Cannabis: l’impossibilità di un dialogo vero

Dicembre 17, 2019 Attualità, Politca, Politica italiana

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Il provvedimento bocciato per l’inopinato intervento della Casellati su pressione dei fascioleghisti, riguardava la cannabis light, una sostanza che provoca, più o meno, gli stessi danni di un tè: una camomilla forte, una tisana molto rilassante. Il provvedimento non è passato perché in Italia, affrontare serenamente e con cognizione di causa il problema delle droghe e delle dipendenze, è impossibile.

L’unica ricetta valida per lo Stato è quella della repressione, ricetta che si è dimostrata ormai,  largamente fallimentare. Punire chi fa uso di droghe non serve a nulla, non limita l’uso ed è, per molti aspetti, controproducente.

Usare il termine “drogato” in senso dispregiativo, come hanno più volte fatto Salvini e i suoi amici primati, testimonia una cultura del disprezzo che nasce dalla totale disinformazione e dalla disonestà intellettuale ( per Salvini, i suoi seguaci sono privi del ben dell’intelletto e quindi, spesso, solo disonesti).

Per altro il leader della Lega mente a tutto spiano: non solo non tutte le comunità di recupero sono contrarie alla liberalizzazione ma la maggior parte di esse la caldeggia, guarda caso a osteggiarla sono le comunità più mediatiche e con entrature politiche importanti.

Manca la consapevolezza sociale della droga come bene di mercato che si trasforma in problema sociale. Un prodotto viene venduto in virtù della richiesta, se la disponibilità è ampia significa che lo è la richiesta e, se non si parte da questo dato, qualsiasi discorso risulta inutile. La droga è parte della società dei consumi, come il sesso, l’alcol, ecc.

Bisogna quindi rendere lecito ciò che è del tutto inutile rendere illecito? Forse, io sono combattuto al riguardo. Ho visto ragazzi rovinarsi la vita con la cannabis e altri farne un uso moderato, ne ho visto pochissimi passare alle droghe pesanti, smentendo un teorema ormai desueto e altri diventare spacciatori prendendo una strada sbagliata. Voterei a favore della liberalizzazione con non pochi scrupoli di coscienza, per le vite allo sbando che ho incrociato e per le storie che mi sono rimaste dentro.

Non credo  che ci sia nulla di male in un ipotetico privato cittadino del futuro che va in farmacia a comprarsi la propria dose di cannabis, priva di additivi tossici e controllata dal sistema sanitario, pagandoci sopra regolarmente le tasse e trovando il proprio quarto d’ora di relax dopo una giornata faticosa.

Non voglio con questo dire che l’assunzione di droghe sia una comportamento sano, ma che, una volta regolamentato, potrebbe diventare socialmente tollerato, perdere la sua carica emarginante,  come quella droga legale e dannosissima, spesso più della cannabis, che è l’alcool o quell’altra droga legale ancora più dannosa che è il tabacco.

Naturalmente, così facendo, si toccherebbero, seppure marginalmente, gli interessi della criminalità organizzata e si toglierebbe a certa propaganda destrorsa il drogato come mostro da sbattere in prima pagina, due fattori di grande resistenza a una legge sulla liberalizzazione.

Chi ha la mia età ha bene, o male, vissuto più o meno indirettamente, quella tragica stagione in cui la cronaca registrava un morto per droga al giorno, quella degli alberi delle spade nei giardini pubblici o, riferito alla mia città, dei ragazzi che si bucavano nei portoni del centro storico.

Un stagione tragica, a cui lo Stato ha saputo opporre solo una politica repressiva, arrivando a una progressiva demonizzazione del tossicodipendente, considerato un deviante, invece che espressione di una umanità dolente.

La droga, per troppe famiglie, ha riguardato sempre gli altri, salvo poi trovarsi ad averci a che fare completamente impreparati. Non è solo il tossicodipendente, infatti, a pagare il prezzo della propria dipendenza, ma anche la famiglia, la rete di amicizie, di affetti, ecc.

Il mercato fornisce droga a basso prezzo e l’uso più o meno saltuario è assai diffuso, non solo tra i giovani e i giovanissimi, ma in tutte le fasce sociali, perché il bisogno di evadere dalla realtà, per motivi più o meno gravi, per voglia di trasgressione o per il desiderio dis fuggire per un po’ a una vita ingrata, è purtroppo trasversale. Non è certo impedendo la vendita della cannabis light che il ragazzino avrà difficoltà a trovare il suo spinello o il professionista la sua striscia di coca.

Credo che la direzione da prendere sia non solo quella della liberalizzazione delle droghe leggere, le droghe non sono tutte uguali, questa è un’altra bugia di Salvini, ma anche del consumo responsabile e controllato delle altre. Un bestemmia, in un paese in cui c’è sempre bisogno di un nuovo nemico e spacciatori stranieri e tossici italiani rappresentano un’accoppiata vincente per i benpensanti di ogni colore.

Per ora, si è persa l’occasione di legalizzare ciò che non ha nessuna ragione di non essere legale, con la contraddizione che la stessa lega di Salvini, che ricordiamo è  stato ritratto in atteggiamento affettuoso con uno spacciatore, ha autorizzato la coltivazione della canapa in Veneto. Ma si sa, pecunia non olet, certi politici invece sì, parecchio.

Questo provvedimento mancato rischia di far chiudere diverse aziende sul territorio e mandare a casa molti addetti ai lavori, lavori onesti e puliti. Capri espiatori da sacrificare sull’altare del consenso.

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