Cecità, di Josè Saramago: una lezione sul tempo della peste

Febbraio 22, 2020 Recensioni Libri
Foto di freakwave da Pixabay

Volevo recensire un titolo che avesse qualche attinenza con il momento che stiamo vivendo, con l’assoluto sonno della regione che sembra aver colto molti cittadini italiani alla notizia che il Corona virus è arrivato anche da noi. Un libro che ci parli del momento che stiamo vivendo e inviti a non dimenticare mai la nostra umanità.

In Cecità di Saramago, uno dei capolavori dello scrittore portoghese, l’epidemia si manifesta come un improvvisa cecità che invece di gettare chi ne è colpito nell’oscurità, gli fa percepire solo il colore bianco.

Dapprima i malati vengono segregati dal governo in un ex manicomio, dove si organizzano secondo nuove norme sociali improntate all’equità e alla giustizia ma presto, queste regole vengono stravolte e si creano due gruppi distinti secondo una logica hobbesiana: un gruppo di malvagi che stupra le donne e priva del cibo il gruppo sottomesso e un gruppo, appunto, di sottomessi che, grazie all’unica donna vedente che organizza le altre donne, riuscirà a liberarsi dei soverchiatori e riacquistare la libertà.

Nel frattempo, anche i governanti sono stati colpiti dalla cecità e le città sono piene di gente che vaga, lotta senza motivo, fugge, mentre il piccolo gruppo di superstiti fuggito dall’ex manicomio si organizza secondo regole solidali e cooperative, in una microsocietà armonica e pacifica. Un sorprendente finale chiude il romanzo che avrà un suo seguito, Saggio sulla lucidità.

Molti sono i temi che l’autore affronta in questo libro: gli effetti della paura sulla massa, la prevaricazione del più forte sul più debole, la diseguaglianza sociale come strumento di potere, la cecità che permette di vedere per la prima volta l’altro e di stabilire un rapporto con lui.

Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che, pur vedendo, non vedono. Dice l’unica vedente del gruppo, parole che dovremmo stamparci tutti nella memoria.

Credo sia una lettura che possa dirci molto su questi giorni, dove anche una tragedia sta diventando oggetto di speculazione, dove ignoranza, arroganza e approssimazione dilagano e ci si dimentica di chi, col proprio lavoro quotidiano, presta soccorso ai malati e difende tutti noi dall’epidemia. MI riferisco, ovviamente, a medici e infermieri impegnati in queste ore contro il Coronavirus, a cui va tutto il mio rispetto, alle autorità competenti e a tutti quelli che, come la protagonista di Saramago, non abiurano per paura alla propria umanità.

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