Archivia Settembre 2019

Cos’hanno in comune Vespa e Fabio Volo

volograndefoto tratta da Corriere.it

Vespa dice a una donna sotto protezione per tentato omicidio da parte dell’ex compagno che, se avesse voluta ucciderla davvero, l’avrebbe fatto, mostrando insospettate conoscenze criminologiche e doti di preveggenza.

Fabio Volo si unisce a Rita Pavone, che ha invitato i Pearl Jam a suonare a casa loro perché hanno osato chiedere di aprire i porti ai migranti e a Salvini, che ha affermato che Roger Waters lo ha attaccato perché in cerca di notorietà, con il suo attacco ad Ariana Grande, rea di fare il suo mestiere, quello della popstar, che comporta anche il giocare con gli ammiccamenti sessuali nei suoi video.

Cosa hanno in comune questi due episodi? Il fatto che Vespa non avrebbe mai fatto quell’affermazione se davanti a lui avesse avuto un uomo e Fabio Volo non si sarebbe mai sognato di dire che Mick Jagger, che quanto ad ammiccamenti sessuali va da decenni ben oltre la povera Ariana Grande, è una rovina per i genitori di figli maschi.

Vespa e Volo hanno in comune un maschilismo becero, rozzo e volgare, assai diffuso nel nostro paese, e l’incapacità di comprendere quanta mancanza di rispetto per le donne ci sia nelle loro parole.

Volo è un mediocre scrittore che deve la sua popolarità ai luoghi comuni, ne sciorina a palate nei suoi libri, ammantati dello stesso falso moralismo ipocrita che lo ha portato a criticare pose e atteggiamenti di un’artista che vende milioni di dischi nel mondo. In fondo, con le dovute differenze, ci mancherebbe, il suo atteggiamento puritano non è dissimile da quello dei terroristi islamici che, considerando la popstar un simbolo della decadenza dell’occidente, hanno attentato alla sua vita durante un concerto in Inghilterra, uccidendo alcuni dei suoi giovani fans, colpevoli di volersi divertire. Come la Pavone quando ha attaccato una delle più grandi rock band del mondo, probabilmente gioca anche l’invidia del mediocre per chi, grazie a un innegabile talento, ha raggiunto un successo planetario che lui può solo sognare.

Diverso il discorso per Vespa, che ci ha abituato a nefandezze di ogni tipo, dagli inviti ai figli dei mafiosi, alle interviste ossequiose al potente di turno, che ha probabilmente commesso una gaffe di cui, a giudicare dalle dichiarazioni successive, non coglie la gravità: lui è proprio così, ipocrita e moralista come Volo, più colto, più presentabile ( sotto certi aspetti) ma altrettanto sgradevole nell’esternare il suo maschilismo.

Questi due personaggi sono lo specchio di un problema che è, in primo luogo, culturale, del costante uso di due pesi e due misure se si parla con un uomo o con una donna. Accade anche sui social: in questi giorni di scissione, gli insulti tra renziani e non renziani sono all’acqua di rose rispetto, ad esempio,a quello che ha dovuto sopportare a suo tempo la Boldrini o, recentemente, la neo ministra dell’agricoltura. Appena gli viene concesso spazio, il machismo, il concetto dell’inferiorità intellettuale della donna o, per citare il raffinato commento di Volo, l’apputtanamento della stessa, viene fuori con regolarità impressionante.

Ecco che se non è stuprata da uno straniero, allora sì, gli viene riconosciuto lo status di vittima, la donna diventa colpevole e il vero colpevole è un bravo ragazzo o un gigante buono, un atto bestiale come uno stupro di gruppo si trasforma in una ragazza e una ragazza violentata perché aveva bevuto un bicchiere di troppo poteva, naturalmente, non bere, se l’è andata a cercare.

La madre invece, è sempre la madre, anche se non adatta, non presente, non adeguata per colpe non sue, come la madre della bambina mostrata alla folla osannate di Pontida, a cui i servizi sociali avevano strappato la figlia, quando invece avevano semplicemente svolto in modo egregio il proprio lavoro.

Non se ne esce da questa concezione arcaica, da questo punto di vista primitivo, favoriti anche da un livello culturale medio generale che scende a picco ogni giorno di più, non se ne esce perché, se l’informazione e la cultura ( con Volo parlare di cultura è un po’ esagerato, ma vabbè) scivolano sullo stesso terreno dell’uomo della strada chi aiuterà l’uomo della strada a rialzarsi?

