Archivia Settembre 2019

Breve dizionario antropologico della sinistra

usbecomunismo

Il futuro è solo a sinistra e questa breve disamina mostra che il nostro paese non ha futuro.

Le brave persone

I peggiori. Democristiani, ex attivisti che hanno fatto i soldi, borghesi, rimasti nell’ombra del partito per convenienza e rispettosi della regola che recita che i rivoluzionari da giovani diventano conservatori da vecchi. Ipocriti. Sono quelli moderati, che ragionano a lungo prima di prendere una posizione e poi scelgono quella più scontata, banale, per non scontentare nessuno, specie quelli come loro. La maggioranza degli elettori di sinistra e la totalità degli elettori di Renzi. Moralisti e un po’ bigotti. Sono quelli che al G8 la polizia si è difesa, Carlo Giuliani se l’è cercata perché la violenza non è una soluzione, gli stranieri sono un problema ma non possiamo accoglierli tutti  e la povera Greta è manipolata.,

Giudizio: Insopportabili

I nostalgici irredimibili

Teneri, rispettabili, degni di ammirazione. Sono i reduci delle feste dell’Unità, quelli che hanno dato tutto al partito e non hanno ricevuto nulla, hanno riempito le piazze, ottenuto grandi vittorie e cocenti sconfitte. Sempre legati alla speranza che qualcosa possa cambiare in meglio, continuano a spendersi per gli altri. Sempre fedeli alla linea. Sono quelli che al G8 quei bastardi dei poliziotti ci hanno menato, quel povero ragazzo l’hanno ammazzato come un cane, gli stranieri sono esseri umani e vanno trattati come tali, poveri figlioli,  e Greta fa venire i lucciconi tanto è bello vedere di nuovo dei ragazzi in piazza.

Giudizio: Necessari per vedere chi eravamo e cosa siamo diventati.

 I post marxisti intellettuali

Insopportabili. Sono colti, quindi per questo, ancor più colpevoli. usano la retorica come un’arma, contando sul fatto che la gente non capisca un cazzo delle loro ipocrite elucubrazioni e resti affascinata dall’eloquio forbito. Portano avanti l’idea che tutto quello che ha fatto la sinistra sia andato a vantaggio del turbocapitalismo, che tutto quello che si fa a favore degli altri, vada a vantaggio del turbocapitalismo. Quindi gli stranieri sono manodopera a basso costo e conviene farli morire in mare per il loro bene, i diritti civili sono un retaggio del passato, qualunque movimento di rivolta sociale è un’arma di distrazione di massa. Sono quelli che al G8 abbiamo assistito a una nuova edizione di Valle Giulia, Carlo è una vittima delle sue idee che hanno creato il sistema di cui è stato vittima, Greta è una marionetta manovrata dai poteri forti.

Giudizio: Da rieducare mandandoli a lavorare nei campi

I duri e puri

Quelli per cui il muro di Berlino non è mai caduto, la rivoluzione proletaria arriverà quando le nuove masse proletarie d’oriente prenderanno coscienza di essere una forza, il capitalismo è ormai allo stremo, la lotta deve essere dura, i fautori degli scioperi a oltranza, sempre dalla parte degli ultimi. Sono quelli che al G8  le hanno prese di brutto, Carlo è un eroe e Greta va supportata cercando di far crescere in questa nuova generazione di ragazzi una coscienza politica di classe.

Giudizio: Rispettabili per la gran maggioranza, fuori dalla realtà, utopisti, ma necessari. Al loro interno, molti paraculi.

Gli incazzati neri

Quelli che hanno sempre creduto che se vuoi essere d’esempio agli altri devi farti un culo così e non accettare compromessi, quelli che hanno visto il partito cercare consenso tra i nemici di ieri, quelli che vorrebbero una linea politica , quelli che si impegnano quotidianamente, ostinatamente, anche se non ci credono più, quelli che si spendono per gli altri senza chiedere nulla in cambio, quelli che non hanno mai abbassato la testa, quelli che odiano la retorica e le posizioni di comodo. Quelli che il G8 è stato l’inizio, una sospensione dei diritti  civili inaccettabile, un massacro preparato con cura, Carlo Giuliani una vittima predestinata e aspettiamo ancora giustizia, Greta una speranza e lasciamoli crescere questi ragazzi.

