Archivia Maggio 2019

La scuola che verrà.

scuola salvini

Da anni la scuola italiana sembra essere impegnata in una guerra contro l’intelligenza, la creatività e il buon senso che sembra, negli ultimi tempi, in procinto di vincere.

Basta pensare alle deliranti e inutili novità dell’esame di maturità, trasformato in un telequiz, alla scomparsa ingioustificata del tema di storia, alla sospensione della professoressa di Palermo, del tutto insensata, ai girotondi sulla mobilità e al numero esorbitante di insegnanti  che andranno in pensione grazie a quota cento, lasciando molte cattedre scoperte.

Dalla Buona scuola in poi, nelle scuole si vive male o bene a seconda che si capiti col dirigente e il o la vicaria “giusta”, un’alea che non dovrebbe esistere in una sitituzione che, a parole, dovrebbe garantire la stessa qualità d’insegnamento in tutte le sue diramazioni sul territorio nazionale.

Invece siamo soffocati da una burocrazia imbecille e del tutto inutile, la sinergia, scusate la parola, con agenzie del territorio fondamentali, come i servizi sociali o il tribunale dei minori, risente di rallentamenti biblici, sempre più spesso un insegnante si trova solo, con ragazzi che hanno problemi sempre più grandi, che chiedono risposte sempre più difficili da dare.

E Salvini, che per altro con la scuola non c’entra niente, che fa? In campagna elettorale tira fuori la vecchia storia dei tre mesi di ferie. Chiariamola per l’ennesima volta: io lavoro nella scuola media, dove sono in servizio attivo fino al trenta Giugno, quindi, a rigori, ho due mesi di ferie, tanto per cominciare, i colleghi delle superiori, che proseguono gli esami fino a Luglio, ne hanno ancora di meno. E’ il tempo minimo necessario per ricaricare le pile, smaltire le tossine acucmulate durante l’anno in un lavoro quotidiano che, per chi lo fa con coscienza, è psicologicamente, e di rimando, fisicamente, gravoso, a volte angosciante, quasi sempre frustrante. Ma cosa volete che ne sappia Salvini.

Forse sarebbe il caso di capire quale scuola ci aspetta, ora che Salvini governa il paese da solo, nella sostanza se non nella lettera. Una scuola in cui tornano i grembiuli? In cui gli insegnanti devono indirizzare il pensiero dei ragazzi verso ciò che piace al potere e non verso la libertà? Una scuola in cui non si parla di politica  e il mondo resta chiuso fuori, una sorta di torre d’avorio instabile, data la precarietà di molti edifici? Torneremo a dire una preghierina prima di cominciare le lezioni e a salutare la bandiera?

Non sono problemi da poco: la scuola rappresenta il futuro del paese, anche se nè le famiglie nè l’opinione pubblica sembrano rendersene conto. La scuola italiana è vecchia, ha programmi vecchi, insegna in modo vecchio, è protesa a mostrare con orgoglio una organizzazione vecchia, dirigenti e affini si sforzano di far vedere che tutto funziona alla perfezione quando non funziona niente: ogni ragazzo perso, perso, non bocciato, è una sconfitta per la scuola, non un peso di cui ci si è liberati, come pensano, a volte, certi colleghi, e di ragazzi la scuola italiana ne perde troppi.

Se poi un incauto insegnante cerca di innovare, di provare nuove strade, di azzardare uno scatto di fantasia, le possibilità sono due: o fallisce, e la colpa è tutta sua, o funziona e allora scatta il gioco delle invidie di corridoio, della burocrazia, del questo non si può fare.

Situazione che, presumibilmente, andrà peggiorando se le idee di alcuni sodali di Salvini, incapaci di comprendere che la scuola non è un parcheggio ma una palestra di vita, verranno realizzate.

