Archivia Luglio 2019

Il nodo della questione

diritticivili

Ieri Giulio Cavalli, in uno dei suoi editoriali ficcanti e puntuali, si chiedeva come mai si fosse scatenato il pandemonio con Carola Rackete e nessuno si occupasse della Gregoretti, la nave della guardia costiera italiana bloccata al largo di un porto italiano per l’ennesima, assurda, inutile prova di forza di Salvini nei confronti dell’Europa.

La risposta è semplice: ieri avevamo la vicenda di una donna giovane, determinata e intelligente che difendeva delle vite umane e ha deciso di rischiare in prima persona per farlo. I migranti non c’entravano, erano solo una variabile del discorso: il nodo della questione era una donna che ha beffeggiato un ministro che si atteggia a macho, facendogli rimediare una pessima figura.

La vicenda della Gregoretti, tanto più folle in quanto, essendo una motovedetta della guardia costiera militare è territorio italiano, riguarda solo i migranti, quindi un argomento che non interessa a nessuno, tanto è inflazionato. Non si può speculare su presunti accordi con gli scafisti, non si possono attaccare le Ong né la tracotanza dei paesi stranieri, non si può, insomma, in alcun modo sfruttare in modo squallido la vicenda, che riguarda solo un pugno di vite umane salvate dai nostri militari, roba di cui non importa nulla a nessuno, quindi la notizia non esiste.

Recenti statistiche riportano che la demenziale politica del ministro dell’interno sta danneggiando fortemente il nostro paese perché della manodopera straniera abbiamo bisogno, mentre gli altri paesi europei ne traggono giovamento alla faccia nostra. Ma anche di questo, non importa niente a nessuno, perfino Repubblica non dà risalto alla notizia, così come si evita di dire che le politiche proibizioniste sulle droghe, che Salvini vorrebbe inasprire ancora di più, hanno portato l’ottimo risultato di farci salire al primo posto tra i paesi europei riguardo il consumo di droghe leggere.

L’autarchia staliniana, come tutte le autarchie, è un fallimento annunciato ma questo individuo continua a raccogliere consensi tra chi si abbevera a fonti velenose di informazione, tra chi rovista nei letamai del consenso. Nell’era di Internet, ognuno può trovare senza troppa fatica, qualcuno che avvalori le teorie più folli. Il gruppo di miserabili individui che ogni giorno crea notizie false riguardanti disgraziati che non possono difendersi e le diffonde in rete, sta svolgendo indubbiamente un ottimo lavoro per il suo padrone.

E’ evidente che nel nostro paese esiste un problema di garanzia dei diritti civili e la vicenda del giovane assassino americano lo testimonia, non tanto per la foto oscena apparsa sui giornali: a Genova nel 2001 abbiamo visto e sentito ben altro, non tanto per i commenti sulle chat della polizia, che non deplorano l’aver bendato e legato un fermato ma il fatto che la foto sia venuta fuori, purtroppo certi atteggiamenti da parte delle forze dell’ordine non stupiscono più di tanto; a preoccupare piuttosto, è la fiammata di odio seguita all’omicidio del carabiniere, quando è stata diffusa la notizia, falsa, che a commettere l’omicidio fosse stato un nordafricano, e le successive dichiarazioni di Salvini e Bonafede.

La Meloni, Capezzone, Salvini e compagnia cantante, hanno istigato, di fatto, una vera a propria caccia al nero che avrebbe potuto avere esiti ben più gravi se la notizia non fosse stata rapidamente smentita, ricordate Luca Traini dopo le dichiarazioni sull’omicidio di Desirè? Il sospetto è che ci sia il desiderio, da parte di qualcuno, che quello non resti un caso isolato, che il caos dilaghi. In fondo questo governo può essere salvato solo da un nuovo allarme su un nuovo falso pericolo.

Subito dopo, archiviata la brutta figura, sono seguiti i deliri, da parte degli stessi protagonisti più il ministro Bonafede, sul marcire in galera, lavori forzati a vita, eliminazione degli arresti domiciliari, ecc.

Peccato che la nostra legislazione in materia penitenziaria sia improntata al recupero del reo e al suo successivo reintegro nella società. La legge quindi va in direzione diametralmente opposta rispetta quella presa da chi la legge dovrebbe farla rispettare. Ci si chiede a questo punto: perché nessuno chiede l’impeachment di un ministro imbarazzante, incapace, volgare, razzista e nullafacente?

Ci sarebbero gli estremi e ci sarebbe ampio materiale per organizzare un’opposizione dura e puntuale a questo governo, per mettere in evidenza il pericolo che tutti noi corriamo a causa di questo autoritarismo in limine, per costringere i Cinque stelle a buttare giù la maschera e dichiarare la continuità e la subalternità alla Lega. Invece il Pd che fa? Protesta per il figlio di Salvini ripreso su una moto d’acqua della polizia, fatto inelegante ma di caratura e peso specifico molto minore rispetto a quello che Salvini fa e dice ogni giorno.

Certo, nonostante le brutte figure a ripetizione rimediate dal ministro degli interni e dai suoi sodali, i consensi della Lega salgono e questo deve spaventare non poco il Pd. Ma se si continua a guardare ai sondaggi e non si propongono serie politiche alternative a questo tirare avanti sulla pelle degli ultimi che è ormai quello a cui si è ridotta la politica del governo, si commetterà lo stesso errore commesso da Renzi che, non a caso, sta purtroppo rialzando la testa e, cosa ancora peggiore, ha ripreso a parlare.

