Salone del libro: combattere il fascismo con le parole, non con l’esclusione.

Maggio 6, 2019 Attualità, Cronaca, Politca

neofascisti

Due parole sulla querelle tra Anpi e Chiamparino sulla partecipazione della casa editrice di estrema destra Altaforte al Salone del libro di Torino.

La casa editrice Altaforte è diventata, con suo grande piacere, oggetto delle polemiche di questi giorni per la sua partecipazione al Salone del libro di Torino, dove verrà presentato il libro di Matteo Salvini. La pubblicità gratuita che media e associazioni le stanno facendo, la ripagherebbe ampiamente, a questo punto, anche di una eventuale esclusione, un altro segno dell’ostinato masochismo con cui una certa sinistra continua a combattere fenomeni nuovi con strumenti vecchi.

Dopo aver dato un’occhiata al catalogo e al contenuto dei libri venduti da Altaforte mi sono reso conto che:

a) E’ la collocazione più adatta per il testo di Salvini, dal momento che i vespasiani non editano libri.

b) Bisogna farla partecipare, invitare Salvini e massacrarlo dialetticamente in pubblico.

I libri pubblicati dalla suddetta casa editrice sono chiaramente etichettabili come di estrema destra, revisionisti, spesso assurdi. In particolare ce n’è uno, particolarmente esilarante, che parla del razzismo contro i bianchi. Si tratta di testi che chiunque non sia completamente a digiuno di storia può smontare in cinque minuti e non vedo quale problema rappresentino per la democrazia. Per la sintassi, per la Storia, per il buon senso sì, ma non per la democrazia.

Noi non siamo l’Inghilterra, che il fascismo non l’ha mai conosciuto, e non parliamo di testi millantati per storici, scritti da accademici, non è insomma una situazione paragonabile alla querelle Irving-Lipstad che portò alla condanna dello storico revisionista inglese: lì c’era un accademico che portava avanti false ipotesi e accusò un’altra autorevole accademica di averlo denigrato, e giustamente venne condannato, una volta portate in tribunale le prove che l’Olocausto ci fu. Qui abbiamo una casa editrice che pubblica legittimamente brutti libri nel rispetto di una libertà di stampa e di opinione che non può essere negata solo perché l’ideologia contenuta in quei libri non ci piace (e a me disgusta).

Capisco Wu-Ming, collettivo di scrittori militante, schierato a sinistra che combatte da sempre contro il revisionismo e la sua decisione di non partecipare, ma che l’Anpi  chieda a Chiamparino di impedire la partecipazione di Altaforte al Salone del libro, mi pare un atto di squisito autolesionismo, un segnale preoccupante di confusione e disorientamento.

Non è creando martiri e vittime,. anche se fittizi, che si combatte il neofascismo, ma dibettando con questi buffoni e mettendo in ridicolo le loro idiozie, punto per punto, parola per parola. Altrimenti si crea un parodosso: quello che per combattere il fascismo si usano metodi fascisti, come impedire, appunto, la libertà di parola e di espressione a una parte politica che non ci piace.

Come ho già detto in apertura, questa polemica avrà come risultato quello di creare un fenomeno mediatico e dare risalto a un politico di infima levatura che ha pubblicato un libro, chiamiamolo così,  con una casa editrice di levatura miserrima per puro calcolo elettorale.

Lasciateli  parlare, per favore, mettete da parte la consueta retorica che ha fatto il suo tempo, lasciateli parlare: sono la voce della sconfitta, il loro idolo è un criminale vigliacco a capo di una banda di vigliacchi, se siamo al punto che anche un manipolo di mentecatti ci fa paura, allora bandiere e appelli sono comunque inutili: abbiamo già perso.

Diceva Remarque che la guerra va sempre diffamata, ecco: questo neofascismo va sempre messo in ridicolo, valgono più cinque minuti di Crozza che dieci appelli a Chiamparino.

 

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