Giudizio: Gli sconfitti di sempre. 

 

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Un paese di ipocriti benpensanti

se il clima fosse stato una banca

Lasciamo perdere Fusaro, un esempio lampante che la cultura non solo non fa sempre bene ma, se usata a sproposito, è dannosissima. Lasciamo perdere Feltri, Facci, e il letamaio di destra, gente orripilata dal libero pensiero, anzi, gente orripilata dal pensiero tout court.

Anche Cottarelli si sente in dovere di pontificare sulla manifestazione di ieri dicendo che avrebbe avuto maggiore valore se i ragazzi l’avessero fatta di domenica. E così tanti altri benpensanti, brave persone, borghesi per bene, a dire che è inutile manifestare se non si rinuncia agli abiti di marca, ai cellulari, etc. Tutta una serie di luoghi comuni triti e ritriti che testimoniano solo una cosa: questa gente non conosce minimamente i ragazzi di oggi, o almeno, una parte consistente di loro. Io, per lavoro, sono obbligato a conoscerli.

Tre milioni di persone rubavano la connessione alle pay tv per vedersi partite e film a sbafo, i sindacati sanno benissimo che se non si organizza uno sciopero di Venerdì o di Lunedì la gente non partecipa, siamo il paese dell’evasione fiscale più alta d’Europa, in Italia si ruba su tutto, siamo il paese delle raccomandazioni, del mi manda Picone, delle mafie e della speculazione edilizia, ultimamente siamo un paese razzista e disumano, l’ipocrisia scorre a fiumi, la politica è ridotta a barzelletta e sta gente si preoccupa di pontificare su un milione di ragazzi scesi in piazza anche per loro, discettando sulle giustificazioni e, come sempre succede, guardando il contorno ( in modo ipocrita e stupido) e perdendo di vista la sostanza.

Perché la sostanza, caro Cottarelli e compagnia cantante, è scomoda per i borghesi come lei, perché la sostanza è che quei ragazzi vogliono un mondo sostenibile e per avere un mondo sostenibile bisogna rinunciare tutti a qualcosa perché chi non ha niente abbia qualcosa, perché una vera politica ambientale seria non può che orientarsi verso la decrescita e la decrescita non è per niente felice, no, è una cosa sgradevole specie per chi ha le tasche piene.

Parlare di decrescita in un  paese dove Salvini distribuisce merendine, cibo spazzatura, ai suoi fans perchè non vengano tassate e dove Renzi, un eroe per molti, per me non dico cos’è altrimenti mi querela, difende improvvisamente Berlusconi, il re della cementificazione, il signore delle mani in pasta, una delle figure più corrotte e corruttrici apparse nel paese dopo Andreotti, dove la sinistra ha poche idee ma inutili e i Cinque stelle poche idee ma inutili e dannose, parlare di decrescita nel paese dei tuttologi, degli haters, delle Chiara Ferragni, della tv spazzatura, è semplicemente folle e quei ragazzi che ieri sono scesi in piazza, e pazienza se qualcuno l’ha fatto per saltare scuola, a suo tempo l’ha fatto anche Cottarelli, sono assolutamente folli, splendidamente folli nel loro desiderio di cambiare le cose.

Francamente più del riscaldamento globale irrita i miei neuroni l’ipocrisia di chi ho attorno, questa gente che vive nel suo piccolo mondo creandosi gabbie in cui rinchiudersi per stare tranquilli e non sa più sognare oltre gli spot della televisione.

Irrita le mie sinapsi il qualunquismo, il benaltrismo, chi urla e chi tace, chi per vivere tranquillo non esprime mai un’opinione e chi è contro tutto per per partito preso.