In Inghilterra partirà dal prossimo anno in trecento scuole l’insegnamento della mindfulness, la meditazione di consapevolezza, come strumento per la prevenzione del bullismo. Funziona, viene sperimentata negli USA da anni sia nelle scuole sia negli ospedali come terapia per il trattamento delle tossicodipendenze, gli stati depressivi, le crisi di panico, ecc. Ci sono evidenze scientifiche, sperimentali, è uno strumento efficiente e testato. Io la pratico da anni e, spesso, ho avuto la tentazione di proporla in classe, ma ho sempre desistito: non mi va di essere preso per pazzo da famiglie e colleghi, come certamente accadrebbe. In Italia esistono associazioni di insegnanti che superano le loro remore e la propongono nelle classi ma vengono viste come associazioni esoteriche.

Questo è solo un piccolo esempio, marginale se volete, di come le buone int enzioni vengano frustrate dalla realtà della scuola italiana. Per non parlare delle difficoltà che ci si trova ad affrontare quando si prova a proporre didattiche innovative: cooperative learning, classe capovolta, fasce di livello; didattiche applicate da decenni ovunque che qui da noi reestano lettera morta per chiusura mentale di chi dirige le scuole e, a volte, di chi la scuola la fa e non ha voglia di uscire da una comoda routine.

Ma tutto questo a Salvini e  Bussetti non interessa, naturalmente e, purtroppo, neanche alle famiglie. Conta solo l’apparenza, per i primi e il voto in pagella, per i secondi.

Così creiamo generazioni di ragazzi sempre più smarriti, privi di punti di riferimento, incapaci di gestire l’affettività, allo sbando nelle strade della vita.

Ma della scuola, in fondo, importa solo agli insegnanti e neanche a tutti.

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Non è colpa del Pd se siamo un paese razzista

Salvini

L’unica nota che sa suonare Salvini è quella del razzismo, tema che, a giudicare dalla vittoria di Pirro in chiave europea ottenuta ieri, ottiene un certo successo nel nostro paese, sempre più ignorante, egoista, chiuso, provinciale, sempre più distante dai valori di quella Costituzione che viene tradita ogni giorno.

Dico vittoria di Pirro perché, in chiave europea, Salvini e i suoi miserabili amici sono, per fortuna, largamente minoritari e l’unico risultato pratico che otterrà sarà quello di isolare l’Italia dall’Europa che conta e che ha largamente contribuito a fondare. Ma per spiegare questo alla massa di imbecilli razzisti che costituiscono lo zoccolo duro del suo elettorato, non  basterebbe un’enciclopedia..

In chiave interna è comunque una vittoria di Pirro, al netto di pochi, devastanti risultati che potrà ottenere nell’immediato, come l’oscena flat tax, la tav, la pericolosissima e perniciosa autonomia regionale.

A settembre bisognerà fare i conti e saranno conti salati e amarissimi per questo governo e per noi. Ma Salvini non può far saltare il banco, primo, perchè le elezioni nazionali non sono le europee, e un certo rischio di vedersi ridimensionato lo corre, secondo perché i bravi borghesi italiani sono razzisti ma tendenzialmente liberali, non vedrebbero di buon occhio un’alleanza con Fratelli d’Italia e con la morente Forza Italia. Quindi gli tocca giocare al gatto col topo con i Cinque stelle al tappeto e poi scaricare su loro e la perfida Europa le colpe quando arriveranno le mazzate e il governo cadrà.

Perché Salvini cadrà presto e scomparirà nell’oblio ma riuscirà, nel frattempo, a fare danni gravi e irrimediabili al paese.

L’unica alternativa, che piaccia o no, è il Pd: inutile dire che ha preso meno voti delle precedenti elezioni, il Pd è in ripresa ed è l’unica alternativa valida alla deriva neofascista. I patiti della rivoluzione proletaria si rassegnino al fatto che la storia non torna indietro, per fortuna, e Zingaretti raccolga le istanze ambientaliste dei verdi, ad esempio, che anche senza prendere un seggio da noi, in Europa hanno sfondato. In Italia no, perché notoriamente, problemi ambientali tra ecomafie, rifiuti tossici ed emissioni di idrocarburi noi non ne abbiamo e viviamo immersi in una idilliaca atmosfera pastorale turbata solo dalle orde di migranti.

