’uomo che da mesi sta facendo del populismo la sua unica arma nel tentativo disperato (per fortuna) di prendere atto del fallimento causato in buona parte dalla sua megalomania, non riesce a sopportare il ruolo di comprimario, deve sempre e per forza rubare la scena, parlare sopra le righe anche quando il momento non lo consiglia, fregandosene, come fa da molto tempo, non come ha sempre fatto, dei reali bisogni del paese.

E’ un peccato che il narcisismo patologico abbia ridotto a una macchietta penosa un poltico di talento, uno che era ancora riuscito a infiammarci con la sua requisitoria contro Salvini e la sua perorazione a favore di un govenro con i Cinque stelle, salvo poi dimostrare che si trattava solo dell’ennesimo, stucchevole gioco di prestigio.

Non c’è peggior cosa di chi si convince che il consenso è qualcosa che non passa, una conquista, e non capisce quanto di volatile, etereo, instabile vi sia, tanto che solo quelli veramente grandi riescono a mantenerlo, non i piccoli uomini come Matteo Renzi.

Non ha capito che non c’è bisogno di un altro alfiere di Confindustria, organizzazione squallida e miserabile che cerca di lucrare anche sui morti, c’è già la destra peggiore dal dopoguerra a oggi a leccare il culo agli industriali, lui è di troppo.

Mi sono vergognato per te e per i tuoi adepti il venticinque Aprile, per il vostro peana agli americani, per la crassa ignoranza dei tuoi seguaci, non la tua, no, tu sai benissimo che l’Europa l’hanno liberata anche i russi, che americani e russi giocavano una partita a scacchi con le vite dei loro soldati, spartendosi il mondo, la stessa partita che vorresti giocare tu sul virus, che gli unici da compiangere sono i tanti giovani senza divise ma con delle idee, morti per garantire perfino a politicanti da quattro soldi come te di sbraitare in Parlamento come hai fatto oggi, di tentare un altro, penoso gioco di prestigio ergendoti a paladino di una Costituzione che hai tentato di snaturare.

Non sei mai stato un compagno, non sarai mai un compagno, ma potevi fare meglio. Hai illuso tanti compagni, e questo non è giusto perché sono brave persone, che credono in un’idea che tu hai contribuito insieme a tanti altri a gettare nel cesso.

Non sei responsabile di tutto, certo, ma sei solo sempre stato nel posto sbagliato al momento sbagliato, hai solo sempre detto quello che non andava detto quando non andava detto.

Poteva essere diverso, potevi diventare, dopo aver pugnalato alle spalle il tuo amico Letta, che giustamente ti odia, un grande politico, fare ammenda di quel colpo basso e dimostrare che tu non eri quello, l’ennesimo saltimbanco sul palcoscenico della nostra politica, ma che avevi idee diverse e nuove, che quello era stato un sacrificio necessario per il bene del paese.

Invece eri proprio quello, anzi peggio, incapace di ammettere i tuoi errori, pronto a scaricare le tue responsabilità sugli altri, pronto ad affermare tutto e il contrario di tutto il giorno dopo, come un Berlusconi qualunque, il tuo unico, vero modello.

Per non parlare dei tuoi adepti, bravi borghesi, appunto, e non scrivo borghesi in senso benevolo ma nel senso che quelli della mia generazione, quelli che volevi rottamare, attribuivano a quel termine.

Speriamo che quello di oggi sia il tuo ultimo gioco di prestigio, ormai il trucco è alla luce del sole, speriamo che non riesca e tu finisca, come quelli che oggi sbraitavano perchè altro non sanno fare, in un meritato oblio al più presto.

Questo paese ha tanti difetti, la gente non è proprio il massimo, ma, decisamente, non ti merita.

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