Storia dell’Italia mafiosa, di Isaia Sales

Ne Il Granello di sabbia, la mafia governa metà del paese direttamente e ha stretti rapporti con l’altra metà, guidata da un governo autoritario e tecnocratico. La fonte di quest’idea e la lettura del libro che oggi recensisco.

Alla luce dell’arresto della vedova Schifani, un fatto tristissimo che desta molta amarezza, ma non troppo stupore, in chi si occupa di mafia, mi sembra opportuno riproporre all’attenzione dei miei lettori questo libro di Isaia Sales, studioso di mafie e docente di Storia delle mafie,che cancella definitivamente quell’assurda narrazione delle mafie come fenomeno esclusivo del Mezzogiorno, che fino a tempi recenti ha costituito e costituisce ancora, un ostacolo alla piena comprensione del fenomeno.

Chi scrive ricorda ancora quando, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, i magistrati parlavano della Liguria come di un’isola felice, rispetto alle infiltrazioni mafiose. la cronaca ha poi raccontato che si erano sbagliati di grosso. In anni più recenti, abbiamo constatato la difficoltà da parte dei giudici di identificare Mafia capitale come associazione mafiosa.

Isaia Sales parte dal presupposto che se un’organizzazione criminale dura da duecento anni e prospera all’interno di uno Stato, non si può più parlare di storia criminale ma di storia tout court: in Italia la storia della mafia, nelle sue tre declinazioni principali, è intrecciata con un filo indissolubile alla sua storia politica.

Il rapporto tra mafie e politica comincia già nell’Italia borbonica e continua dopo l’Unità senza che si sia mai interrotto. Forse, dopo le stragi costate la vita a Falcone e Borsellino, lo Stato ha avuto l’occasione per chiudere definitivamente il discorso, ma troppo profondo era quel rapporto, troppi segreti avrebbero dovuto essere svelati, troppi interessi in gioco.

Sales descrive con dovizia di particolari come agiscono le tre mafie sul territorio, come, alla forza bruta e alla violenza, si accompagnino capacità imprenditoriali e la tendenza a stare al passo con i tempi, a sfruttare le risorse fornite dalle innovazioni tecnologiche, a trovare sempre a disposizione un esercito di fiancheggiatori insospettabili, quella zona grigia che oggi appare il vero braccio armato delle mafie, la vera punta di diamante che gli permette di evadere fiumi di denaro e infiltrarsi nei consigli di amministrazione di grandi aziende. Descrive, soprattutto, l’atteggiamento ambiguo del potere politico nei primi anni della repubblica e nel dopoguerra e le connivenze evidenti che hanno acompagnato gli anni successivi.

Si arriva alla conclusione riflettendo sul mfatto che, più che di trattativa Stato- mafia, bisognerebbe parlare di un legame talmente lungo da sembrare quasi indissolubile.

Libro pieno amarezza partenopea, questo di Sales, che ricorda l’ironico pessimismo di Sciascia, completo, documentato e necessario, come quelli di Marcello Ravveduto, che con lui ha collaborato in passato, di Nando Dalla Chiesa, di Rocco Sciarrone, tutti intellettuali che studiano da anni le mafie e cercano di coglierne i cambiamenti e le mutazioni.

Ma il libro di Sales si distingue tra tutti, oltre che per la completezza e la visione d’insieme, per riflessione lucida e amarissima su un fenomeno che influenza, più di quanto ciascuno di noi possa immaginare, la vita di questo paese.

Lettura necessaria, quindi. Per tutti.

Permettetemi una nota a margine riguardante il rapporto tra antimafia e scuola.

Due anni fa è uscito un rapporto di Dalla Chiesa che riporta come la didattica dell’antimafia abbia fatto fatica a entrare nelle scuole, soprattutto al nord. Negli ultimi anni, queste attività vengono svolte quasi interamente dagli attivisti di Libera in forma laboratoriale. Io ho collaborato con Libera nella mia città e ho un grande rispetto per la loro dedizione e il loro lavoro anche se non amo una certa ripetitività nel modo di proporsi.

Credo che il problema oggi, alla luce di quanto sta accadendo nel nostro paese, sia quello di rendere questo insegnamento strutturale, di fare sì che l’impegno antimafia riguardi ogni insegnante e che ogni insegnante si formi adegutamente per informare e formare seguendo il proprio metodo e la propria sensibilità ( questo è il punto su cui divergono le mie opinioni da quelle di Libera). Troppe fiction che presentano il fenomeno come qualcoisa che appartiene al passato, troppe informazioni approssimative dai media, troppa indifferenza da parte della politica.

Per questo ho collaborato alla creazione del codice etico di Libera per le scuole medie, per questo ho tenuto corsi di aggiornamento per i colleghi, senza che però sia scattata quella sensibilizzazione generale necessaria per cambiare davvero le cose.

Parlo di me perché sono esperienze che conosco, per altro avviate in una città difficile e chiusa come Genova, ma sono certo che molti colleghi in tutta Italia si sono trovati nella stessa situazione: non si riesce a passare dal laboratorio alla didattica, dall’una tantum alla quotidianità e questo, senza dubbio, è colpa anche di noi docenti.

Il libro di Sales può essere un’ottimo strumento per parlare di mafia quando si fa storia, almeno nei momenti topici che hanno scandito la storia del nostro paese. Un modo per non discostarsi dai programmi scolastici, arricchendoli con note amargine che nella memoria dei ragazzi restano.

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