Salvini, Di Maio, Zingaretti: la politica dov’è?

Salvini, Di Maio, Zingaretti: la politica dov’è?

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Certo che questa delle elezioni europee è tra le più anomale campagne elettorali che si siano vissute: non ho infatti letto o sentito da nessuno dei rappresentanti dei tre partiti principali uno straccio di programma elettorale, un’idea di Europa, una soluzione ai grandi problemi dell’Unione.

Salvini continua a non svolgere il suo lavoro, a insultare volgarmente chi lo contesta, non importa se cardinale o studenti, a citare cifre false per testimoniare i suoi finti successi e a litigare con Di Maio come se non fosse un alleato di governo. proponendo, di tanto in tanto, leggi talmente illiberali da essere quasi grottesche se non fossero pericolose.

Di Maio litiga con Salvini, rinfacciandogli il caso Siri, vantando con cifre false il successo del reddito di cittadinanza, che è un fallimento, addirittura assumendo posizioni vagamente antirazziste come se Salvini non fosse un alleato di governo e i Cinque stelle non avessero votato decreto sicurezza, legittima difesa, negato l’autorizzaizone a procedere.

Zingaretti fa proclami ecumenici, con frasi generaliste su cui non si può non essere d’accordo, ma non propone una linea politica nuova, anzi, una linea politica tout court e continua a barcamenarsi cercando di non scontentare nessuno e limitandosi a commettere l’errore capitale di incentrare la campgna elettorale sull’attacco a Salvini e il bla bla sull’antifascismo, candidandosi a una sconfitta annunciata. Solo l’entità della sconfitta deciderà il suo destino. Renzi, nell’ombra, arrota i denti e aspetta, sperando in una nuova pacca sulla spalla.

Di politica europea non una parola, appunto. Come se non importasse nulla, come se non dovessimo, tra breve, far fronte alle nostre inadempienze economiche, come se l’immigrazione non fosse un problema europeo così come la svolta filo nazista di alcuni paesi appartenenti all’Unione.

Eppure il Pd potrebbe proporre all’Europa il modello di integrazione che Mimmo Lucano ha sperimentato con successo, prima che  il ministro dell’Interno e qualche magistrato decidessero che quel modello funzionava troppo bene. Sarebbe una bella scelta di campo, qualcosa di sinistra, una svolta decisa, chiara, senza ambiguità. Invece si agita Lucano come un santino ma si sta bene attenti a dire che quel modello è una strada possibile per risolvere il problema. Con i tanti borghi quasi disabitati che ci sono nel paese, si potrebbe creare, sulla media distanza, una nuova possibilità di sviluppo e ricchezza.  Invece niente, forse per l’incapacità di controbattere adeguatamente in un dibattito pubblico la rozza e volgare vis oratoria di Salvini, di sentirsi dare dei professoroni? O forse per paura di perdere altri elettori moderati?

E ancora: perché il Pd non porta in Europa il problema della corruzione, che Salvini ritiene secondario, e della lotta congiunta alle mafie con la creazione di una polizia europea? Sono problemi ormai dilaganti nel continente, che riguardano, questi sì, la sicurezza dei cittadini, e che una forza di sinistra non può esimersi dall’affrontare.

Ultimo punto: le periferie.. Non è andando in periferia che il Pd risolve la sua latitanza. Nelle periferie manca quella ricchezza umana che era data dalle sezioni, dall’associazionismo, da punti di aggregazione che permettevano di avere il polso della situazione e dare risposte a problemi immediati, oltre che a pungolare circoscrizioni e comuni a svolgere quell’ordinaria amministrazione che è il cuore della politica.

E’ un patrimonio umano dilapidato dal dopo Pci in poi, beffeggiato dal renzismo e ignorato da quelli che l’hanno preceduto. Le sezioni erano una scuola di vita e lo scrive uno che frequentava l’Acr ma aveva molti amici che facevano vita di sezione con cui si confrontava e dialogava, imparando e crescendo di riflesso.

Questa campagna elettorale è lo specchio del passaggio dall’anti politica alla non politica, del nulla che ci sommerge, della mancanza assoluta di un pensiero sulla società, sul futuro del paese, sull’Europa, su dove stiamo andando.

Siamo in una terra di nessuno dove nessuna delle due sponde che si fronteggiano riserva particolari attrattive. Speriamo solo di non trovarci, presto o tardi, in mezzo al fuoco incrociato.

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