In questa atmosfera da campanilismo medioevale che aleggia nel nostro paese, in questa canea quotidiana, tra questi fetidi miasmi provenienti dal mare di ipocrisia che ci circonda, un’idea di politica diversa, vera, ragionata forse potrebbe funzionare. O no?

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Invece l’Italia è proprio questa, caro Veltroni

L’errore è quello di pensare che non può essere vero, che il nostro paese non può essere quello che traspare dai social e dai media: involuto, rancoroso, ipocrita, volgare, incapace di usare lo spirito critico o anche, semplicemente, il buon senso, chiuso dietro la rete delle proprie false sicurezze, illuso che un ritorno al passato sia la soluzione.

L’errore è quello di pensare che si possa arginare la deriva etica e morale in cui siamo immersi facendo ricorso al buon senso e alla ragione.

E’ quello che dice Veltroni oggi in un articolo su Repubblica, affermando che l’Italia non è questa. Proprio lui, che non ha mai cercato la rissa né lo scontro, che è sempre stato il leader ideale dei moderati, quel mitico zoccolo di elettori che, secondo la vulgata dell’ultima sinistra, assicurerebbe il successo politico, proprio lui che ,per aver opposto la buona educazione alla polemica gratuita, i fatti concreti alle fantasie, è stato punito dagli elettori e costretto alle dimissioni.

In realtà, l’Italia è questa da molto tempo. Il razzismo è sempre stato presente, solo che era diretto ai meridionali, che, negli anni cinquanta e sessanta, al tempo della grande emigrazione dal nord al sud hanno subito angherie, umiliazioni, discriminazioni, sono stati calunnianti e dileggiati, ma l’hanno dimenticato, visto che molti di loro e dei loro figli, oggi, sono in prima fila a soffiare sul vento dell’odio verso gli altri.

Erano i meridionali a rubare il lavoro, i meridionali erano tutti mafiosi, offrivano le loro mogli ai capi per ottenere favori, erano sporchi e non si lavavano, ecc. ecc.

Sono solo alcuni dei luoghi comuni ancora in voga quando io ero ragazzo e i miei compagni di scuola mi chiedevano se in Sicilia, la terra da cui vengono i miei genitori e dove ci sono le mie radici, davvero incontravi camminando per strada i mafiosi con la coppola e il fucile. Io, figlio di emigranti siciliani, non ho dimenticato.

L’illusione della sinistra è stata che la lotta di classe, la cooperazione, la solidarietà e l’internazionalismo avrebbero aiutato il proletariato a crescere e a riconoscersi come uguale in qualunque parte del mondo, a eliminare le differenze per lottare insieme.

Per un po’ ha funzionato, fino a quando il paese è cresciuto, poi il proletariato si è dissolto, è arrivata la crisi, e con la crisi la necessità di un nemico, di un capro espiatorio da immolare sull’altare della nostra ipocrisia. Si preparava il terreno a Berlusconi e alla sua retorica anti comunista da teatrino di periferia.

Ma prima di lui, nonostante le conquiste delle lotte operaie, la scolarizzazione, il sessantotto, nonostante la sinistra italiana fosse diventata un punto di riferimento europeo, una scuola di pensiero comunista alternativa alla dittatura sovietica,  l’Italia era il paese delle mafie, degli scandali, dell’evasione fiscale, del terrorismo di destra e di sinistra, dell’imperialismo americano. Eravamo già così, eravamo già quello che siamo, nonostante le apparenze. La marcia dei colletti bianchi è lì a provarlo: impiegati contro operai, borghesi contro proletari.

Berlusconi ha dato agli italiani il miraggio della scorciatoia, della via facile al successo, ha sdoganato, più che il fascismo, eterna statua del Commendatore presente ai tavoli del potere, la prostituzione intellettuale, la liceità del mettersi in vendita al miglior offerente, l’amoralità come regola, il machiavellismo squallido della borghesia reazionaria della bassa padana, la vera palla al piede del nostro paese.

Dimentica, Veltroni, che siamo stati il paese di Cuccia e di Sindona, il paese dei bancari impiccati sotto un ponte di Londra e dello scandalo della banca Vaticana, della banda della Magliana e del rapimento Moro, quello dei moti fascisti di Reggio Calabria e di piazza Fontana. Siamo sempre stati questi.

La crisi si è fatta più pressante e, dopo la parentesi di Monti, che ha probabilmente salvato il paese dal default, è arrivato Renzi. Renzi è l’Alviero Chiorri della politica italiana, chi è di Genova e sampdoriano sa cosa voglio dire, un solista eccelso, numeri da fuoriclasse, ma poca testa e, soprattutto, nessuna voglia di giocare per la squadra. Renzi ha sprecato le sue indubbie e grandi capacità commettendo tre errori fondamentali: rinunciare all’esperienza di chi ,forse, aveva sbagliato ma comunque conosceva la politica e le sue trappole meglio di lui, circondarsi di un nugolo di cortigiani mediocri, fare tanto e male invece di limitarsi a fare poco e bene. Aggiungiamoci il suo narcisismo patologico, l’incapacità infantile di ammettere gli errori  e la distruzione della sinistra è cosa fatta.

