Sab. Feb 22nd, 2020

Il granello di sabbia

Basta poco per fermare l'ingranaggio

La bella intervista su Repubblica del ministro La Morgese sul clima di odio ed emarginazione che si respira in Italia e sulla necessità di contrastarlo con politiche culturali adeguate, mi trova perfettamente d’accordo anche sulle virgole.

Non è un caso se a pronunciare parole chiare e forti su quanto sta accadendo nel nostro paese non è un politico, ma un ministro “tecnico” che quindi non ha né timori riguardanti la propria rielezione, né necessità di blandire l’elettorato, né paturnie riguardanti la permanenza sulla poltrona. Il ministro è una donna che ha subito in prima persona le violenze verbali dei vigliacchi social e che adempie il proprio ruolo con coscienza etica e serietà. Dovrebbe servire da esempio ai suoi colleghi, ma temo che resterà una rara avis nella storia di questo governo.

Il ministro non fa nomi, non attribuisce le campagne d’odio a una sola parte politica e ha, a mio avviso, assolutamente ragione. Certi atteggiamenti da stadio, certe asperità verbali sono trasversali, hanno ormai contagiato tutti gli schieramenti politici e, a volte, all’intento dello stessa area politica, tra seguaci di guru diversi, gli insulti sono anche peggiori di quelli con la controparte.

È tuttavia inutile negare che questa destra sempre più neofascista, priva di valori e contenuti politici, incapace di virare verso la moderazione e di costituirsi alla stregua delle destre liberali di altri paesi, preferendo il neonazismo spiccio di un mediocre dittatorucolo da quattro soldi come Orban, all’adesione ai principi dell’Unione europea, costituisca un problema. La virulenta campagna permanente contro i migranti, quella nascosta d una patina di cristianesimo ipocrita e deviato contro gli omosessuali, le posizioni grottesche riguardo il problema delle dipendenze, oltre a mostrare un vuoto ideologico che può essere riempito solo con grossolane menzogne mostrano una fobica paura dell’alterità, del diverso, vissuto sempre come minaccia e mai come risorsa, che potrebbe spingere le frange più estreme, con cui Salvini flirta spesso a volentieri, a radicalizzarsi.

L’incoscienza e l’assenza di vincoli morali della destra e dei suoi leader, non porteranno un ritorno del fascismo in Italia, perché la Storia, al riguardo, ha già espresso il suo inappellabile verdetto, ma possono riportare nelle piazze uno scontro tra le frange più radicali di destra e di sinistra che, chi ha la mia età, sa quali conseguenza nefaste potrebbe portare al paese.

Non basta, a contrastare questo clima, il perbenismo borghese e di tendenza delle sardine, un Movimento certamente portatore di novità positive ma che rivela, come ampiamente previsto, la sua inconsistenza politica.

Come dice il ministro, il vero nemico da combattere è l’indifferenza, la posizione di comodo di chi non schiera mai, il qualunquismo degli astenuti, l’ignavia di chi ritiene di non avere obblighi civili e morali da spendere a favore della collettività.

Per combatterla, è necessario un rinnovamento culturale del paese che deve partire dalla scuola, dai programmi didattici, da quella risorsa necessaria in democrazia che è la libertà d’insegnamento, dal funzionamento reale degli organi di controllo che regolano la libertà di stampa, come l’ordine dei giornalisti, dal ritorno delle reti Rai alsero ervizio pubblico autentico.

Confondere il pluralismo con l’omaggio al potente di turno, la libertà d’opinione con il diritto di diffondere informazioni false e insultare grossolanamente l’avversario politico, permettere che in una rete pubblica un così detto giornalista affermi che il fascismo nacque come reazione alle violenze dei comunisti, minoritari a quel tempo, e che Berlusconi sia stato un partigiano a nove anni, non è libertà d’opinione, è una tentativo squallido e disonesto di manipolare l’opinione pubblica tramite il mezzo televisivo. Scene penose come quella sopracitata sono indegne di un servizio pubblico.

Non sembra possibile che un governo impegnato a far passare una legge contro un diritto acquisito e a difendere l’indifendibile, incapace di assumersi la responsabilità di abrogare provvedimenti iniqui e stabilire un nuova soglia di civiltà nel nostro paese, possa avviare la politica culturale auspicata dal ministro.

Continueremo quindi a scendere lungo una china che sembra, da qualche tempo, interminabile, in attesa dell’ennesimo insulto alla ragione, dell’ennesimo nemico da usare, dell’ennesimo silenzio da parte di chi avrebbe voce e non la usa.

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