La scuola può fare molto ma la scuola opera nella realtà quotidiana che è sempre più discriminante, offensiva, violenta, come leggiamo ogni giorno dalle cronache.

Se chi può influenzare l’opinione pubblica la segue nelle sue peggiori rappresentazioni, se in un paese che ha vissuto Ruby e le Olgettine c’è ancora chi considera le pose sexy di una popstar immorali e sconvenienti e ritiene possano vanificare il lavoro quotidiano di un padre e di una madre nell’educare le figlie, se in quest’Italia dove le donne vengono picchiate, bruciate, deturpate con l’acido, uccise quasi ogni giorno un giornalista di fama si sente in dovere di regalarci una perla di saggezza in proposito, quale possibilità ha la scuola di intervenire in profondità per cambiare le cose?

Non è questione di quote rosa o di pari opportunità è questione di rispetto, sentimento che sembra ormai scomparso dal nostro paese a tutti i livelli, in particolare quando al centro dell’attenzione ci sono delle donne.

La strada per una reale parità, che a tutt’oggi è solo sulla carta, come molti altri principi della nostra Costituzione, è ancora lontana e, paradossalmente, in questi ultimi anni, sembra essere diventata sempre più in salita.

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Renzi: un divorzio necessario

Che non abbia mai avuto uno spiccato senso strategico è noto: ogni volta che ha tentato di fare uno strappo, per citare il caso più clamoroso, il referendum costituzionale, l’ha fatto nei modi e nei tempi sbagliati.

Che abbia capacità fuori dalla norma è altrettanto indubbio, anche se la media dei politici italiani è di livello talmente basso che, a malignare, viene a dire che non è che ci voglia molto.

Che si ami alla follia e l’autocritica non sia il suo forte traspare anche dalle dichiarazioni rilasciate oggi: nessun rimpianto per gli errori commessi, la colpa del suo fallimento è dei franchi tiratori interni al partito, la riproposizione di uno storytelling del suo governo che non corrisponde alla realtà.

Nonostante quanto scritto sopra la scissione di Renzi appare, senza dubbio, necessaria, probabilmente in ritardo di parecchio rispetto a quando avrebbe dovuto essere consumata, ma del tutto fuori tempo, come spesso è accaduto all’uomo di Rignano.

Renzi se ne va lasciando una posizione di forza, è questo va a suo merito: è stato il demiurgo dell’alleanza innaturale con i Cinque stelle per frenare l’avanzata di Salvini ( e il tempo dirà se questo è un merito), il suo discorso al Senato è stato il discorso di uno statista, perché adesso?

E’ ovvio che la mancata presenza di toscani al governo è un’idiozia, un pretesto per uno strappo che sembra, tuttavia, in contrasto come quanto Renzi dichiara: ha fatto di tutto per formare il governo e il giorno in cui il governo si insedia, lascia, non esattamente come Cincinnato, a giudicare dalle sue intenzioni.

Io non nutro simpatia per Renzi, non sopporto il suo ego, il suo vittimismo, la sua scarsa capacità di assumersi le responsabilità dei fallimenti, quindi quando stamattina ho visto che la scissione, finalmente, è cosa fatta, ho tirato un sospiro di sollievo: forse potrò tornare a votare Pd, un domani, e credo sia il pensiero di molti, a sinistra.

Questa scissione così fuori tempo mi sembra una vendetta consumata a freddo in un momento in cui non se ne sentiva davvero il bisogno, l’ennesimo errore tattico di un grande politico incompiuto, come si dice nel calcio, un grande talento nei piedi ma un cervello non sempre collegato agli stessi.

Mi sento però, nonostante l’antipatia che mi separa da lui, di fargli gli auguri per questa nuova avventura: c’è bisogno di un partito di centrodestra liberale e democratico,nel nostro paese, e Renzi è l’uomo giusto per guidarlo.

Quanto al Pd, vedremo come uscirà dalla palude in cui si è, giocoforza, immerso e potremo finalmente valutare la statura di Zingaretti,sperando che ci riservi liete sorprese.

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La fine della vergogna

Bambina BibbianoImmagine tratta da Corriere.it

Sarà che con i bambini ci lavoro e con i servizi sociali ci collaboro spesso, sarà che la storia la insegno e certe cose le ricordo, certe immagini sono rimaste fissate nella mia memoria: il bambino con le braccia alzate del ghetto di Varsavia, i bambini vietnamiti nudi in braccio alle madri, il piccolo profugo sulla spiaggia, inerte, ecc., ma l’immagine di Salvini che tiene in braccio la bambina di Bibbiano, oltre a trovare il suo posto nella galleria orribile delle violenze ai danni di minori, mi ha impressionato, ha scosso qualcosa di profondo dentro di me, provocando un disagio che non riesco a scacciare.

Il mio disgusto va sia a Salvini sia a quei genitori che non hanno esitato a offrire la loro figlia perchè partecipasse a uno spettacolo di speculazione politica infima e criminale. Sui certi genitori, su certe famiglie ci sarebbe molto da dire, ci vorrebbe uno studio accurato condotto da specialisti per dirci cosa stanno diventando certe famiglie italiane. Io la mia idea ce l’ho, ma la tengo per me.

Anche sul lavoro ingrato, pesante, frustrante, mal pagato e ancora meno considerato  svolto quotidianamente dai servizi sociali ci sarebbe molto da dire, mi limito a ringraziarli.

Ieri a Pontida è andata in scena la fine della vergogna, si è superato un limite che già era assai traballante con la storia della nipote di Mubarak e che adesso è stato definitivamente abbattuto. Chiederei alla sig.ra Salvini, offesa per il commento del giornalista Sanfilippo, commento che appare, alla luce di quanto accaduto in seguito, assolutamente appropriato, cosa ne pensa di un uomo che mostra una bambina come un trofeo per strumentalizzare in modo indegno uan vicenda dolorosa ancora da capire ediffamare una categoria, quella degli assistenti sociali. Gli chiederei, ancora, cosa ne pensa, di un uomo che con i suoi blocchi alle Ong è moralmente responsabile, insieme al governo precedente, insieme al presidente del consiglio attuale, della morte di decine di bambini in mare.

Questa doppia morale è secondo lei accettabile? I bambini valgono a seconda del colore della pelle o della possibilità di sfruttarne l’immagine per fini politici? Quello di Salvini e dei genitori della piccola è un comportamento sano, educativo, corretto, degno di un paese civile? E’ accettabile ironizzare perfino sul nome della bambina per beffeggiare un’altra ragazzina che si batte per un mondo migliore?

Qualcuno pensa che la sinistra abbia trovato un nuovo nemico e ci si accanisca contro, io penso che siano la ragione e l’umanità ad aver trovato un nuovo nemico e  che sia necessario accanirsi contro di lui al di là dell’appartenenza politica, per la difesa di quei valori laici che sono alla base della civiltà europea, i valori sanciti dalla rivoluzione francese.

Non credo neanche che la marmaglia demente di Pontida, quella che confonde l’ebraismo con la cittadinanza, il cristianesimo con la sua parodia ipocrita e applaude l’ostensione di quella bambina traumatizzata, vada messa sotto silenzio, ignorata: lo insegna la storia che a ignorare i mostri, piccoli o grandi che siano, li si nutre.

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Non esultiamo troppo presto: Pontida è vicina

Italy Salvini immagine tratta da Ansa.it

La volgarità ostentata, la violenza verbale fuori e sul palco di Pontida, sono segnali di un consenso ancora forte nei riguardi di Matteo Salvini, che considero una delle figure più inquietanti e negative di una politica italiana che di figure inquietanti e negative ne ha viste parecchie. Un uomo di uno squallore che appare senza fondo, patologico, spaventoso.

Il nuovo governo si regge su un equilibrio precario, nasce da un compromesso obbligato dettato dalla necessità di fermare, appunto, Salvini e la sua barbarie, ma va detto chiaramente che, a una parte del Movimento, quella barbarie non dispiace e lo stesso Di Maio non è scevro da dubbi riguardo, ad esempio, a una svolta nella politica sullì’immigrazione. Gli attacchi di Di Battista, l’uomo senza qualità dei Cinque stelle, vanno letti in questo senso.

Ho trovato personalmente agghiacciante un’ìintervista a Bersani, in cui l’ex segretario del Pd sembrava parlare come un esponente della destra: non possiamo accoglierli tutti, dobbiamo aiutarli a casa loro, quello che ha fatto il governo precedente non è tutto da buttare, ecc.

