Lo squallido bullismo di un uomo senza qualità e l’ignoranza trasversale.

Salvini è il nulla, umanamente e politicamente, è il prodotto di una cultura superficiale e gretta che si fonda sul pregiudizio e sull’ignoranza come vanto.

Ma, talvolta, chi lo critica non è da meno, quanto a ignoranza.

Ho visto solo oggi il video del ragazzo dislessico, montato ad arte dagli squallidi cialtroni che reggono il gioco a Salvini, per prendere in giro i suoi oppositori. L’atto è stato indegno, ma è solo l’ultimo di una lunga serie. Salvini ci ha abituato a offese pecoreccie rivolte a donne rappresentanti dello Stato (Boldrini), a insulti a donne con le palle, quindi assai diverse da lui (Carola Rackete) a offese ai terroni, ai tossicodipendenti, agli omosessuali, a sbandierare, bestemmiando di fatto, crocifissi, a richiedere protezioni alla Madonna dopo atti spregevoli. Sappiamo che uomo è, se proprio è necessario dargli una definizione antropologica, non stupisce che se la sia presa con un ragazzo simpatico colto in un momento di difficoltà. Ha fatto di peggio e di peggio farà fino a quando non tornerà ad essere il nulla mischiato con niente che era prima.

Ma confondere la dislessia, che non è una malattia e non è una disabilità, con una malattia e una disabilità, come hanno fatto molti nel tentativo lodevole di difendere Sergio Echamanov, che, tra l’altro, se l’è cavata benissimo da solo, sul palco, scherzando sulla propria difficoltà, testimonia ignoranza e approssimazione anche in chi sta dall’altra parte, mostrando che certi mali sono ormai trasversali in Italia.

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento che può tradursi in disgrafia, problemi di lettura, ecc., ampiamente noto a chi lavora nella scuola e ampiamente gestibile. Negli ultimi anni le diagnosi di DSA sono aumentate e io, da tempo, utilizzo con tutti gli alunni strumenti come le mappe concettuali, le verifiche mirate al contenuto, ecc. che rientrano tra gli strumenti compensativi e dispensativi che la normativa concede loro.

Einstein, Mozart, Leonardo, Paul McCartney, Spielberg, Bob Dylan, sono solo alcuni nomi di dislessici famosi che mostrano come la dislessia possa essere brillantemente superata e, spesso, accompagni uomini e donne con capacità fuori dal comune.

Non si è reso un buon servizio quindi a Sergio trattandolo sui social come un disabile e o un malato offeso da Salvini. Se anche Sergio non fosse stato DSA, ma un ragazzo che si è impappinato sul palco, l’atto del segretario della Lega sarebbe comunque stato un esempio di viltà e miseria, categorie che accompagnano sempre in ogni luogo le persone senza qualità e i fascisti, tanto per fare una tautologia.

I pregiudizi, di qualunque colore, sono duri a morire e, nel sottotetto di certi commenti, ho letto il pietismo per il povero ragazzo sfortunato, cioè l’atteggiamento che qualunque insegnante sa che non deve mai tenere con i DSA, che vanno trattati come gli altri compagni, possedendo capacità cognitive normali e spesso superiori alla media.

La disinformazione e il pregiudizio non sono, purtroppo, appannaggio solo della destra, basta leggere i battibecchi, a volte esilaranti, più spesso deprimenti tra renziani ed anti renziani sui social quando dibattono su argomenti mostrandone una conoscenza, a voler essere generosi, approssimativa.

Quest’episodio mi ha fatto riflettere sul fatto che il vuoto culturale di questo paese è, probabilmente, molto più profondo di quanto appaia, e appare già in modo allarmante. La scuola, ormai, rischia di diventare obsoleta nel amare d’ignoranza, arroganza e ipocrisia su cui galleggia questo paese, una specie di Fort Apache che si ostina a illudersi di formare ed educare alla comprensione di una bellezza che sembra non interessare più nessuno.

Quanto al pietismo, da cattolico, lo trovo deleterio e stucchevole quanto le invocazioni alla Madonna di Salvini, che io mi auguro vengano ascoltate e adeguatamente ricompensate.

Da insegnante, mi amareggia molto vedere gente confondere DSA e disabilità, autismo e ADHD, DSA e BES, sigle dietro cui si nascondono situazioni diverse, storie diverse, soluzioni diverse. Sigle che accompagnano ragazzi e ragazze, troppo spesso bollandoli nell’opinione comune. Dimentichiamo troppo spesso che siamo uno dei paesi guida in Europa in materia d’integrazione scolastica, una delle poche cose che mi rende ancora orgoglioso di essere un insegnante.

Si finisce per fare come quelli che nella categoria migranti inseriscono tutti: profughi, migranti economici, clandestini, ecc. e non riescono a comprendere che problemi diversi comportano soluzioni diverse.

Il primo passo per risolvere i problemi è la conoscenza e, anche se animati da buone intenzioni, sarebbe buona norma, quando non si conosce la natura di un problema, tacere.

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