Mar. Gen 21st, 2020

Il granello di sabbia

Basta poco per fermare l'ingranaggio

Richiedenti asilo, la sentenza che irrita Salvini

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” Se i giudici vogliono far politica e aiutare i migranti, si candidino con la sinistra” ( da Repubblica di oggi).

Questa è stata la pacata reazione del vicepresidente del consiglio nonchè ministro dell’Interno Matteo Salvini alla sentenza dei giudici del tribunale di Bologna che hanno emesso sentenza favorevole riguardo un ricorso presentato dagli avvocati di due migranti che richiedenti asilo riguardo la loro iscrizione all’anagrafe.

I giudici hanno stabilito che, dati i tempi necessari per la la valutazione della richiesta del permesso di soggiorno, assai lunghi,  sussistono le condizioni perchè i richiedenti asilo vengano iscritti all’anagrafe e possano quindi usufruire di quei diritti fondamentali della persona, garantiti dall’articolo due della Costituzione, come avere un medico di base o poter aprire un conto in banca se lavorano.

Questione di giustizia e umanità quindi, oltre che di applicazione della carta costituzionale, che contrastano con il decreto sicurezza, l’unico parto delle mente di Salvini e suo fiore all’occhiello alle prossime elezioni.

La sua irritazione è comprensibile: gli sbarchi non sono diminuiti, le espusulsioni sì, il documento economico licenziato dal governo di cui fa parte ribadisce la necessità di un costante afflusso di immigrati per garantire che l’economia si muova: insomma, la  sua crociata xenofoba fa acqua da tutte le parti e rischia di risultare gradita solo ai coatti di Casapound, e se adesso la giustizia va a intaccare anche il suo pessimo decreto che non ha, tra parentesi, prodotto nessun risultato concreto, l’onda lunga della Lega rischia di arrestarsi di fronte al muro della realtà.

Probabilmente la sua scomposta reazione, oltre che dalla totale incapacità di comprendere la terzietà necessaria a ricoprire il doppio ruolo per cui è lautamente pagato da tutti noi, leghisti e non, è dovuta anche all’esaltazione di fronte a quel capolavoro di segrezione razziale e intolleranza che è il muro dell’amico Orban, che ha potuto visionare di persona durante il suo recente viaggio in Ungheria. Una volta i leghisti lo sognavano da Roma in giù, il muro,  oggi pensano più in grande e immaginano una grande muraglia che circondi il paese e tenga fuori il mediterraneo e le sue orde di immaginari invasori.

Aggiungiamo le vicende di un sottosegretario amico di un amico di mafiosie restio alle dimissioni e possiamo comprendere il nervosismo del vicepremier.

E’ evidente che il limite della decenza, da parte di questo esecutivo, è stato superato da parecchio tempo e che ci muoviamo ormai da settimane in una dimensione onirica da incubo, dove figure più o meno sinistre, più o meno consapevoli di quel che dicono e molto meno di quel che fanno, annaspano, attendendo con ansia l’ordalia della consultazione elettorale europea.

Purtroppo manca, nel paese, una opposizione decisa. sia politica sia nella società civile, una opposizione che funzioni come cane da guardia del potere, che stigmatizzi comportamenti come quello odierno, che ne denunci  l’illiceità e la contraddizione implicita in una istituzione dello Stato che ne contesta un’altra, la cui indipendenza per altro è garantita dalla Costituzione.

Non sappiamo più indignarci, abituati a una costante discesa verso il basso che si sta trasformando, ogni giorno di più, in una discesa agli inferi.  Privi di valori di riferimento, oltre a non riuscire più a trasmetterli alle nuove generazioni, viviamo in uno stato di perenne resilienza, adattandoci passivamente a qualunque nuova anomalia. Siamo passati dal pensiero liquido alla sospensione del pensierio e del giduzio, alla passiva accettazione del caos pirandelliano in cui siamo immersi.

Questa vicenda è questione di umanità e di giustizia, ho scritto sopra, esattamente quello che manca a questo paese.

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