Ma mi irrita più di tutto, chi si rifiuta di pensare che altri, in questo caso i ragazzi e le ragazze scesi in piazza, possano essere migliori di lui. Questo voler uniformare chiunque allo schifo che ci circonda, voler trovare manovratori occulti o ragioni meschine per giustificare l’impegno altrui, il continuo dire avrà il suo interesse a farlo tenendo ben saldo il culo sulla sedia e la bocca ben chiusa, è veramente vomitevole.

Cottarelli, e voi, bravi borghesi, non lo dico più da anni ma c’è un limite a tutto: siete vuoti dentro, avete rotto i coglioni e speriamo che la prossima volta i ragazzi siano una marea che vi sommerga.

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Lettera ai ragazzi/e che credono in un mondo migliore

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Siete tanti, bellissimi e colorati, avete riempito le piazze di gioventù, allegria, sorrisi e rabbia, siete il futuro. Speriamo.

Nel 2001, a Genova, a riempire le piazze c’erano altri ragazzi, colorati e sorridenti, insieme a chi, come me,era un po’ più grande ma ancora incazzato. Chiedevano più o meno le stesse cose: un mondo diverso, un modello di sviluppo diverso, sostenibile, un mondo migliore è possibile, dicevano. Già: un mondo migliore è possibile…

Erano tanti quei ragazzi/e, come voi e facevano paura: i loro sogni si sono spenti contro i manganelli della polizia e nelle camere di tortura a Bolzaneto, uno di loro, Carlo, è stato spento da un maledetto proiettile sparato da un carabiniere. Quelle energie si sono perse nel nulla.

Facevano paura quei ragazzi e anche voi fate paura, lo dimostra la gente che ride di voi, i Vittorio Feltri, i Filippo Facci, gli intellettuaolidi di sinistra di sta minchia, quelli che vi invitano a studiare e quelli che vi insultano. Ride chi ha nel cuore l’odio e nella mente la paura, diceva uno dei cantanti che ascoltavamo ai miei tempi, e a loro, che di sogni non ne hanno più, che si sono venduti al migliore offerente e non sanno guardare avanti oltre il loro naso e dietro oltre il loro culo, chi sogna fa paura, chi pensa agli altri fa paura, chi è diverso fa paura.

Voi siete splendidamente diversi, avete idee e rabbia, non disperdete entrambe le cose, coltivatele, fatele crescere, lasciate che germoglino rigogliose come gli alberi con cui volete riempire il mondo.

Studiate, ragazzi/e. perché siete il futuro e il futuro ha bisogno di gente consapevole di quello che dice, padrona del suo sapere, gente che possa spazzare via i servi e i venduti, gente che non abbia paura di dire sempre quello che pensa. Studiate per voi, per sentirvi più forti, per non farvi imbrogliare, impugnate i vostri libri come armi.

Studiate ma coltivate i vostri talenti, suonate, scrivete, dipingete, danzate, diffondete bellezza, come avete fatto oggi, portate aria fresca in un mondo dove l’aria è stantia e si fa fatica a respirare.

Ma state attenti, perché questo non è solo un mondo inquinato è anche un mondo abitato da pezzi di merda senza scrupoli. Se arrivaste al punto di poter davvero cambiare le cose, se la smetteranno di trattarvi come un fenomeno folcloristico, se riuscirete a diventare una forza vera, state attenti: proveranno a schiacciarvi, l’hanno sempre fatto.

Ma questa gente è stupida, quindi crescete in silenzio, senza clamore, diventate forti e lasciate che polemizzino sulla facenda ridicola delle giustificazioni, gente che sciopera solo il venerdì e che da tempo ha ammainato le proprie bandiere, moralisti del venerdì, lasciateli cuocere nel loro brodo. Siete la parte migliore di questo paese, lontani dall’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto e da quelli che vantano una dignità  fatta di vuoto, scusate se cito ancora il cantautore dei miei tempi.

Restate puri, veri, incazzati: cambiate il mondo, come noi non siamo riusciti a fare e non curatevi delle chiacchiere vuote dei rivoluzionari da tastiera.

Lavoro con voi da vent’anni, vi vedo crescere, cambiare, diventare quasi adulti. Un tempo credevo che la speranza fosse nei prolet, qualcuno di voi forse coglie quest’altra citazione, scusate, ma mi guadagno da vivere spiegando cosa hanno scritto gli altri e citare è un’abitudine, oggi credo che la speranza sia nei ragazzi, nonostante tutto, nonostante quelli che pestano i migranti e alzano il braccio nel saluto romano, nonostante la pessima musica che ascoltate, nonostante siate confusi, autoreferenziali, incapaci di gestire le emozioni, a volte violenti, altre malinconici e persi. C’è comunque  bellezza in voi, la bellezza dell’acqua pura di un fiuume di montagna, la bellezza che è forza, energia, voglia di cambiare: non perdetela e vincerete, presto o tardi.

Il cantautore si chiama Francesco Guccini e se ascoltate Il vecchio e il bambino  scoprirete che quarantanni fa diceva quello che voi dite oggi. In bocca al lupo.

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Il problema è non farli arrivare…o il problema sei tu?

Il problema è non farli arrivare, dice Di Maio dopo l’accordo stipulato dal governo sui migranti, su cui ho scritto ieri.

Trovo che siano parole terribili che, da un lato, strizzano l’occhio all’ala destra del movimento, sempre più di malumore, dall’altro denotano una mancanza di sensibilità sconvolgente in una persona stupida ma giovane come il ministro degli esteri.

Perché stiamo parlando di esseri umani sofferenti, uomini, donne, bambini in fuga dalla guerra e dalla morte per fame, non di pacchi di merci. Ecco, questa deumanizzazione costante a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno, questa continua reificazione di esseri umani ridotti a rifiuti, a cose inutili e ingombranti, è terrificante, va contro tutto quello che, ogni giorno, quando entro in una classe, insegno ai ragazzi e alle ragazze che mi trovo di fronte, va contro tutto quello in cui ho sempre creduto: la solidarietà, la necessità di prendersi cura dell’altro, il concetto che i diritti degli ultimi sono i diritti di tutti.

Mi chiedo: può il Pd accettare dichiarazioni di questo tipo? Può il Pd tollerare un ministro degli esteri dannoso oltre che inutile?

Ma la sinistra oggi sembra più impegnata in una guerra fratricida a base di insulti tra renziani e non renziani che si rinfacciano colpe comuni, più che a migliorare questo paese.

Intendiamoci, non aumentare l’IVA e risanare, almeno un po’, il bilancio dello Stato va benissimo, ma lo Stato è fatto di persone e, in questo momento, lo Stato italiano è fatto, per una parte consistente, di persone parecchio brutte, alcune delle quali sono al governo, altre imperversano sui social insultando persone malate o ragazzine che chiedono politiche ambientali forti, altre ancora continuano a prendersela con i migranti.

Ci vorrebbe un nuovo umanesimo, un ritorno di valori che sembrano scomparsi. Bisognerebbe partire dalla scuola.

Questo governo dovrebbe occuparsi di riformare la scuola, cancellare la 107, uno dei motivi per cui sono felice che Renzi sia andato a terminare la sua carriera invero poco gloriosa nell’oblio, aprire un dibattito pubblico con chi la scuola la fa ogni giorno e decidere quali siano le priorità per tornare a formare cittadini attivi, pensanti, acculturati che possano diventare la classe dirigente di domani, cittadini migliori di Di Maio, insomma, non ci vuole molto. Ma di questo non si parla, non interessa al nuovo governo come non interessava al vecchio.

Mi sembra invece che la linea del governo sia quella di dare un corpo al cerchio e uno alla botte, non scontentare nessuno, rendersi impermeabili alle critiche facendo poco e strizzando l’occhio sia a destra che a sinistra. D’altronde, cosa ci si può aspettare da un esecutivo guidato da un mago del trasformismo, un uomo senza qualità buono per tutte le stagioni e tutte le bandiere?

Chi pensava che avessimo risalito la china, si sbaglia. Continuiamo a scendere, più lentamente, ma scendiamo.

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Il governo senza vergogna, di nuovo.

Quante speranze potevano esserci che un governo formato da una forza di destra, guidata da un post fascista senza alcun retroterra culturale e una forza di sinistra in crisi potessero rappresentare un vero cambiamento rispetto all’esecutivo precedente, il più a destra dell’Italia post fascista? Poche e infatti…

Il recente accordo sulla redistribuzione degli immigrati e le disgustose dichiarazioni di Di Maio che vi hanno fatto seguito, mostrano che questo è un governo senza coraggio, preoccupato di recuperare il consenso elettorale perduto e incapace di svoltare verso una politica diversa.

Sia Conte che Di Maio hanno ribadito che la politica sui migranti non cambia, perpetuando il mito dell’invasione e di un’Italia che non riesce a sostenere il carico dei nuovi arrivi. Così siamo arrivati all’ennesimo accordo scarico barile. Continuando a dire le stesse bugie che hanno fatto la fortuna di Salvini.

E’ evidente che il modello Riace non è stato cancellato solo dall’ignobile sindaco leghista che, poichè non c’è fine al ridicolo, a intitolato il paese a due santi che si occupavano degli ultimi della terra curandoli, ma anche dal Pd, che ha scelto di non Si riaprire il discorso su un esperimento civile e riuscito di integrazione e accoglienza.

Nel paese di Virgilio, la pietas è morta.

Invece di organizzarla l’accoglienza, di aprire un dialogo con le cooperative e le associazioni che si occupano di quelli di cui il governo non si occupa più, per trovare soluzioni, per ridefinire il modello creato da Mimmo Lucano, invece di nominare Mimmo Lucano commissario per l’immigrazione,siamo andati in Europa a frignare, confidando che allontanato il pericolo del lupo cattivo fossero buoni con noi.

Ogni volta che Di Maio apre bocca, un leghista maledice il furor destruendi ( si fa per dire, naturalmente) di Salvini e si chiede perché ha rotto il giocattolo. Quasi ogni volta che un ministro grillino apre bocca, siamo incerti se ridere o piangere.

Zingaretti, dal canto suo, non apre bocca se non per dire banalità, anche adesso che si è liberato dell’ombra di Renzi, partito per altri lidi in cerca di soddisfazione per il suo insaziabile ego. Come lui, anche gli altri capi corrente del Pd, che con Renzi hanno perso un comodo capro espiatorio. La sinistra non abita più qui.

Della condizione di un paese diviso, dove l’odio si respira nell’aria, dove giunte comunali come quella di Genova conducono una guerra puntuale e spietata contro gli ultimi, non se ne parla, della necessità di ricostruire il tessuto etico frantumato del nostro paese, nessuno fa cenno. Come nessuno fa cenno allo ius soli e alla necessità di riforma delle forze di polizia perché mai più nessuno venga pestato in carcere.

L’internazionalismo è uno scomodo retaggio del secolo scorso, così come la solidarietà e la cooperazione, parole che stavano dietro alle bandiere con la falce e il martello dichiarate criminali dall’Unione europea, mentre la bandiera stelle e strisce che ha mietuto quattro milioni di morti in Vietnam più un numero indefinito in Sud America e che continua a farlo, va benissimo, si può sventolare.

In Italia, si preferisce, come sempre, far finta di cambiare tutto per non cambiare niente, continuando sostanzialmente la politica dell’esecutivo precedente, con meno arroganza e meno volgarità ma con lo stesso identico cinismo.

Lo stucchevole gioco delle candidature, lo spettacolo squallido dei voltagabbana, una politica fatta di niente, sono quanto finora ha offerto questo esecutivo, insieme alla promessa di stanziare fondi che non ci sono, di sanare un’evasione fiscale insanabile, di risolvere problemi strutturali del paese irrisolvibili da questa banda di fascistoidi e post sinistroidi che si vergognano di Bandiera rossa.

Posso concludere solo dicendo: che schifo!

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Cos’hanno in comune Vespa e Fabio Volo

volograndefoto tratta da Corriere.it

Vespa dice a una donna sotto protezione per tentato omicidio da parte dell’ex compagno che, se avesse voluta ucciderla davvero, l’avrebbe fatto, mostrando insospettate conoscenze criminologiche e doti di preveggenza.

Fabio Volo si unisce a Rita Pavone, che ha invitato i Pearl Jam a suonare a casa loro perché hanno osato chiedere di aprire i porti ai migranti e a Salvini, che ha affermato che Roger Waters lo ha attaccato perché in cerca di notorietà, con il suo attacco ad Ariana Grande, rea di fare il suo mestiere, quello della popstar, che comporta anche il giocare con gli ammiccamenti sessuali nei suoi video.

Cosa hanno in comune questi due episodi? Il fatto che Vespa non avrebbe mai fatto quell’affermazione se davanti a lui avesse avuto un uomo e Fabio Volo non si sarebbe mai sognato di dire che Mick Jagger, che quanto ad ammiccamenti sessuali va da decenni ben oltre la povera Ariana Grande, è una rovina per i genitori di figli maschi.

Vespa e Volo hanno in comune un maschilismo becero, rozzo e volgare, assai diffuso nel nostro paese, e l’incapacità di comprendere quanta mancanza di rispetto per le donne ci sia nelle loro parole.

Volo è un mediocre scrittore che deve la sua popolarità ai luoghi comuni, ne sciorina a palate nei suoi libri, ammantati dello stesso falso moralismo ipocrita che lo ha portato a criticare pose e atteggiamenti di un’artista che vende milioni di dischi nel mondo. In fondo, con le dovute differenze, ci mancherebbe, il suo atteggiamento puritano non è dissimile da quello dei terroristi islamici che, considerando la popstar un simbolo della decadenza dell’occidente, hanno attentato alla sua vita durante un concerto in Inghilterra, uccidendo alcuni dei suoi giovani fans, colpevoli di volersi divertire. Come la Pavone quando ha attaccato una delle più grandi rock band del mondo, probabilmente gioca anche l’invidia del mediocre per chi, grazie a un innegabile talento, ha raggiunto un successo planetario che lui può solo sognare.

Diverso il discorso per Vespa, che ci ha abituato a nefandezze di ogni tipo, dagli inviti ai figli dei mafiosi, alle interviste ossequiose al potente di turno, che ha probabilmente commesso una gaffe di cui, a giudicare dalle dichiarazioni successive, non coglie la gravità: lui è proprio così, ipocrita e moralista come Volo, più colto, più presentabile ( sotto certi aspetti) ma altrettanto sgradevole nell’esternare il suo maschilismo.

Questi due personaggi sono lo specchio di un problema che è, in primo luogo, culturale, del costante uso di due pesi e due misure se si parla con un uomo o con una donna. Accade anche sui social: in questi giorni di scissione, gli insulti tra renziani e non renziani sono all’acqua di rose rispetto, ad esempio,a quello che ha dovuto sopportare a suo tempo la Boldrini o, recentemente, la neo ministra dell’agricoltura. Appena gli viene concesso spazio, il machismo, il concetto dell’inferiorità intellettuale della donna o, per citare il raffinato commento di Volo, l’apputtanamento della stessa, viene fuori con regolarità impressionante.

Ecco che se non è stuprata da uno straniero, allora sì, gli viene riconosciuto lo status di vittima, la donna diventa colpevole e il vero colpevole è un bravo ragazzo o un gigante buono, un atto bestiale come uno stupro di gruppo si trasforma in una ragazza e una ragazza violentata perché aveva bevuto un bicchiere di troppo poteva, naturalmente, non bere, se l’è andata a cercare.

La madre invece, è sempre la madre, anche se non adatta, non presente, non adeguata per colpe non sue, come la madre della bambina mostrata alla folla osannate di Pontida, a cui i servizi sociali avevano strappato la figlia, quando invece avevano semplicemente svolto in modo egregio il proprio lavoro.

Non se ne esce da questa concezione arcaica, da questo punto di vista primitivo, favoriti anche da un livello culturale medio generale che scende a picco ogni giorno di più, non se ne esce perché, se l’informazione e la cultura ( con Volo parlare di cultura è un po’ esagerato, ma vabbè) scivolano sullo stesso terreno dell’uomo della strada chi aiuterà l’uomo della strada a rialzarsi?