Il Pd non può continuare ad essere imputato di tutte le colpe del mondo da chi ha ottenuto il 2% dei voti e non è quindi gradito alla gente. Ha ricevuto un mandato che è quello di fare opposizione: netta, chiara dura e, possibilmente, di sinistra. Comincino a smentire quotidianamente quello che dice Salvini, ogni due parole una è una bugia, comincino a fare quello che la sinistra ha sempre fatto benissimo e provino ad abbreviare la vita a un esecutivo devastante.

Anche i Cinque stelle hanno l’opportunità di rinnovarsi, cacciando Di Maio e Di Battista,  due carrieristi idioti e ritrovando quelle istanze che avevano portato il movimento ad accendere la speranza in molti di avere di fronte, veramente, una forza nuova capace di cambiare il sistema. Non lo faranno e anche loro, molto presto, scivoleranno nell’oblio.

Questo voto costerà vite umane, non dimenticatelo voi che incolpate Renzi e il Pd di tutti i mali, questo voto costerà vite umane perché una parte di italiani che mi vergogno di chiamare miei connazionali, vuole questo. Questo voto costerà vite umane che ricadranno su tutti noi, non dimentichiamolo la prossima volta che entreremo in un seggio elettorale.

La democrazia si rispetta, ma non è necessario rispettare nè i razzisti nè un assenteista bugiardo, razzista e volgare che ha trovato la gallina dalle uova d’oro ed è solo l’ennesimo razziatore a furor di popolo di questo paese. Bisogna sbugiardarlo, quotidianamente, ossessivamente, senza tregua, bisogna continuare a urlare che il re è nudo e fa parecchio schifo, non bisogna perdere la rabbia.,

E’ un brutto momento per l’Italia, forse il peggiore del dopoguerra, dobbiamo contribuire tutti a fare sì che duri il meno possibile. Io di sprofondare nel baratro con una banda di idioti e una di idiotir azzisti non ho nessuna volgia.

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Lettera aperta al sindaco di Genova

Bucci

Egr.gio signor Sindaco,

politicamente io sto dalla parte opposta alla sua, anche se non esiste più da tempo, ci sto lo stesso, per abitudine e vocazione. Mi guadagno da vivere insegnando ai ragazzi ad apprezzare la bellezza e a usare la testa perchè, domani, possano essere cittadini migliori di me e di lei.

Le porgo alcune domande proprio in virtù di quello spirito critico che è mio dovere insegnare ai ragazzi, senza alcun astio, tanto lei è un sindaco di destra, io un insegnante di sinistra e sappiamo come va il mondo: lei ha ragione, io torto.