Ma quelli che inneggiavano alla rottamazione, che dileggiavano e insultavano i “vecchi”, che portavano avanti la retorica futurista (magari!) del nuovo che avanza e del perpetuo movimento, non sono diversi dai forcaioli pentastellati e dagli haters da tastiera di Salvini. Solo appena più eleganti e capaci di parlare italiano (ma non troppo, non tutti).

Renzi, radicalizzando il discorso politico, cercando penosamente di seguire la pancia del paese, rigettando le responsabilità dei suoi fallimenti e scaricandole sugli altri, ha percorso una strada già aperta e l’ha portata fino al punto in cui è subentrato Salvini.

Ma non è colpa di Renzi, non tutta, almeno: gli italiani erano sempre gli stessi, pronti a seguire l’uomo forte del momento. predisposti al trasformismo, disposti a cambiare bandiera in cambio di un tornaconto, divisi, faziosi, ipocriti, baciapile. Erano sempre il paese del tutto è lecito purché non si venga a sapere.

Gli altri, quelli di cui parla Veltroni, sono sempre stati minoranza, continuano ad essere minoranza e lo saranno sempre, fino a quando questo paese non farà i conti con la propria storia, fino a quando non si creeranno gli anticorpi per rigettare l’odio, il razzismo, la faziosità, la violenza verbale, la volgarità, ecc.

Questo non significa che non si debba denunciare, continuare a lottare, cercare di cambiare le cose, ma bisogna fare molta attenzione: i nostalgici della rivoluzione proletaria, i radicali di ogni colore sono uguali: il fanatismo, la certezza della verità in tasca sono virus che portano allo stesso male, rossa o nera che sia la radice. L’idea della violenza purificatrice, della palingenesi e della verità pura, cova sempre sotto la cenere con il suo carico di miasmi tossici.

In media re stat virtus, dicevano gli antichi e, almeno in politica, è così. La politica non può essere solo scontro ma deve anche essere mediazione ed è l’assenza di questa seconda componente che farà crollare gli attuali padroni del vapore.  Renzi non. voleva dialogare perché convinto di essere nel giusto, Salvini non dialoghi perché sa che verrebbe smascherato da chiunque, la sua assenza di argomenti diverrebbe palese e chiara a tutti.

Dobbiamo stare attenti, quando Salvini sarà solo un brutto e imbarazzante ricordi, a non sostituire i cialtroni neri con i cialtroni rossi, l’uomo forte di destra con quello di sinistra, perché allora, come accade sempre in Italia, cambierebbe tutto per non cambiare niente. Compito non facile in un paese che ha perso le coordinate della ragione.

 

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Il dovere etico di restare umani

Qualche giorno fa ho letto un post su Facebook in cui si ironizzava sul dovere etico di riservatezza riguardo i fatti di Bibbiano. Dal momento che ne avevo parlato in un mio precedente articolo, mi sono sentito tirato in ballo e vorrei chiarire la mia posizione, anche alla luce dei tragici eventi di questi giorni.

Etica deriva dal greco ethos e ha, come moltissime parole greche, un molteplicità di significati, ma credo che ci potremmo accordare in modo soddisfacente se, nel caso specifico, parlassimo di etica come dell’insieme delle qualità che ci definiscono in quanto esseri umani, qualità che, al momento, sono deficitarie nella nostra classe politica e assenti in quelle persone che ieri hanno festeggiato l’annegamento di un centinaio di profughi nel Mediterraneo, uomini, donne e bambini, come sempre.

Tempo fa un amico, un ragazzo impegnato, intelligente, socialmente attivo, che rispetto molto, ha risposto alla richiesta di far intervenire l’associazione di cui è responsabile locale sul tema delle manifestazioni razziste a Sestri Ponente che non si possono combattere tutte le battaglie.

Vero, ma a volte bisognerebbe usare l’accortezza di ascoltare chi è più anziano, ha visto più cieli cambiare e sente in anticipo l’aria che tira, caratteristiche che è degli artisti, dei poeti e dei pazzi. Purtroppo, su quella faccenda, avevo visto lontano, e non ne vado fiero.

Ma vediamo di chiarire cosa secondo me è etico.

Io credo che sia assolutamente etico il silenzio, che non c’è e non c’è mai stato, sui fatti orribili di Bibbiano sia per tutelare i bambini coinvolti sia perché, in uno stato di diritto, anche chi è indagato ha diritto di preparare la propria difesa senza essere linciato. Io con i ragazzini ci lavoro, a volte, purtroppo, si tratta di ragazzini seguiti dai servizi  sociali con cui ho rapporti molto più frequenti di quelli che desidererei, e ho la presunzione e l’arroganza di pensare di saperne un po’ di più sull’argomento dei tanti forcaioli da tastiera e di essere consapevole che il rumore, il clamore mediatico non aiuta a fare chiarezza né a trovare il giusto equilibrio per valutare la situazione. Scusatemi per questo.

Credo assolutamente etico manifestare il proprio sdegno per un partito Cinque stelle che vota il secondo, osceno, decreto sicurezza, mettendosi proni di fronte all’arroganza leghista e tradendo le proprie radici legalitarie, approvando un provvedimento che va in contrasto con i principi costituzionali.

Credo assolutamente etico addolorarsi e piangere la morte di un carabiniere morto nell’esercizio delle proprie funzioni senza svilirla e usandola come argomento per l’ennesima campagna razzista.

Trovo assolutamente etico indignarmi e piangere cento persone morte nel mediterraneo a causa dell’indifferenza dell’Europa e dell’Italia che ne fa parte, e vomitare di fronte a certi post che vengono da un’area politica verso cui nutro non odio, perché l’odio è una cosa seria e non si spreca con i miserabili, ma un profondo disprezzo.

Trovo assolutamente etico rifiutare il discorso del pensiamo ai nostri, dello sdoganamento dell’indifferenza verso l’altro come categoria lecita, della chiusura nei riguardi del prossimo, principio che contravviene ai valori religiosi tanto esibiti dai cialtroni e dagli abbietti capi popolo che in questo momento hanno il timone in mano nel nostro paese.

Mi chiedo cosa insegneranno ai loro figli quei padri, quelle madri, quelle nonne che promuovono l’odio e il razzismo, che augurano violenze carnali alle donne che si espongono con coraggio ed esprimono le proprie opinioni, che cercano lo sporco dove lo sporco non c’è per giustificare la sporcizia del proprio animo.

Mi chiedo quale diritto abbiano di proporsi come difensori dei diritti dei bambini quando i bambini li lasciano annegare in mare ogni santo giorno.

Mi chiedo in che cazzo di mondo di merda vivo, che cazzo di gente di merda incontro ogni giorno sull’autobus, sul treno per strada e se c’è qualcosa che posso fare per cambiare le cose.

Credo di aver spiegato cosa significa “etica” per me e in un futuro post, spiegherò anche la differenza che passa tra l’essere ironici e l’essere stronzi.

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Bibbiano: fare politica sporca sulla pelle dei bambini.

 

000536DD-un-cartello-su-bibbianoI fatti sono gravi: un gruppo di persone che lavorano nei servizi sociali avrebbero volontariamente tolto sei bambini ( sì, di sei bambini si tratta) alle famiglie per darle in affido ad amici e conoscenti in cambio di denaro. I fatti sarebbero gravissimi anche se si fosse trattato di un solo bambino, tanto per intenderci.

Il sindaco del pd che si è auto sospeso non è in alcun modo coinvolto in questa vicenda, avrebbe solo affittato in modo illecito le stanze dove si tenevano le sedute di psicoterapia.

Nessun bambino è stato sottoposto a elettroshock, è stato utilizzato uno strumento che viene usato dagli psicoterapeuti per favorire l’emersione del trauma rimosso, probabilmente inutile, in questo caso, ma del tutto innocuo.

I protocolli operativi degli psicologi coinvolti sono discutibili ma non inusuali.

Questi sono i fatti accertati dagli inquirenti, non sto facendo ipotesi.

Sia Salvini che Di Maio hanno dimostrato in più di un’occasione di non avere alcuno scrupolo di tipo morale o etico, beati loro, ma questa volta, con le loro ridicole accuse al Pd , prive di qualsiasi fondamento, lanciate utilizzando una fatto di cronaca che ha al centro la sofferenza di famiglie e bambini, direi che hanno raggiunto un livello di squallore umano e di bassezza insolito perfino per loro.

Non è vero che i media non si occupano della questione, trattandosi di bambini esistono dei vincoli etici che vengono sempre rispettati in questi casi. In ogni caso, come ho potuto leggere io le notizie in rete e cercare le fonti affidabili e ufficiali, possono farlo anche altri esseri umani dotati di spirito critico e raziocinio più o meno normali.

Esseri umani dotati di raziocinio, non come quella madre che in rete lanciava un grido d’allarme terrorizzata, dicendo di aver fatto vaccinare i figli per paura che glieli togliessero, senza riflettere sul fatto che, continuando a non vaccinarli, i servizi sociali sarebbe certamente intervenuti per tutelare la salute dei suoi figli e dei bambini con cui sarebbero entrati in contatto. Come rispondere a tanta ottusità dilagante?

Caso mai, sarebbe opportuno il silenzio, perché la giustizia faccia il suo corso e si accertino fatti e responsabilità. Io non so qual è la verità, ma è già successo che si sia gridato al lupo, rovinando carriere e famiglie, per poi accorgersi che le cose non stavano esattamente così. Anche se in questo caso specifico, le prove a carico di alcuni appartenenti a una onlus, finanziata, per altro, anche dal Movimento Cinque stelle (e non dal Pd), appaiono evidenti.

In ogni caso si stanno creando danni incalcolabili ai servizi sociali che svolgono un ruolo ingrato, necessario e fondamentale e, ogni giorno, aiutano bambini e persone in stato di bisogno, supportano famiglie, svolgono compiti in nome di uno Stato che, in questo momento, li sta irresponsabilmente delegittimando. I servizi sociali sono necessari, sono stati depotenziati e ridotti all’osso negli ultimi anni e non possono essere oggetto di criminalizzazione gratuita.

Ormai, è evidente, diffamare, creare false notizie, mentire, è il pane quotidiano che ci viene offerto, il menù proposto da telegiornali e media, con uno storytelling come sempre, assai diverso dalla realtà ma funzionale alla cattiva coscienza, ma coscienza è una parola grossa in questo caso, di chi ci governa ( per modo di dire).

Ci stiamo abituando all’infamia e non va bene, ci stiamo abituando alle bambole gonfiabili in parlamento, agli insulti sessisti, a un Ministro degli interni che chiama zecca tedesca una giovane donna che la magistratura ha ritenuto non colpevole delle infamanti accuse che le sono state lanciate, alla reazione isterica di presidenti di regione che hanno perso ogni senso del limite e ogni consapevolezza della propria carica, umiliati e offesi perché non possono fare a pezzi la scuola, ci stiamo abituando a messe contro la piaga dell’omosessualità, a convegni sulla famiglia medioevale, alla macchina del fango che lavora ininterrottamente ventiquattrore su ventiquattro. E non va bene.

Non va bene perché questo clima ammorbante e malato, questa patina di squallore presente tutto attorno a noi, ci sta privando della volontà di reagire, è talmente inconcepibile che ci stiamo ancora chiedendo se davvero il nostro paese è questo oppure è solo un brutto incubo da cui, presto o tardi, usciremo.

Non va bene perché, continuando a tacere a sopportare, ad abituarci, a non commentare, ad accettare tacitamente, a sperare che sia sempre qualcun altro a cambiare le cose, un nuovo vate, un uomo forte buono di segno opposto, anche se gli uomini forti sono tutti uguali e tutti dello stesso segno, le cose non cambieranno e andranno sempre peggio.

Ci stanno facendo diventare come quel personaggio di Brancati che, alla sera, prima di andare a dormire diceva: domani cambio, e al mattino tornava a ripetere stancamente la solita routine. Ed è la loro più grande vittoria.

 

 

 

 

 

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La scuola è salva ma non può restare immobile

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Diamo a Cesare quel che è di Cesare e, dunque, rendiamo onore ai Cinque stelle per aver impedito quell’oscenità che era la regionalizazzione della scuola pubblica.

Per ora dunque, il pericolo di avere per legge scuole più ricche e scuole più povere e, addirittura, stipendi diversi per i docenti a seconda delle regioni in cui lavorano, è scampato.

Diamo merito anche ai tanti vituperati sindacati nazionali, con buona pace dei tupamaros che urlarono alla svendita della scuola quando, dopo un incontro col presidente del Consiglio e il ministro dell’Istruzione, Cgil, Cisl e Uil ottennero l’impegno, oggi mantenuto, di lasciare integra la scuola della costituzione.

La scuola si è salvata a un passo dalla fine ma non si può dire che sia in buona salute. Aumentano i precari, la Buona scuola continua a far danni anche se mitigati grazie al lavoro quotidiano dei sopra citati sindacati confederali, i programmi sono vecchi, le differenze tra nord e sud, anzi, tra quartieri ricchi e di periferia nella stessa città esistono e sono un problema enorme perché, di fatto, limitano il diritto allo studio.

Se dovessi citare un esempio del fallimento della nostra scuola, citerei paradossalmente un esempio virtuoso: quello dei maestri di strada di Napoli, segno, a un tempo, della professionalità e dello spirito di servizio di molti insegnanti e dell’assenza della scuola come istituzione.

La politica, negli ultimi vent’anni, ha svalorizzato la scuola, proponendo un modello di affermazione personale basato sul mettersi in vetrina e in vendita al miglior offerente, ha delegittimato gli insegnanti dipingendoli come fannulloni o, addirittura, nell’era Salvini, come pericolosi plagiatori delle giovani menti. Ha fatto anche ottimi affari, spingendo sull’uso delle nuove tecnologie e facendo la felicità delle case produttrici di computer.

Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi di tutti: la scuola viene vissuta da molte famiglie come una piacevole incombenza senza un reale valore o una effettività utilità per il futuro dei propri figli. La retorica del merito ha portato a sopravvalutare il voto, un numero che molte volte poco dice su chi è davvero un ragazzo o una ragazza, a scapito del valore formativo della scuola, che invece ci dice moltissimo, il nozionismo fine a sé stesso a scapito del pensiero critico.

Altri problemi sono la messa in sicurezza degli edifici, la decisione di assegnare in reggenza le scuole sotto una soglia di alunni stabilita per legge, le troppe reggenze, spesso su istituti comprensivi enormi, l’enorme carico di lavoro dei dirigenti  ( quelli che lavorano seriamente) e l’aumento del carico di lavoro per le segreterie spesso sotto dimensionate, come sotto dimensionato in molte scuole è il personale ata.

Last but not least, la burocrazia che occupa almeno un terzo della giornata di ogni insegnantie la litigiosità delle famiglie, sempre più aggressive e, a volte violente, il terrore costante dei ricorsi che finisce per condizionare comunque, anche inconsciamente, il lavoro quotidiano.

Sono solo una parte dei tanti problemi che il passaggio alle regioni avrebbe solo amplificato, provocando inevitabilmente, l’implosione della scuola.

Ma se la Lega ha ceduto su questo punto, purtroppo, significa che della scuola non gli importa poi molto e ai Cinque stelle, dato quanto hanno fatto finora, nulla, importa solo in questo momento, per segnare una tacca sul cinturone caso mai si andasse a elezioni.

Una politica che si disinteressa della scuola, se non quando si deve votare o, come in questo caso, si deve giocare una partita politica, è una politica a cui non interessa il futuro del paese.

E’ evidente che i valori fondanti della scuola, come la cooperazione, la tolleranza, la cultura della pace, il rispetto della diversità, la valorizzazione delle competenze di ognuno al di là della razza e della religione, lo sviluppo della spirito critico e l’accrescimento culturale, stonano con una politica che disprezza i libri polverosi e quotidianamente, usa il termine “professore” in senso dispregiativo, che utilizza l’odio come strumento di consolidamento del consenso e il disprezzo delle opinioni fuori dal coro come metodo.

Il quotidiano livello di volgarità verbale e intellettuale. cui ci stiamo assuefacendo, può essere abbassato solo da una scuola che funzioni ma la scuola può funzionare solo se lo Stato e il governo del momento, comprende che una scuola che funziona va a vantaggio di tutta la società. In questo momento, non mi pare che sussistano queste condizioni.

Aver scampato un provvedimento assurdo non può essere motivo di soddisfazione, tutt’al più può provocare un sospiro di sollievo ma la scuola italiana, se questo paese vuole avere una chance, ha bisogno di ben altro.

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Camilleri: molto più di Montalbano ma è meglio non dirlo.

Unknown

Una cattiva notizia attesa non si trasforma in una buona notizia, così è per la morte di Camilleri scrittore che, a mio avviso, si colloca su quella scia di geniali lettori della realtà che parte da Vittorini e, passando per Sciascia, Bufalino e Consolo, arriva, appunto, allo scrittore di Porto Empedocle.

Tutti siciliani, tutti di sinistra, anche se di fronda, come  Vittorini, che era un comunista di fronda come era stato un fascista di fronda, tutti animati da una passione civile autentica e da un pessimismo profondo e tipicamente siciliano. Tutti figli ribelli di Tomasi di Lampedusa.

Ho assistito ieri sera a un vomitevole servizio del Tg2 in memoria di Camilleri dove si è ricordato lo scrittore nel peggiore dei modi: con un profluvio di retorica vana e vuota, stando bene attenti a non toccare argomenti fondamentali per la sua comprensione ma irritanti per il potere.

Fa comodo a molti, oggi, associare Camilleri a Montalbano, il più “facile” dei suoi eroi, il più popolare. e universalmente noto, il personaggio che ha reinventato il poliziesco italiano. Fa comodo dimenticare che Camilleri è stato un intellettuale di sinistra alla vecchia maniera, costantemente impegnato a leggere la realtà  e a mordere le caviglie al potere, qualunque colore avesse in quel momento, un antifascista sincero che non ha mai smesso di beffeggiare il fascismo nei suoi libri, mettendolo in ridicolo o mettendone a nudo le contraddizioni e l’ipocrisia, facendo con la letteratura quello che Luigi Zampa, con la sua trilogia cinematografica sul ventennio, fece col cinema.

Ma la grandezza di Camilleri scrittore va cercata, ovviamente, nei suoi libri, non in Montalbano ma in quel capolavoro che è La Concessione del telefono, o ne Il nipote del negus, in La mossa del cavallo o decine di altri titoli che sono stati scritti grazie al successo di Montalbano e che costituiscono il vero tesoro lasciatoci dallo scrittore, senza voler nulla togliere all’amatissimo, anche da chi scrive, commissario di Vigata.

Sono libri che raccontano la storia della Sicilia, una Sicilia simile a quella di Brancati, sempre al limite del grottesco, un mondo a parte diventato, con gli anni, il nostro mondo, sospeso tra tragedia a commedia, come un’eterna commedia di Jonesco.

Non va dimenticata l’importanza di Camilleri dal punto di vista linguistico, la capacità di rendere duttili e malleabile sia il siciliano che l’italiano e farli lavorare al suo servizio con maestria impareggiabile, sulla scia del grande Vincenzo Consolo. Le invenzioni linguistiche, i neologismi, la sicilianizzazione dell’italiano e l’italianizzazione del siciliano, lampi di genio che illuminano a giorno le sue pagine.

Camilleri è, dunque, molto più di quanto i giornali ci raccontano in questi giorni e quello che è stato è inscindibile dalla sua appartenenza politica, che spiega la sua etica, la sua passione e i suoi libri, la sua fiducia nel futuro e il pessimismo siciliano.

Ci mancherà e ci accorgeremo solo tra qualche anno quanto la sua scomparsa abbia lasciato un vuoto profondo in questo paese ,dove abbondano i cialtroni che si atteggiano a dotti e non ci sono più buoni maestri.

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Per favore, sciogliete il Pd

Renzi

La lettera di Matteo Renzi che ha inviato a Repubblica parrebbe un’ammissione di colpa mentre, in realtà, è l’ennesimo sasso lanciato sul partito ritirando la mano.

Renzi infatti, si guarda bene dal dire “ho sbagliato” riguardo scelte scellerate come il patto con la Libia sui migranti o la mancata approvazione della legge sullo ius soli, la cui responsabilità è solo sua, si limita invece ad usare un plurale generico che sottintende che la colpa va attribuita ad altri. Addirittura, l’uomo che diede chiare disposizioni a Minniti, seguendo Salvini sulla sua strada, arriva a dire che si è fatto tanto allarme per pochi sbarchi.

Parla anche della scelta di campo ineludibile della sinistra riguardo l’immigrazione, scelta che lui ha eluso e tradito, dicendo che non si possono tradire quei valori che lui ha abbondantemente tradito.

Non dice una parola su un’ottima riforma partorita dal suo governo, quella riguardante le pene alternative, poi non approvata dall’attuale esecutivo, forse perché viene dal nemico Orlando.

L’impressione è che siamo di fronte a un’ennesima guerra interna al Pd condotta da chi o è talmente autoreferenziale da non rendersi conto dello sfacelo del paese, o è talmente compromesso da non poter rinunciare al potere. In questo caso, la difesa, anche accettabile ma del tutto fuori contesto, della globalizzazione, potrebbe rappresentare un chiaro messaggio per qualcuno.

A questo punto, credo che il Pd e Renzi siano incompatibili e Zingaretti dovrebbe assumersi l’onere di sciogliere il partito per il bene del paese. Perché l’Italia ha bisogno di una forza di sinistra compatta, coesa, ambientalista, liberista con distinguo ed europeista, una sinistra moderna che guardi al futuro senza abiurare al passato e Renzi e i suoi seguaci sono incompatibili con questa idea di sinistra tanto quanto i pasdaràn e i nostalgici della rivoluzione proletaria.

Salvini e il salvinismo devono essere fermati, Di Battista, questo pover’uomo annoiato dalle Ong e, quindi, dagli esseri umani che continuano a morire nel mediterraneo, deve essere rispedito nel nulla da cui è arrivato insieme al suo amico-rivale Di Maio, non si può più lasciare il paese in mano a una banda di buffoni razzisti e filo fascisti.

Per fermarli servono idee e programmi chiari, non estemporanee apparizioni nella periferia romana, non dichiarazioni di principio sull’immigrazione accompagnate costantemente dall’aiutamoli a casa loro, il nauseabondo refrain di chi, casa loro, prima l’ha depredata.

La violenza fino adesso sublimata nei post che invocano stupri sulle volontarie e su chi aiuta gli stranieri, rischia di trasformarsi in realtà se non si riesce ad arginare la follia che sembra dilagare nel nostro paese.

Nei prossimi vent’anni la principale causa di immigrazione sarà il riscaldamento globale e l’Italia si rifiutata di ratificare l’azzeramento delle emissioni nei prossimi cinquant’anni, ed è sempre stata assente agli incontri sulla modifica del trattato di Dublino, firmato dal governo di cui faceva parte la Lega.  Siamo praticamente come dei medici che diffondono un virus e poi se la prendono con i malati.

Bene ha fatto David Sassoli, neo presidente della commissione europea, a mettere al primo posto della sua agenda la modifica degli accordi di Dublino: se verrà fatta, toglierà ai razzisti nostrani la loro arma migliore, se non verrà fatta a causa dei razzisti nostrani, fornirà alla sinistra un’arma eccezionale per sbugiardarli.

La sinistra possiede al suo interno qualcosa che la destra italiana, storicamente, non ha mai avuto: intelligenza e idee che ha sostituito negli ultimi anni con una insopportabile demagogia. E’ tempo di tornare a metterle sul piatto, di ritrovare il coraggio di guardare avanti ma perché accada, Matteo Renzi deve prendere un’altra strada, non perché sia la fonte di tutti i mali ma perché le sue idee non sono di sinistra e sono incompatibili con la sinistra che serve oggi al paese. Magari può diventare il fondatore di quella destra moderna ed europea che tanto bene farebbe all’Italia.

Dal momento che lui non se ne andrà mai, il narcisismo patologico è una brutta malattia, tanto vale sciogliere il partito e andare ognuno per la sua strada, con tutti i rischi che questo comporta ma anche con tutti i benefici che potrebbe portare al paese.

Bisogna farlo subito, prima che sia troppo tardi, perché, permettetemi un’autocitazione: quando si apre la porta all’orrore, l’orrore se la chiude alle spalle e diventa difficile tornare a pensare che sia possibile un mondo diverso ( Pietro Bertino, Un mondo quasi perfetto, di prossima pubblicazione).

Ecco, secondo me, noi, ci siamo molto vicini.

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Cari ex compagni, adesso basta.

 

giustizia

I comunisti italiani si dividono in due categorie: quelli che hanno sempre ritenuto un loro dovere dare l’esempio, arrivando al punto di rinunciare a benefici del tutto leciti per non essere accusati di ipocrisia e quelli che col partito e sul partito ci hanno mangiato, usandolo a convenienza.

I secondi hanno vinto, i primi sono dinosauri, come il sottoscritto. Tra parentesi: esistono dinosauri socialisti e dinosauri democristiani ma non esistono dinosauri di destra, perché per diventare un dinosauro devi avere delle idee, dei valori ben chiari e un’etica, caratteristiche latitanti storicamente a destra. I fascisti di ieri leggevano solo qualche libro in più dei fascisti di oggi ma le le loro schifose idee erano identiche.

I post comunisti che hanno vinto, hanno portato il più importante partito comunista europeo diventare il Pd, ma il partito comunista non era già partito comunista con Berlinguer, che aveva in mente quel grande partito socialdemocratico europeo che non è mai nato, per lo stesso motivo per cui, nel nostro paese, non è mai nata una destra europea antifascista. L’estremismo di sinistra, il terrorismo, il radicalismo, la deriva dei socialisti che hanno anticipato Renzi e il renzismo, hanno impedito che il disegno di Berlinguer, l’unico possibile in un sistema capitalista, che piaccia o no, potesse maturare.

A Renzi non va imputato il fatto di aver portato il partito ad aprirsi al liberismo, come fanno molti, perché il liberismo non si sconfigge ma si può usare, ma di aver abbandonato principi e valori etici che furono del Pci e che possono trovare spazio anche in un’economia capitalista: la lotta per i diritti civili, la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e il lavoro nero, la battaglia per l’equità fiscale e la lotta contro gli evasori, un’azione decisa contro le mafie, una politica del lavoro lungimirante, il recupero delle periferie e i diritti dei senza diritti, ecc.

Per questo è giustamente detestato ma per questo invito i compagni a piantarla. E’ assurdo che se si pubblica un intervento di Letta che critica correttamente l’operato di Salvini ci si accanisca contro Letta, per fare un esempio recente, e questo succede ogni giorno ad ogni intervento di un politico del Pd. I più accaniti haters sono proprio i compagni, perché possono parlare con cognizione di causa, al contrario degli sgrammaticati e ottusi haters di destra. E

E’ ora di finirla, si fa solo del male al paese , si fa come chi, consapevole che la faccenda Seawatch è stata una grande porcheria, accusa il Pd di sfruttare i bambini, che è una enorme cazzata amplificata dalla rete: non si può condannare un sistema che funziona, come l’assistenza sociale in Emilia, per le colpe di un gruppo di criminali.

Quella in atto, ormai, è una battaglia per la libertà e la tenuta democratica del nostro paese. Lega e Cinque stelle, oltre che incompetenti e bugiardi, come chi li ha preceduti, Renzi compreso, almeno in parte, stanno trasformando la politica in una commedia che si può trasformare in tragedia da un momento all’altro.

Questa è una politica del non fare, caratterizzata dal governo che ha legiferato meno negli ultimi trent’anni e inutilmente: poche leggi, fallimentari. Per mascherare questa incapacità strutturale di fare politica, Salvini è alla costante ricerca dell’incidente, il caso Sea Watch è emblematico, ma in Europa sta facendo la stessa cosa, sistematicamente. I Cinque stelle, ormai cannibalizzati da Di Maio, non esattamente una delle nostre menti più fulgide, sono ormai complici a tutti gli effetti di questo andazzo e continuano a perdere pezzi e a regalare voti a Salvini.

Quando la corda si spezzerà, Salvini andrà alle elezioni e il suo mantra seguirà le preziose indicazioni del nume tutelare di Luca Morisi, il guru che gestisce la sua comunicazione in rete: Dite una bugia dieci, cento, mille, un milione di volte e diventerà verità (J. Goebbels).

Prendersela con Renzi o con Letta perchè il 25% degli italiani sono o dementi o fascisti ( questo è il reale consenso della Lega)  e Salvini è riuscito a dargli voce, è autolesionismo oltre che assurdo, è la reiterazione del male antico della sinistra che l’ha portata all’autodistruzione. Altrettanto autolesionista sarebbe fare quello che ha fatto Renzi, cercare di imitare Salvini, di seguirlo sulla sua strada.

Le forze democratiche di questo paese dovrebbero compattarsi, attorno a un programma condiviso, che guardi possibilmente lontano, scegliere un leader che sia al di sopra delle parti e possa mettere d’accordo la sinistra radicale e quella liberista, il mondo cattolico e quello dei piccoli e medi imprenditori, il terzo settore e i deprivati delle periferie, un leader che abbia una statura morale tale da poter replicare a Salvini senza diventare oggetto del fuoco amico e l’intelligenza di circondarsi di persone competenti e capaci, di ascoltare tutti ma andare dritto per la sua strada. Non necessariamente un santo o un condottiero illuminato, forse i tempi sono maturi per una leader donna, magari proveniente dal mondo del terzo settore, o, perché, dall’imprenditoria.

Dimentichiamo troppo spesso che una nuova via al liberismo questo paese l’ha creata e poi l’ha tradita, che Adriano Olivetti era a capo di una multinazionale e non calpestava i diritti dei suoi lavoratori, che, si parva licet…, Della Valle ha introdotto nelle sue fabbriche di scarpe un sistema di lavoro accettabile e rispettoso dei diritti dei lavoratori, che Illy ha creato un impero del caffè basato sulla qualità e sostenibilità, ecc.ecc. L’eccellenza italiana esiste, anche nel mondo della globalizzazione ed è da lì che si può ripartire, lasciando perdere l’autolesionismo e il benaltrismo che imperano a sinistra. Se un imprenditore fascista ha governato per vent’anni questo paese col mito del saper lavorare, forse un imprenditore altrettanto capace ma più onesto, può fare altrettanto. E’ un ‘idea che non mi piace ma che, forse, potrebbe risultare vincente.

Il mondo è questo oggi e i mali del mondo si possono combattere utilizzando gli strumenti che abbiamo a disposizione, non inseguendo utopie che la storia ha condannato.

Se questo paese subirà una deriva autoritaria e l’unica nostra consolazione sarà aver inveito a suo tempo contro quelli che stavano dalla nostra parte e ci hanno tradito, ci sentiremo migliori e più sollevati? O saremo dei complici, come i Cinque stelle oggi? 

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