La scuola può fare molto ma la scuola opera nella realtà quotidiana che è sempre più discriminante, offensiva, violenta, come leggiamo ogni giorno dalle cronache.

Se chi può influenzare l’opinione pubblica la segue nelle sue peggiori rappresentazioni, se in un paese che ha vissuto Ruby e le Olgettine c’è ancora chi considera le pose sexy di una popstar immorali e sconvenienti e ritiene possano vanificare il lavoro quotidiano di un padre e di una madre nell’educare le figlie, se in quest’Italia dove le donne vengono picchiate, bruciate, deturpate con l’acido, uccise quasi ogni giorno un giornalista di fama si sente in dovere di regalarci una perla di saggezza in proposito, quale possibilità ha la scuola di intervenire in profondità per cambiare le cose?

Non è questione di quote rosa o di pari opportunità è questione di rispetto, sentimento che sembra ormai scomparso dal nostro paese a tutti i livelli, in particolare quando al centro dell’attenzione ci sono delle donne.

La strada per una reale parità, che a tutt’oggi è solo sulla carta, come molti altri principi della nostra Costituzione, è ancora lontana e, paradossalmente, in questi ultimi anni, sembra essere diventata sempre più in salita.

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Renzi: un divorzio necessario

Che non abbia mai avuto uno spiccato senso strategico è noto: ogni volta che ha tentato di fare uno strappo, per citare il caso più clamoroso, il referendum costituzionale, l’ha fatto nei modi e nei tempi sbagliati.

Che abbia capacità fuori dalla norma è altrettanto indubbio, anche se la media dei politici italiani è di livello talmente basso che, a malignare, viene a dire che non è che ci voglia molto.

Che si ami alla follia e l’autocritica non sia il suo forte traspare anche dalle dichiarazioni rilasciate oggi: nessun rimpianto per gli errori commessi, la colpa del suo fallimento è dei franchi tiratori interni al partito, la riproposizione di uno storytelling del suo governo che non corrisponde alla realtà.

Nonostante quanto scritto sopra la scissione di Renzi appare, senza dubbio, necessaria, probabilmente in ritardo di parecchio rispetto a quando avrebbe dovuto essere consumata, ma del tutto fuori tempo, come spesso è accaduto all’uomo di Rignano.

Renzi se ne va lasciando una posizione di forza, è questo va a suo merito: è stato il demiurgo dell’alleanza innaturale con i Cinque stelle per frenare l’avanzata di Salvini ( e il tempo dirà se questo è un merito), il suo discorso al Senato è stato il discorso di uno statista, perché adesso?

E’ ovvio che la mancata presenza di toscani al governo è un’idiozia, un pretesto per uno strappo che sembra, tuttavia, in contrasto come quanto Renzi dichiara: ha fatto di tutto per formare il governo e il giorno in cui il governo si insedia, lascia, non esattamente come Cincinnato, a giudicare dalle sue intenzioni.

Io non nutro simpatia per Renzi, non sopporto il suo ego, il suo vittimismo, la sua scarsa capacità di assumersi le responsabilità dei fallimenti, quindi quando stamattina ho visto che la scissione, finalmente, è cosa fatta, ho tirato un sospiro di sollievo: forse potrò tornare a votare Pd, un domani, e credo sia il pensiero di molti, a sinistra.

Questa scissione così fuori tempo mi sembra una vendetta consumata a freddo in un momento in cui non se ne sentiva davvero il bisogno, l’ennesimo errore tattico di un grande politico incompiuto, come si dice nel calcio, un grande talento nei piedi ma un cervello non sempre collegato agli stessi.

Mi sento però, nonostante l’antipatia che mi separa da lui, di fargli gli auguri per questa nuova avventura: c’è bisogno di un partito di centrodestra liberale e democratico,nel nostro paese, e Renzi è l’uomo giusto per guidarlo.

Quanto al Pd, vedremo come uscirà dalla palude in cui si è, giocoforza, immerso e potremo finalmente valutare la statura di Zingaretti,sperando che ci riservi liete sorprese.

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