  1. Lei afferma che un comizio elettorale non si può rifiutare. Bene, a me risulta che per motivi di ordine pubblico si può rifutare qualsiasi manifestazione, ma lei è il sindaco e ne sa certo più di me. Era necessario scegliere una sede in pieno centro,  potendo prevedere, conoscendo la storia di questa città, storia che lei richiama sempre alla memoria, che la sua scelta avrebbe causato irritazione e una reazione inevitabile? Le sembra così di aver tutelato i cittadini, i negozianti della zona, i semplici passanti che si trovavano lì per caso?
  2. Mi risulta che anche il diritto di contestare chi tiene un comizio sia sancito dalla Costituzione, ovviamente non prendendolo a sassate, su questo siamo d’accordo, ma mi risulta che, a parte i trenta fascisti che seguivano il comizio, attraverso l’assurda gabbia allestita in piazza Marsala non potesse passare nessuno. Mi può dare una spiegazione?  Le sembra di aver rispettato i diritti di tutti? Era un comizio o una riunione privata? E in base a quale principio si assegna una piazza in centro città per una riunione privata?
  3. Davvero era necessario uno spiegamento di forze degno di un’invasione nemica per impedire una protesta democratica? Non era possibile fare altrimenti? Vi sarete consultati con i dirigenti di polizia, no? Il risultato del brainstorming è stato questo?
  4. Davvero non si poteva cambiare la sede designata dopo che il clima era diventato piuttosto teso anche per la vicenda dell’attracco della nave carica di armi a Genova? Un luogo defilato, dove i convenuti potessero tranquillamente violare la Costituzione ogni volta che aprivano bocca senza dare fastidio a nessuno, tranne all’etica e al senso comune.
  5. Lei può difendere onestamente una polizia che carica dopo aver visto un ragazzo vestito di nero? Capisco che hanno pensato a Zorro, ma non le sembra eccessivo?
  6. Può dire ai genovesi quanto è costato al comune lo spiegamento di forze assurdo in piazza Marsala? Sa, noi genovesi siamo attaccati ai soldi…
  7. Sono d’accordo con lei che non si va a manifestare con i bastoni, anche perché quella è un’abitudine di quelli che tenevano il comizio, ma non tutti i manifestanti tenevano i bastoni o lanciavano sassi, solo la solita minoranza di imbecilli. Invece, ancora una volta, è stata caricata gente inerme e solo il pestaggio del giornalista di Repubblica ha permesso che la storia non venisse derubricata come la solita bagarre da parte dei centri sociali. Se  guarda i filmati, vedrà una ragazza inseguita e pestata dai polziotti, in una zona dove non c’erano tumulti, che tiene in mano una bottiglia d’acqua minerale. Davvero crede di non doversi scusare per tutto questo?
  8. Vogliamo parlare di Casapound? No, non ne parliamo, credo che lei sappia benissimo chi sono, probabilmente glielo ha spiegato qualcuno dei suoi assessori.

Signor sindaco , io non la penso come lei su niente, credo che la sua giunta sia la peggiore avuta a Genova da che ne ho memoria, e mi creda, ne abbiamo avute di pessime. Credo, tuttavia, che lei abbia tutto il diritto di difendere la sua scelta ma che dovrebbe ammettere di aver sbagliato e fare le sue scuse ai genovesi. Altrimenti, ha offeso questa città due volte: quando ha concesso il comizio e continuando a difendere una scelta sbagliata.

 

Paperblog

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Genova indica la via?

 

Polizia carica antifascisti a GenovaIo aborro qualsiasi forma di violenza, qualunque colore abbia, questo tanto per essere chiari. Ancora di più mi spaventa la violenza di chi, in teoria, dovrebbe tutelare i miei diritti e, in pratica, da qualche tempo, si sente autorizzato a decidere chi quei diritti li ha e chi no. Non si colpevolizza ovviamente una categoria, ma le mele marce cominciano ad essere tante.

Spero che Genova, cometante volte è successo in passato, ieri non abbia segnato la strada. Qualcosa è cambiato dai tempi del G8, certo: le scuse del questore, la promessa di fare giustizia sugli aggressori del giornalista massacrato, già individuati, il giornalista salvato da un poliziotto. Speriamo non si tratti di fum, una di quelle operazioni di facciata tanto gradite al ministro preferito da molti poliziotti.

Nessuna parola dal sindaco, il vero responsabile di quanto accaduto, capo di un giunta impegnatissima a opprimere gli oppressi, a emarginare ancora di più gli emarginati, a fare operazioni cosmetiche, a ricordare la storia della città quando gli comoda. Una giunta vergognosa, inerte, amica dei fascisti.

Quanto successo ieri è un segnale forte: siamo tornati indietro di quarant’anni, in piazza c’erano i rossi e i neri e, se la polizia deve scegliere, picchia i rossi, grazie anche a un ministro dell’interno che ogni giorno gli garantisce impunità e gli conferisce è un ruolo da giustizieri della notte, specie contro gli ultimi, specie contro chi non ha voce e non può difendersi. Era necessaria quella gabbia di protezione che bloccava le vie di fuga? Per tutelare un comizio illegale di un partito anticostituzionale? Facciamoci le domande e diamoci le risposte.

Gli striscioni e i cellulari sequestrati, alla luce di quanto accaduto ieri, vanno visti e come i segnali di una escalation che non sappiamo dove possa portare, specie se domenica il risultato delle urne sarà favorevole a chi non ha feeling con la democrazia. Strategia della tensione è parola che i benpensanti e i baciapile non afferrano, io la ricordo bene, e non cito De Andrè se non arriva la Digos.

