Ven. Feb 28th, 2020

Il granello di sabbia

Basta poco per fermare l'ingranaggio

La svolta di Zingaretti per una nuova sinistra

Questa volta il segretario parla chiaro e forte: il Pd deve cambiare, lasciarsi alle spalle le ultime mare del renzismo che lo ha quasi portato all’autodistruzione ( ma Renzi è stato solo il terminale di una lunga stagione di errori) e tornare a guardare alla società civile, alle nuove sfide ambientali, al rilancio culturale del paese. Tornare, in sostanza, ad essere un partito di sinistra, rinunciando al sogno renziano di diventare alfieri di un neoliberismo dal volto più o meno umano.

Per fare questo è necessario un nuovo congresso e, soprattutto, un’apertura reale alla società civile ( Sardine, movimenti ambientalisti, associazionismo, ecc.) che comporti un rinnovo della classe dirigente, che comporti una politica fatta di visioni e programmi e non di poltrone e correnti.

È una sfida ambiziosa, quasi disperata quella del segretario del Pd ma necessaria: se un grande partito di sinistra, seppure moderata e realista deve esistere, deve tornare a guardare a sinistra.

Zingaretti è persona di grande cultura, ha sicuramente il know how necessario a guidare questo ritorno a un passato possibile, un partito disegnato da molti ma mai concretizzatosi nella realtà, sia per le remore ideologiche di chi vive ancora nel secolo scorso e non vuole rassegnarsi alla lezione della Storia sia per l’arrivismo e il rampantismo delle nuove leve, che troppo spesso hanno trovato nel partito l’ascensore sociale per salire in alto e non mi riferisco solo a Renzi e ai renziano.

Certo, vincere in Emilia, dove il Pd fa campagna da solo perché i Cinque stelle presentano un inutile candidato di disturbo e Italia Viva latita, rappresenterebbe un importante volano per questo ritorno a sinistra, un segnale forte da un elettorato troppe volte deluso dalla mancanza di un disegno, tradito negli ideali, dimenticato.

Mentre Renzi si macera nell’autunno del proprio scontento, in calo costante di consensi, non perché ha tutti contro, come recita la vulgata social, ma perché non propone nulla di diverso da quel neoliberismo di destra moderata che ha portato il Pd quasi all’estinzione, nulla che non sia stato già proposto da Forza Italia, e non a caso è a quell’elettorato che punta, Zingaretti guarda avanti mettendo sul piatto la propria credibilità, vacillante dopo questi primi mesi di governo.

Aprire alle Sardine e al movimento ambientalista significherebbe anche spingere queste realtà a una scelta di campo, a diventare grandi, abbandonando il giovanilismo un pò naïf e assumendosi la responsabilità di fare proposte concrete. Potrebbe funzionare, per quanto al momento, siamo nel campo delle ipotesi futuristiche, quasi distopiche.

È una sfida affascinante quella del segretario del Pd, coraggiosa, che fa guardare con rinnovato interesse a un partito che da troppo tempo sembra aver perso identità e strada, stordito dal disastro renziano e incapace di tenere il timone senza sbandare.

Speriamo che siano rose e che fioriscano, perché di quello ha bisogno il popolo della sinistra nel nostro paese: di pane e rose, di sogni e concretezza, di speranza e nuovo entusiasmo.

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