Abolito il merito per i docenti: fine di una farsa

Dicembre 16, 2019 La scuola, Politca, Politica italiana

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Tra i tanti orrori della Buona scuola, quello del bonus merito per i docenti è stato sicuramente il più odiato dalla maggior parte dei docenti italiani e, sospetto,anche da qualche dirigente.

Mai regolamentato, lasciato all’arbitrio del Dirigente o, nella migliore delle ipotesi, da comitati di valutazione eletti con criteri discutibili, il così detto merito è diventato un fattore di divisione all’interno delle scuole andando a ledere in modo significativo la compattezza dei collegi docenti

Senza contare che, quasi sempre, a ricevere il bonus sono stati quegli stessi collaboratori che venivano già retribuiti, più o meno generosamente, ma questo è un altro discorso, con il fondo d’Istituto e che quindi, alla fine della fiera, senza nulla voler togliere al loro necessario ( ma volontario) lavoro, erano pagati tre volte.

I criteri per il merito, poi, mai stabiliti per legge, sono rimasti talmente larghi e vaghi, da lasciare mano libera ai Dirigenti e trasformarlo in uno strumento di gestione del potere interno.

In questi anni, lungi dal valorizzare la professionalità e la competenza, il merito ha alimentato malumori, divisioni e mortificato chi ha sempre svolto con coscienza il proprio lavoro ma non si è reso disponibile a lavorare gratis o quasi.

Personalmente, in contrasto con il mio sindacato, credo che inserire categorie di merito tra gli insegnanti vada verso quell’idea, ben presente nella Buona scuola, di aziendalizzazione, che rappresenta la morte dell’istruzione pubblica.

Stabilire graduatorie di merito iin questo campo sfiora quel cardine della democrazia che è la libertà d’insegnamento, senza contare che nessuno potrà mai valutare il fattore umano, l’empatia che si crea con i ragazzi, quel rapporto di reciproco rispetto necessario per svolgere al meglio il proprio lavoro.

Faccio mea culpa per non essere tacciato d’ipocrisia: lo chiesto due volte perché la regola sindacale è non rinunciare ai diritti acquisiti, l’ho anche ottenuto, poi ho smesso di chiederlo perché, avendo pagato dazio alla coerenza sindacale, potevo mettermi in pace con la mia, di coerenza.

Naturalmente la ridistribuzione delle risorse del merito nel fondo d’Istituto non intacca nemmeno in superficie il problema dei salari degli insegnanti e del finanziamento necessario per adeguare la quota spesa per l’istruzione a quella dei paesi europei, né gli altri, gravi problemi che affliggono la scuola: dalla sicurezza degli edifici, al ponte con il mondo del lavoro, dalla necessità di nuovi programmi alla formazione degli insegnanti e dei dirigenti in entrata, ecc.ecc.

Eliminare uno dei provvedimenti simbolo della Buona scuola è comunque un segnale forte, che spero apra la strada a una revisione integrale della riforma, non per tornare indietro ma per andare avanti battendo una nuova strada.

 

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