Si continuano a pestare i giornalisti, e di questo bisogna ringraziare anche i Cinque stelle e Grillo, che li hanno offesi e derisi per anni, basta pensare all’ imbarazzante reazione dei due Didi alla notizia dell’assoluzione della Raggi. per carità, la nostra stampa fa schifo a livello editoriale, ma ci sono professionisti che hanno il sacrosanto diritto di fare il proprio lavoro senza per questo essere derisi o malmenati.

Questo governo, da quando è salito in carica, tira il sasso e nasconde la mano, nella speranza di non si sa cosa, o forse si sa, ma è meglio non dirlo.

Abbiamo per anni detto che la democrazia non era in pericolo e, a questo punto, non credo, onestamente, che si possa continuare a dirlo.

I fascisti a Genova hanno ottenuto quello che volevano: da topi di fogna sono diventati topi di fogna visibili, difesi con energia da chi avrebbe dovuto,in un paese dove le cose non vanno al contrario, sciogliere il comizio e mettere sotto inchiesta il sindaco, piuttosto che caricare chi protestava contro quell’insulto alla memoria di una città.

Genova non è più unita, oggi, come nel 2001, è una città divisa, in parte razzista, in parte smarrita di fronte al vuoto che si è creato a sinistra.  Mi auguro che domenica possa dare un risposta forte, indirettamente, a questa giunta vergognosa e indegna di questa città e al ministro degli interni peggiore che l’Italia abbia avuto dal dopoguerra a oggi.

Significherebbe che non è ancora troppo tardi. Forse.

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Perchè il comizio di Casapound è un’offesa a Genova

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Forse non esisteranno, come dice il sindaco Bucci, problemi legati alla sicurezza, riguardo al comizio di Casapound autorizzato dal Comune, ma stupisce che chi ha nominato spesso (invano) Genova e la sua storia non tenga conto proprio della sua storia oggi.

Va detto che in molte occasioni questa giunta ha preso posizioni certamente vicine a quelle di Casapound, in particolare con qualche assessore, ma da qui ad autorizzare il comizio di un gruppo neofascista con posizioni decisamente anticostituzionali nella città che per prima si è liberata dai nazisti, ce ne passa. Anazi, direi che questo comizio è uno schiaffo a chi ha vissuto in una Genova diversa, quella di Guido Rossa e delle grandi lotte operaie, per esempio. Quella capace di mobilitarsi in ogni sua componente per grandi gesti di solidarietà.

Casapound non è fuori legge per una di quelle strane anomalie del nostro sistema giudiziario, per cui è lecito inneggiare alla superiorità della razza bianca e invitare a stuprare una donna rom o occupare abusivamente da anni un palazzo in pieno centro Roma, mentre non lo è manifestare il proprio dissenso citando De Andrè o invitando a restare umani. Siamo certi che la Digos provvederà ad assicurare che il comizio si svolga in piena tranquillità.

Tuttavia esistono valori etici e morali che fanno parte del dna di  Genova, mi riferisco ad esempio alla solidarietà, all’internazionalismo, che sono del tutto incompatibili con quelli promulgati da Casapound. Io non sono orgoglioso di essere genovese, non mi commuovo davanti alla lanterna, se avessi la possibilità di vivere altrove lo farei, ho visto questa città degradarsi progressivamente e trasformarsi in un modo che non mi piace per nulla e, anzi, mi provoca un profondo disagio. Ma il troppo è troppo.

Evidentemente, nè il sindaco Bucci nè la giunta comunale conoscono la storia recente di questa città, le sue battaglie, la sua orgogliosa e secolare lotta contro ogni oppressione. Evidentemente il sindaco Bucci e questa giunta ritengono eticamente concepibile che da un palco si inciti all’odio razziale, evidentemente il sindaco Buccci e questa giunta non sono in sintonia con la città che dovrebbero amministrare e  che dicono, a parole, di voler far tornare grande. