Educazione civica: ritorno al passato

Maggio 2, 2019 Attualità, La scuola, Politca

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Non c’è nulla di rivoluzionario nella reintroduzione delle 33 ore di Educazione civica a scuola, un’ora a settimana con  valutazione finale che sarà, come sempre è stato, presumibilmente di pertinenza di chi insegna Storia.

Non c’è nulla di rivoluzionario perché qualunque insegnante di Storia, di Lettere, ma anche di tutte le altre discipline, fa educazione civica ogni qual volta commenta un fatto di cronaca, spiega perché si devono rispettare certe regole, parla di convivenza civile o di cittadinanza.

L’educazione civica è una materia che, se istituzionalizzata, normata e inserita magari in specifici manuali, diventa del tutto inutile, un aggravio per gli studenti e gli insegnanti ed è esattamente questo lo spirito con cui sembra essere stato varato questo ritorno al passato.

Come si può conciliare, infatti, l’introduzione di una materia squisitamente “politica” cone le dichiarazioni del ministro Bussetti di qualche tempo fa, che ribadivano la necessità che la politica restasse fuori dalle scuole? Come si può conciliare la critica etica del fascismo, come filosofia di prevaricazione dell’avversario e di disprezzo della diversità, con la notizia che il ministro degli interni pubblicherà un libro con una casa editrice fascista?

La scuola non aveva bisogno di altre operazioni di facciata, ne ha già vissute troppe negli ultimi anni e questa si aggiunge alle altre.

Personalmente, faccio educazione civica quasi ogni giorno, i miei alunni con quella poesia di cui solo i ragazzi sono capaci oggi, la chiamano “insegnare la vita”, e non mi interessa stabilire con un numero in pagella se il tale ragazzo ha acquisito determinate connoscenze che, fini a sè stesse, risulteranno sterili e inutili.

La crescita umana e sociale di un ragazzo io, i miei colleghi e qualunque insegnante che svolga questo lavoro con coscienza, la vediamo ogni giorno e, se qualcosa non va, cerchiamo dei correttivi non per un voto in più in pagella, ma per il suo bene, perché possa diventare una persona migliore.

E’ proprio questa dimensione “umanistica” della scuola che manca sia ai legislatori (ai quali, spesso, manca anche molto altro), sia alla gente che crede che l’introduzione di una nuova materia cambierà i ragazzi, li renderà più responsabili e civili, senza capire che è spesso l’educazione tout court che manca oggi e che se innaffi una volta al giorno una pianta con un fertilizzante sano e il resto del giorno la sommergi di concime chimico, non è che puoi aspettarti miracoli.

Ma la retorica è tutto quello che rimane a questo paese insieme alle operazioni di facciata come questa, che servono a far finta di cambiare per non cambiare niente.

Vediamo la Costituzione vilipesa, oltraggiata e violata pressochè quotidianamente da chi avrebbe il dovere di tutelarla e pensate davvero che noi insegnanti, delegittimati e, spesso, anche malmenati, si possa cambiare le cose con un numero in pagella?

Mi viene da pensare che non è ai ragazzi che bisognerebbe imporre lo “sviluppo della conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società“, così recita pomposamente la norma, ma a chi di quelle strutture e quiei profili sociali , giuridici, civici e ambientali fa strame ogni giorno.

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