Non vorrei che anche il Pd, alla ricerca del consenso dilapidato ignominosamente da Renzi, si spostasse a destra, se non nei toni, nei fatti. Sarebbe una scelta sbagliata e autolesionista, la stessa che, credo, abbia paventato Calenda, una delle poche persone dotate di cervello in questo momento, prima della sua scelta.

Quanto a Renzi, vada via, fondi la sua formazione di centrodestra liberale, ce n’è bisogno in questo paese, e cominci una nuova carriera politica che gli auguro migliore della precedente, liberi il Pd della sua ingombrante presenza e continui a sostenere il governo. Attacchi come quello sull’assenza di toscani al governo, oltre che strumentali e privi di senso, contraddicono le dichiarazioni sue e della Boschi di non voler far parte a nessus titolo del governo. A che gioco sta giocando l’abbiamo capito da tempo, ci dia un taglio.

Il governo  deve stare attento a ogni passo, a rifuggire dalle tentazioni populiste ed  a emanare provvedimenti incisivi e strutturali, deve attuare un’azione politica al posto della non politica urlata e canagliesca dei leghisti.

Per i Cinque stelle è il momento della maturità, hanno la grande responsabilità di rinunciare alle chiacchiere e di fare politica seria e ragionata, di cacciare gli slogan nel cestino e cominciare a lavorare seriamente. Gli inizi sembrano incoraggianti, vedremo.

Ma sono le persone civili di questo paese a dover dimostrare di essere maggioranza, a dover smentire le bugie di Pontida, a dove rispondere agli insulti con i fatti, a combattere razzismo e discriminazione quotidianamente, in ogni luogo, senza cedere nulla.

L’alternativa è il ritorno dei barbari e della barbarie, quella vera, quella che per quattordici mesi abbiamo visto e visssuto con la tacita complicità di un presidente del consiglio con la memoria del criceto.

Ci sono tanti miserabili in questo paese che vanno rimessi al loro posto. No, non vanno ripuliti, come vorrebbe fare Salvini con gli immigrati, ma vanno messi davanti a uno specchio nella speranza che la loro squallida immagine riflessa generi vergogna, sentimento che sembra non abitare più da queste parti.

Quanto a Salvini va diffamato, quotidianamente, smentito e sputtanato senza pietà, è un portatore di guerra e la guerra, come diceva Remarque, va appunto diffamata.

 

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Salario minimo: perché è una scelta sbagliata.

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Sui social si  leggono gli abituali attacchi ai sindacati accusati di essere collusi con i poteri forti, ecc. Il motivo? La contrarietà dei sindacati confederali all’introduzione del salario minimo.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: tutit i lavoratori dipendenti sono contrattualizzati in Italia, restano fuori gli atipici e le false partite Iva, quelli a cui sarebbe diretto il provvedimento, circa il 10% dei lavoratori.

La proposta di Pd e Cinque stelle, con alcune differenze sostanziali, il pd propone nove euro netti, i CInque stelle nove lordi, abbasserebbe il salario minimo garantito per alcune categorie, facendo, di consequenza, decadere i contratti. Ma i contratti non stabiliscono solo il salario: regolano l’orario di lavoro, i rapporti interni, la sicurezza sul lavoro, i compensi aggiuntivi,  insomma tutte quelle estensioni del welfare che, in caso di disdetta del contratto, verrebbero meno.

Senza contare che, gravando il salario minimo sulle imprese, in particolare piccole imprese, soprattutto del mezzogiorno, queste inevitabilmente assumerebbero in nero e quelle che rispettassero le regole aumenterebbero i costi per rientrare, con una ricaduta a catena sull’economia.

Il Jobs act di renzi, prevedeva che il salario minimo si applicasse solo alle categorie non contrattualizzate.

Bisognerebbe quindi evitare di fare del salario minimo una battaglia demagogica destinata a risolversi in un fallimento come il reddito di cittadinanza, sedersi a un tavolo con le parti sociali e trovare una soluzione adeguata, altrimenti si rischia di danneggiare non solo quei lavoratori che si vorrebbe tutelare ma anche tutti gli altri.

Meglio sarebbe, intanto, controllare che i contratti vengano rispettati e smascherare i finti contratti di certe aziende e cooperative e combattere una battaglia senza quartiere contro il lavoro nero e la sicurezza sul lavoro, due problemi gravissimi e irrisolti.

Che i Cinque stelle non amino i sindacati è noto, sentendosi i rappresentanti del popolo e considerando tutti gli altri servi del sistema. Il sospetto è che dietro questa proposta ci sia l’intenzione, neanche troppo nascosta, di ridurre  il ruolo dei confederali togliendogli lo strumento principale di tutela dei lavoratori: il contratto nazionale.

Meglio sarebbe, a parere di chi scrive, contrattualizzare e garantire i diritti di quel dieci per cento di lavoratori interessati alla questione e controllare il rispetto dei contratti in tutti gli altri casi, compresi quei finti contratti di comodo che proliferano sopratutto nelle imprese del nord. Se poi si vuole introdurre un salario minimo garantito, lo si faccia cum grano salis.

In Europa il salario minimo esiste ed è molto inferiore rispetto a quanto proposto dai nostri politici.

Nessuno nega che in Italia esista una questione salariale ma va affrontata seriamente, con le parti sociali e senza certi afflati populistici, che sembrano aver contagiato, in parte, anche la sinistra.

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Non è un paese per donne

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Speriamo che la condanna all’ergastolo dell’infame che ha bruciato Sara Pietrantoni sia l’inizio di un cambiamento non solo legale ma anche, soprattutto, culturale.

Per la prima volta lo stalking viene riconosciuto come un’aggravante e, giustamente, l’assassino è stato condannato per questo all’ergastolo. ma la situazione, nel nostro paese, è ancora ben lontana dal limite minimo di decenza.

Basta pensare a quanto successo a Genova, dove, con tanto di approvazione da parte del Municipio di Levante e del Comune, era stato organizzato un incontro con un blogger che considera lo stalking una bufala. Solo  l’uscita su giornali nazionali della notizia ha provocato la sospensione dell’evento che, quasi certamente, qualche mese fa, si sarebbe celebrato senza problemi.

Il caso di Elisa, strangolata e uccisa due volte, dal suo assassino e da alcuni giornali, è emblematico. Elisa, prima di essere uccisa, è stata oggetto, appunto, di stalking, da parte di quello che qualcuno ha definito un “gigante buono”. Il suo assassino è stato difeso da alcuni giornali, dipinto come un uomo sensibile, altri hanno messo in risalto la notizia che la ragazza era, forse, lesbica, come se fosse un motivo per indurre l’uomo all’omicidio.

Lo stalking è un reato riguardo il quale, va detto forte e chiaro, spesso sono proprio le forze dell’ordine, in sede di denuncia, a minimizzare, a considerare un peccato tutto sommato veniale, un atteggiamento del tutto comprensibile da parte di un pretendente respinto.

Non è così, intanto si tratta di una manifestazione patologica e ossessiva, l’incapacità di accettare un rifiuto denota spesso narcisismo patologico oltre che  una violenza in nuce che, troppo spesso, diventa manifesta. In secondo luogo si tratta di una grave mancanza di rispetto nei confronti dell’altra: secondo la vulgata squallida, da bar riportata sui giornali in ogni occasione la donna non capisce, accetta e poi rifiuta le avances, provoca, ecc.

Il pensiero che una donna possa scegliere in piena consapevolezza con chi avere una relaizone e con chi no, non  sfiora nemmeno certi inchiostrai.

In questo paese il delitto d’onore è stato abolito nel 1981, siamo anni luce in ritardo riguardo la parità uomo donna, c’è una diffusa discriminazione sociale su molti luoghi di lavoro nei riguardi delle donne, stiamo ancora a blaterare di quote rosa, sembriamo un altro pianeta rispetto ai paesi del nord Europa.

La scuola dovrebbe  avere un ruolo importante nel rispetto della diversità di genere ( non solo uomo donna, ma anche Lgbt) ma si scontra con un contesto culturale maschilista, omofobo, retrogrado e meschino a cui il recente governo di destra ha aggiunto sfumature grottesche con la sua presunta e ipocrita difesa della famiglia tradizionale.

Sono offensive  nei riguardi delle donne, oggettivizzate, rappresentate come futili e disponibili se adeguatamente ricompensate, il 90% delle pubblicità televisive e delle copertine delle riviste, sono offensivi nei riguardi delle donne le foto che ritraggono Salvini in atteggiamenti da macho mentre, con un super alcolico in mano, si diletta con coriste seminude, lo sceicco con il suo harem, per non parlare di quello che abbiamo letto sui social e sentito dalla bocca dell’ex ministro nei riguardi di Carola Rackete, esempio di donna che terrorizza una buona parte dei maschi italiani.

E’ offensiva la maglietta indossata da quel sindaco, se non puoi sedurla puoi sedarla, a mio parere passibile di denuncia per istigazione a delinquere, è offensivo quell’assessore che ha invitato Emma Marrone, rea di avere espresso un’opinione  sui migranti, ad aprire le cosce, ecc.ecc.ecc.

Gli esempi sono tanti perché sono quotidiani, insinuazioni e insulti grossolani che gli autori si guarderebbero bene dal rivolgere a un uomo. I social, poi, sono una vera pattumiera, ricordo solo le infamità scritte su Silvia Romano, di cui ancora non abbiamo notizia, tra le altre cose.

Finchè un ex ministro commentando il nuovo governo dirà che è composto per la maggior parte da omosessuali, come se fosse un’aggravante, o i giornali commenteranno l’outfit della nuova ministra dell’agricoltura, piuttosto che le sue prime, assai infelici, a mio parere, uscite riguardo gli Ogm e i trattati internazionali, le sentenze saranno inutili, serviranno a creare un precedente e a poco altro. Non saranno le leggi a cambiare un habitus culturale.

Non vedo nè la volontà politica nè un impegno sociale diffuso orientato a cambiare la situazione. Servirebbe un impegno diverso da parte dei media, delle agenzie di pubblicità, dell’informazione pubblica e privata, della politica e della scuola, servirebbe regolamentare la rete senza ledere il diritto d’opinione ma senza confonderlo col diritto di diffamare e insultare. E’ una strada difficile da percorrere, in un paese che ha perso i suoi orizzonti valoriali e sembra orientato verso una pericolosa involuzione.

Ma, chiudo con una domanda, se il mondo dei media, la politica e la scuola non si occupano di questo, a che servono?

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Ipocriti per natura

Sanfilippo

Non c’è nulla da fare, non c’è soluzione: gli italiani sono ipocriti per natura ed è qualcosa con cui bisogna convivere.

Il povero giornalista Fabio Sanfilippo esprime con sarcasmo, in un post su Facebook, la sua rabbia nei riguardi dell’ex ministro degli interni e viene pubblicamente messo alla gogna, dall’ex ministro, dai suoi servi e dalle anime belle del Pd, Renzi in testa, che esprimono una solidarietà del tutto fuori luogo. Una solidarietà all’uomo ( si fa per dire) che continua a definirli il partito di Bibbiano.

Esilarante è poi il provvedimento di sospensione per il giornalista, quando Feltri, Belpietro, Giordano e compagnia cantante, continuano a vomitare quotidianamente i loro insulti nei riguardi di chiunque non la pensi come loro, parlando senza problemi di governo dei terroni, di infami, ecc. Ricordo che della compagnia fa parte anche la Maglie che, qualche mese fa, augurò a Greta di essere schiacciata da una macchina, senza che qualcuna delle anime belle si indignasse per questo. Di Fusaro non parlo perché infierire sui casi clinici non è carino.

Io non sono un’anima bella e, con l’età, sto diventando anche intollerante, ma, soprattutto, ho buona memoria, al contrario di tanti compatrioti. Non dimenticare è il primo passo per non ritrovarsi a commettere gli stessi errori.

Ricordo che Salvini ha difeso senza pudore assassini per pubblicizzare il suo decreto sulla legittima difesa, decreto emanato per proteggere assassini, ricordo che ha sequestrato esseri umani allo stremo per giorni, ricordo che ha quotidianamente insultato i migranti, flirtato con i gruppi neonazisti della penisola, quelli che parlano di supremazia bianca, come il governatore di Milano, ricordo che ha insultato la comunità LGBT tacciandola di anormalità e di essere contronatura, senza contare che, da credente, mi ha irritato ogni volta che ha nominato il nome di Dio e della Madonna in mano.

Per quattordici mesi quest’uomo ( diciamo così) ha seminato odio, ha diviso il paese, ha dato voce agli italiani peggiori, ha mentito senza vergogna per poi, vigliaccamente, tirarsi indietro quando era arrivato il momento del redde rationem. 

Salvini ha provocato una devastazione etica e morale senza precedenti, una diminuzione  del tasso di umanità nel nostro paese che difficilmente si potrà recuperare in tempi brevi.  Al suo confronto, Berlusconi è un nonno un po’ birichino.

Adesso, non trova di meglio da fare che frignare come il bambino capriccioso che è di fronte a un attacco personale all’acqua di rose rispetto a quelli che lui, i suoi servi e Morisi, il suo braccio armato della Rete, lanciavano e continuano a lanciare quotidianamente a decine dagli schemi televisivi, dai giornali, dalle televisioni, ecc.

Mi spiace, ma di fronte ai fatti, di fronte alla quotidianità avvelenata di questo paese dove si prendono a calci bambini tre anni, dove si toglie la mensa ai bambini stranieri, m dove si schedano gli insegnanti di sinistra per poi, magari, sospenderli senza giusta causa, dove si invita ad armarsi e scendere in piazza contro un governo legittimo, se c’è qualcuno a cui esprimere solidarietà è il giornalista Sanfilippo e a lui va tutta la mia comprensione.

 

 

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Il voto degli ipocriti

Piattaforma rousseau

Delegare una proposta di alleanza politica a un ristretto numero di votanti che esprimeranno la loro opinione in proposito su una piattaforma dichiarata dal garante non affidabile, è una enorme ipocrisia.

La delega, +ai rappresentanti dei Cinque stelle, è già stata data col voto (e ampiamente tolta alle europee), non siamo una democrazia diretta, per fortuna, ma una democrazia rappresentativa e dunque, la votazione di oggi, è semplicemente una dimissione di responsabilità, l’ipocrita artifizio di un leader che si è già ampiamente delegittimato da solo e si trova in evidente stato confusionale.

La democrazia diretta è una calamità, legata com’è all’umore della gente, alla famosa pancia del popolo, popolo che non  ha gli strumenti itnellettuali e concettuali per scegliere responsabilmente, per capire quale sia la reale alternativa a questa alleanza di governo, mal digerita da entrambe le parti ma necessaria.

Il Pd non avrebbe dovuto accettare questa pagliacciata, specie dopo le polemiche dei giorni precedenti e la faccia tosta con cui Di Maio ha difeso l’operato fallimentare del precedente governo. Credo che Zingaretti, al contrario di Di Maio, del suo fratello scemo Di Battista e dell’uomo flessibile Paragone, sia l’unico ad avere  ben presente il vero obiettivo di questa alleanza: evitare che il paese vada in fallimento per la sciagurata politica economica dell’esecutivo precedente, e stia operando per senso di responsabilità, perché da questa operazione il Pd ha solo da perdere.

Renzi, abile e paraculo, come sempre, non esattamente coraggioso, come sempre, ha lanciato il sasso, ritirato la mano e lascia fare il lavoro sporco agli altri, rilasciando interviste e commenti in cui gioca, come sempre, a fare lo statista. Capisco sempre più il desiderio di Zingaretti di regolare i conti con questo narcisista patologico incapace di mettersi al servizio del partito che, con un atteggiamentoi diverso da parte sua, potrebbe risalire la china dal baratro in cui l’uomo di Rignano l’ha fatto sprofondare.

Ma a spaventare, in questo periodo, è anche il nulla che c’è dall’altra parte; una destra isterica e meschina che parla solo per slogan fiacchi ed è convinta che a fare i cattivi, a infierire su chi non può difendersi si guadagni consenso, una destra con un leader bolso e rintronato, ben incollato alla sua poltrona, nella speranza di non rispondere alle sue malefatte in tribunale, in attesa come uno sciacallo che il cadavere del nemico gli passi davanti, una destra che non ha una, che sia una idea di politica.

E poi i Cinque stelle, incarnati perfettamente da un leader che non ha idee che vadano oltre i discorsi da autobus, arrogante, ignorante, irresponsabile, mal consigliato da due totali e inutili dementi, guidato dall’alto dal padrone del vapore, un nessuno che crede di poter dettare legge e per ritrovare autorità deve sottomere il proprio operato al giudizio del suo popolo, giudizio che potrebbe essere manipolato e indirizzato verso una precisa direzione.

Comuqnue vada a finire questa stagione grottesca della nostra politica, finirà male.

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