Violenza sulle donne: ora basta

Violenza sulle donne: ora basta

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La sequela di insulti che ha colpito Carola Rackete sui social dopo la sua partecipazione al programma di Fazio, non riguardo quanto ha detto, naturalmente, ma riguardo quello che è, rappresenta la testimonianza più evidente che la giornata per ricordare la violenza sulle donne è necessaria e andrebbe celebrata ogni giorno.

Particolarmente grave appare, ma ormai non stupisce più, l’accanimento di social di gente come la Meloni e Salvini, probabilmente invidiosi di una dignità che loro non possiedono più da tempo. Quanto ai loro servi idioti, anche questa è storia di tutti i giorni. Ma che si debba tollerare ogni volta questo schifo, è un altro discorso.

Ovvio che in tempi di pensiero unico una donna indipendente, intelligente, forte e coerente con le proprie idee al punto di rischiare di suo per difenderle, terrorizzi la massa di maschilisti squallidi, ottusi, incapaci di rapportarsi in modo maturo con una donna che imperversa sul web. Una donna come le palle non può che essere odiata da un esercito di senza palle capaci solo di usare un turpiloquio neppure fantasioso ma monotono e ripetitivo per sfogare il loro livore da impotenti.

Sono settantadue le donne uccise dall’inizio dell’anno, il bilancio di una guerra che non sembra avere fine e che non sembra, se non sporadicamente, interessare nessuno. Donne che hanno avuto l’unica colpa di dire no, di affermare il proprio diritto alla libertà, di non sentirsi degli oggetti ma delle persone. Settantadue storie che non erano raccontate, settantadue vite spente che avrebbero dovuto continuare. Bruciate, pestate a morte, accoltellate, uccise con quella fantasia che sembrava inesauribile quando l’uomo decide di scendere sotto il livello della bestia.

Io credo sia arrivato il momento che la violenza di genere, anche verbale, anche solo virtuale, venga sanzionata pesantemente dal codice penale perché veramente non se ne può più di questa specie di ritorno al medioevo più oscuro, favorito da una parte politica che ha sempre considerato le donne buone per una cosa sola, in cui loro, per altro, non eccellono.

Ha ragione Calenda quando dice di non trasformare Carola in un’icona ma di produrre atti concreti contro il razzismo e per la regolamentazione del flusso migratorio, allo stesso modo vanno prodotti atti concreti e forti contro chi tocca le donne che partano da un’educazione delle forze dell’ordine, spesso irritanti al limite della maleducazione quando raccolgono certe denunce, a spot che informino la gente sui numeri del massacro, a trasmissioni dove se ne parli senza difendere i carnefici e a sanzioni ai giornalisti che difendono i carnefici. Oltre a inasprire la pena e non concedere  benefici di legge a chi uccide una donna.

Quando cominceremo a non leggere più che un assassino era un gigante buono che amava troppo e che alla capitana piace la prestanza virile dei neri, forse potremo cominciare a pensare di vivere in un paese civile e migliore.

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