Insegnanti sotto mira? Un problema per tutti.

Insegnanti sotto mira? Un problema per tutti.

Insegnanti cattivi

E’ un brutto episodio quello che ha coinvolto una collega d’Italiano di un Istituto tecnico di Palermo, Rosa Maria Dall’Aria, a cui va tutta la mia solidarietà, sospesa dal servizio per quindici giorni a causa di un powerpoint in cui alcuni suoi alunni equiparavano il decreto sicurezza alle leggi razziali, quindi Salvini a Mussolini.

Brutto episodio perché segnalato da un fascista, che scrive su siti fascisti, con un tweet al Ministero dell’interno, secondo quanto scrive oggi La Repubblica, e perché ritengo, onestamente, che la Digos potrebbe occupare il suo tempo in modo più sensato piuttosto che sequestrando cellulari, striscioni con citazioni di artisti famosi e presentazioni powerpoint.

Non c’è bisogno di gridare aiuto i fascisti, la presenza della Digos nelle scuole, per chi ha la mia età e magari ha anche contestato e occupato a suo tempo, come chi scrive, ha un significato ben preciso e rimanda a un periodo poco lieto per le libertà individuali in questo paese. In nome della sicurezza di pochi, spesso, si è agito a scapito della sicurezza di molti.

La colpa ascritta alla collega è l’incubo di tutti gli insegnanti: culpa in vigilando, uno dei motivi per cui, ad esempio, da anni non partecipo più a gite scolastiche. Sostanzialmente siamo responsabili di tutto ciò che accade ai ragazzi quando sono sotto la nostra custodia.

Benissimo e giusto, entro certi limiti, ma secondo il Provveditorato di Palermo, da oggi, siamo anche responsabili di quanto pensano e dicono i ragazzi, e questo è francamente assurdo. Da un lato, dobbiamo sviluppare lo spirito critico, dall’altro, se questo viene esercitato in modo sgradito al potere, siamo colpevoli di aver esercitato lo spirito critico. E’ esattamente quanto successo a Palermo.

So, per esperienza personale, che  la tua carriera e quello che hai costruito, la rete sociale di stima e di affetto che un insegnante con tanti anni di esperienza finisce per crearsi attorno, non conta nulla nel momento in cui sei oggetto di una indagine disciplinare: non è ammesso che un insegnante sbagli e, forse, anche questo è giusto, data la responsabilità che abbiamo e che ci viene riconosciuta, va detto, solo quando finiamo nei guai.

Sono convinto che la collega verrà ritenuta non responsabile di quanto ascrittole e debitamente risarcita, ma sono cose che ti segnano, momenti in cui si svelano amici e nemici, dove i secondi, spesso, superano i primi. Sono quelle situazioni in cui ti sembra che tutto il lavoro svolto non sia servito a nulla.

Tanto per essere chiari e perché, come ho già scritto, ho paura della polizia: l’accostamento leggi razziali- decreto sicurezza è improprio, semplicemente perché la nostra Costituzione impedisce in modo chiaro e netto che possano esser promulgate di nuovo oscene leggi come quelle del ’38. Certo che il decreto bello non è, induce a qualche dubbio sia sulla sua liceità, sia sul rispetto dei diritti civili dei migranti e sono sicuro che la professoressa avrà debitamente spiegato perché quell’accostamento era azzardato e perché era comunque il caso di fare attenzione a quanto succede nel paese in termini di diritti civili.

Doveva controllare prima la presentazione e impedire che venisse presentata? Ma non diciamo fesserie! L’ultima moda della didattica è il dibattito: due gruppi di alunni presentano tesi contrapposte ( razzismo e antirazzismo, per esempio) e poi dibattono cercando logicamente di argomentare le loro posizioni. E’ esercizio utile e salutare per lo spirito critico di cui sopra: aiuta a salire su una sedia e vedere il mondo da punti di vista diversi, farebbe bene a molti esponenti del governo e dell’opposizione. Tra l’altro, la libertà d’espressione, è diritto costituzionale garantito anche ai ragazzi.

Quella presentazione, quindi, poteva essere occasione di critica, di dibattito, di crescita,; quanto all’accusa di plagio, rivolta alla collega, a parte che il reato non esiste più da anni, è ridicola: per fortuna i ragazzi, oggi, continuano a ragionare con la propria testa, qualunque cosa tu gli dica.

Non è un bel posto dove vivere quello dove si punisce un insegnante per aver svolto il proprio lavoro in base alla spiata di un fascista. Speriamo non sia un inizio ma solo un episodio isolato.

P.S. La mia frase sulla Digos non ha alcun sottotesto critico: se l’ufficio politico ritiene che lenzuola di donne anziane che citano Pino Daniele, selfie con goliardate e cartelloni che citano testi famosissimi di De Andrè e Caparezza costituiscano un pericolo per la sicurezza, fa bene a sequestrarli. Ma dubitare di questo non è ancora un reato, spero.

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