Droga nelle scuole a Genova: scoprono l’acqua calda.

Novembre 13, 2019 Attualità, Cronaca, Politica italiana

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No, non si può liquidare con le parole del collega di Genova che ha denunciato la presenza di droga nella sua scuola e parlando di un ragazzo che spacciava ha detto che si tratta di ragazzi deboli che hanno bisogno di essere aiutati .

Questa semplificazione non è più accettabile per definire i contorni di un problema ignorato da tutti, che continua a mietere vittime ed è molto più complesso di un discorso che poteva andare bene quarant’anni fa, ma non oggi.

La droga nelle scuole non gira da oggi ma da anni, anzi, penso che non abbia mai smesso di girare, semplicemente, dopo anni di allarmismi e false informazioni, di dotti dibattiti mentre nelle comunità si tirava fuori la gente dal pozzo in cui era caduta e, spesso, si perdeva la battaglia,  di svolte repressive, oggi non se ne parla più, il problema non esiste per i media, il problema non esiste nelle scuole se non per i ragazzi e le famiglie coinvolti direttamente.

Liquidarlo come problema di ragazzi disadattati non è solo sbagliato, è comodo e intellettualmente disonesto. La droga è trasversale, purtroppo, colpisce ragazzi disagiati e ragazzi ricchi, ragazzi con famiglie solide e con famiglie disastrate, cambia solo la sostanza assunta: cannabis e crack per i più poveri, cocaina per i ricchi. A ognuno il suo veleno secondo il suo target.

La droga costa poco, non è mai stata così accessibile né così potente, non c’è quartiere della città dove non ci sia un punto di spaccio e non c’è scuola dove non ci sia un pusher. Comprese le scuole più rinomate, spesso quelle dove più di altre si fa finta di non vedere e si chiede, gentilmente, alle famiglie di allontanare i ragazzi e fargli frequentare un altro istituto.  Semmai, l’allarme è dato dall’abbassamento dell’età in cui si fanno le prime esperienze, dovuto alla facilità  di procurarsela e al fatto che ir aguzzi, oggi più di ieri, hanno soldi in tasca.

C’è un altro problema che viene sottovalutato: una parte dei genitori, oggi, specie le famiglie più giovani, ha saltuariamente usato stupefacenti in passato e tende a minimizzare il problema, fino a quando  non esplode in tutta la sua gravità.

La droga fa parte della cultura di questo paese, dove si contende il primato con l’alcolismo, quella delle scorciatoie, del godersi la vita, del comprare emozioni se non se li possono ottenere direttamente.  Rientra perfettamente in quella logica commerciale in cui siamo immersi, dove tutto si può comprare. vendere, anche i sogni.

Le politiche proibizioniste non hanno avuto alcun risultato se non quello di rovinare la vita a tanti ragazzi e ragazze,  di colpevolizzare il sintomo di un malessere profondo della nostra società, che oggi si mostra nei suoi aspetti più virulenti.

Affrontare il discorso sulle droghe oggi dovrebbe comprendere il discorso sulla liberalizzazione e sulla necessità di offrire alternative e spazi sociali ai giovani, mentre a Genova si chiudono regolarmente centri di aggregazione che hanno l’unica colpa di essere politicamente connotati da una bandiera diversa da quella dell’amministrazione.

Purtroppo, anche nelle scuole, non si affronta più il  problema con l’attenzione che meriterebbe e, troppo spesso, si fa finta di non vedere anche per evitare conflittualità indesiderate con famiglie non sempre disposte a capire che il problema esiste.

Un buon punto di partenza, soprattutto per  i ragazzi più giovani, sarebbe quello di istituzionalizzare e rendere obbligatorio nelle scuole Unplugged, un programma di prevenzione delle dipendenze, che senza terrorismo psicologico, senza  allarmismo, porta i ragazzi a riflettere su sé stessi, ad aprirsi sui problemi che hanno, a scoprirsi simili e sofferenti degli stessi mali. Solo più avanti si parla di sostanze e alcool,  dei motivi che portano alla dipendenza e di come affrontare i pericoli ad essi legati.

Per i ragazzi più grandi, quelli che nella dipendenza ci sono già, bisognerebbe cominciare a parlare di quel grande tabù che è il consumo responsabile. Insegnare come non arrecare troppo danno osé stessi e agli altri.

Pura fantascienza in un paese dove sul problema si ragiona con logiche del secolo scorso,  dove si torna a emarginare con forza chi è diverso e a considerare i drogati come feccia, invece che come esseri umani che lanciano un grido d’aiuto.

 

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