Il grembiule di Salvini

Maggio 4, 2019 Attualità, La scuola, Politca

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Mentre a Napoli la Camorra colpisce per l’ennesima volta ferendo gravemente anche una bambina di quattro e a Viterbo un commerciante viene ucciso a sprangate, il Ministro dell’Interno continua come se niente fosse la campagna elettorale occupandosi di ciò che non gli compete.

“A scuola grembiule per tutti”, “Ordine e disciplina per un paese migliore” (Matteo Salvini, tratto da La Repubblica di oggi).

Dunque per Matteo Salvini ordine e discipolina in questo paese passano dalla reintroduzione del grembiule nelle scuole elementari e secondarie di primo grado piuttosto che dalla repressione della Camorra o dal ripulire il Parlamento italiano da mafiosi e amici dei mafiosi. Ne prendiamo atto.

Entrando nel merito e al di là della polemica politica mi preme fare un approfondimento su quanto affermato dal ministro dell’Interno che non è nè qualificato nè autorizzato ad annunciare mutamenti riguardanti la scuola dato che, fortunatamente, il ministero dell’Istruzione non è di sua competenza.

Questo governo, fino ad oggi, in ultimo con la norma che reintegra l’educazione civica come materia obbligatoria a scuola, norma salutata con entusiasmo da chi non conosce la scuola, ha mostrato un culto per l’apparenza, per le operazioni di facciata (vedi la cervellotica riforma dell’esame di maturità) che preoccupa, in prospettiva, perchè mai come oggi in questo paese c’è bisogno di una scuola che funzioni.

Non stupirebbe più di tanto, dunque, la reintroduzione del grembiule, strumento che a detta di Salvini impedirebbe ai bambini ricchi di sfoggiare felpe costosiossime ( altro capo di abbigliamento a parte le divise Salvini, evidentemente, non conosce) umiliando i bambini poveri.

A parte le gretta morale nascosta in queste parole, secondo cui chi è ricco è da invidiare a priori da chi non lo è, e se c’è una cosa che la scuola dovrebbe insegnare è proprio l’idiozia sottesa a questa affermazione, una volta dismesso il grembiule ai bambini basta scendere a giocare per strada o andare a studiare da un compagno più agiato per comprendere che nella vita per fortuna, siamo tutti diversi e che qualcuno parte (apparentemente) con qualche carta più favorevole tra le mani. Casomai, essere consapevoli di queste diversità, può essere uno sprone a studiare per garantirsi un futuro migliore anche dal punto di vista economico, avviare quella sana competitività leale che c’è sempre tra gli alunni più dotati nelle classi che funzionano.

Ma a Salvini si può dire di tutto, veramente di tutto, tranne che sia un’idiota. La trovata del grembiule e il richiamo all’ordine e alla disciplina, sono invece una strizzata d’occhio a quell’estrema destra che rappresenta ormai il bacino elettorale di riferimento del leader leghista. I fascisti da sempre vivono nel culto ipocrita dell’apparenza, tutta la storia del ventennio, la biografia stessa di Mussolini sono una manifestazione di apparenza, di operazioni di facciata, nel tentativo di anestetizzare l’opinione pubblica.

Il sogno di Salvini è un paese di bianchi, cattolici e bigotti, ubbidienti, uniformati, conformisti e benpensanti, razzisti e orgogliosi di essere italiani. Poiché il Nostro pensa alla grande e vede lontano, cominciare a uniformarli da piccoli, dapprima con quella sorta di divisa che è il grembiule, poi magari mettendo mano ai programmi e riscrivendo la Storia ad uso e consumo proprio.

Vedrete che torneremo a sentire parole come merito, selezione dei migliori,. avviamento al lavoro per chi non ha voglia di studiare, etc. che erano le parole chiave della Riforma Gentile, non a caso il primo atto politico di Mussolini al potere.

L’idea di ordine e disciplina di Salvini è quella dell’obbedienza, dell’azzeramento del dissenso e dell’annullamento dello spirito critico a favore della fiducia aprioristica nel leader e nelle sue idee.

E’ tutto molto pericoloso e molto sgradevole, la scuola viene usata a sproposito per portare avanti quelle prove generali di autoritarismo che Salvini ha avviato sin da quando ha ricevuto il suo doppio incarico. Da mesi continua ad alzare l’asticella dell’invasione di campo, dell’abuso di autorità, dell’arroganza elevata a metodo per vedere fin dove può arrivare e le risposte, purtroppo, anche per l’assoluta e ormai manifesta incapacità, oltre che della tendenza suicida dell’alleato di governo, sono positive.

Non importa a Salvini dello stato pietoso in cui versa l’edilizia scolastica, della dispersione scolastica che favorisce l’arruolamento di chi lascia la scuola nelle organizzazioni criminali, di una scuola sommersa dalla burocrazia dove tra aggressioni dei genitori, dirigenti più preoccupati di evitare denunce che di svolgere il proprio ruolo e famiglie sempre più ostili ed  aggressive, sta diventando sempre più difficile, per chi vi lavora, svolgere il proprio compito in modo adeguato.

Non si cura del degrado morale ed etico del paese a cui contribuisce quotidianamente, di una gioventù spesso violenta e  senza freni anche perché nella scuoila il lassismo sta diventando la regola per evitare problemi legali, a lui importa solo salvare le apparenze e gettare il seme di un’ideologia morta, sepolta e sconfitta, nella speranza che possa rinascere.

Il mondo della scuola dovrebbe opporsi senza ambiguità contro questa invasione di campo, contro chi continua a consigliare e suggerire provvedimenti inutili riguardanti un mondo che non comprende, dovrebbe chiedere a gran voce che in questo paese si apra un dibattito sulla scuola, ascoltando chi la scuola la fa, per una riforma vera, sensata e necessaria, che aspettiamo da decenni.

Ordine e disciplina sono parole che aborro, io a scuola preferisco parlare di rispetto, rispetto reciproco che va guadagnato sia da parte di chi insegna che da parte di chi riceve l’ìnsegnamento, in un processo di reciprocità e di crescita, di conoscenza reciproca e revisione di modi, tempi ed obiettivi sulla base delle effettive competenze e dei problemi che si riscontrano, che costituisce il nucleo più importante e dà un senso al mestiere d’ insegnare.

Rispetto dunque, parola  che sembra ormai essere stata estirpata dal vocabolario italiano.

 

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