Della disonestà intellettuale

Della disonestà intellettuale

Scanzi

Il peggiore di tutti è Andrea Scanzi, perché è intelligente e capace ma, evidentemente per ordini di scuderia o per manifestà incapacità di afferrare il reale, continua a lodare l’operato dei Cinque stelle e portare avanti la solita solfa del : …e allora il pd?

Poi viene Michele Serra, che nella sua vita precedente è stato un genaile autore di satira, per diventare poi un cantore di Renzi e del renzismo, tornando oggi a tentare di fare il cane che azzanna il sistema, purtroppo con la forza di un barboncino.

Dei vari Belpietro, Feltri, ecc. non parlo perché non sono nè intellettuali nè giornalisti, ma qualcos’altro su cui preferisco non dare definizioni.

Arriviamo poi a Diego Fusaro, che non è intelligente ma fa finta di esserlo, che crede sia sufficiente trincerarsi dietro un eloquio già vecchio cinquant’anni fa e mascherare con parole forbite i concetti cari ai padroni del vapore, per passare per il maitre a penser del Sistema.

La disonestà intellettuale è l’unica cosa realmente trasversale, insieme alla disonestà tout court, in questo paese. Ovviamente la prima, non può essere imputata ai leghisti.

L’intellettuale, diceva Graham Greeene, dovrebbe essere comunista in un paese fascista e liberale in un paese comunista, l’intellettuale dovrebbe sempre essere contro, per stimolare chi guida un paese a fare meglio, per aprire orizzonti di comprensione ai cittadini, per fornire spunti di riflessione e lampi di cambiamento.

La figura dell’intellettuale organico è quella parte della lezione di Gramsci che non ho mai digerito, che non mi ha mai convinto, perché a mio parere, traccia una strada che porta a Di Battista, è figlia di una retorica della vile gente meccanica che oggi, purtroppo, ha rivelato tutti i suoi limiti.

In Italia gli intellettuali stanno da una parte o dall’altra, argomentano di solito in modo assolutamente ridicolo le loro tesi, potrei confutare l’ultimo editoriale di Scanzi  in mezza pagina e distruggere tutti i suoi assunti, e io sono un piccolo professore di scuola media, non certo all’altezza dei nomi che ho fatto sopra, e non entrano mai nel merito della questione ma la sorvolano, planando leggeri senza toccare mai terra. Lanciano il sasso e tirano indietro la mano, mai che uno azzardi un vero J’accuse.

Torniamo a Scanzi per fare un esempio pratico e perché mi irrita più degli altri: beffeggia quelli che criticano  i Cinque stelle per aver approvato leggi come il Decreto sicurezza uno e, tra poco due, per aver inziato la campagna contro le Ong, e per aver votato la non autorizzazione a procedere a Salvini, dimenticando che stiamo parlando di esseri umani e di umanità umiliata, di diritti violati, di violenza legittimata dal potere chi non ha strumenti per difendersi. Vanta come titolo di merito il reddito di cittadinanza che l’universo mondo sa essere una porcheria nata male e venuta su peggio, e andando avanti si vedrà quanto peggio, cita poi il salario minimo, su cui i sindacati sono giustamente contrari perché favorevoli al Ccnl, che copre il 90% dei lavoratori e che  il salario minimo andrebbe a indebolire perchè eliminerebbe le altre integrazioni economiche previste e perché entrerebbe in palese conflitto col reddito di cittadinanza. Senza contare che, anche su questo Scanzi sorvola, la proposta dei grillini, 9 euro lorde, è inferiore, udite udite, a quella del Pd, nove euro netti.

Certo, nell’epoca del pensiero liquido e della comunicazione smart, nel paese europeo dove si legge di meno e in cui si appresta a scrivere la riforma della scuola uno che odia i libri polverosi, io li amo, invece, fossi ricco riempirei casa mia di libri polverosi, forse questo è l’unico modo per tirare a campare, vendendosi a un padrone e cantandone le lodi come facero Catullo, Virgilio e Ariosto, anche se, purtroppo, oggi non si vede nessuno di pari livello all’orizzonte.

L’utile come iscopo, l’interessante come mezzo, il vero per soggetto diceva Don Lisander, dettando le regole fondamentali della letteratura ma anche del giornalismo. Non mi sembra che oggi, fatte pochissime eccezioni, ci si sforzi di seguire questa regola aurea.

E per quanto possa sembrare un dato marginale, questa povertà culturale, questa profonda disonestà intellettuale, è uno dei grandi problemi del nostro paese.

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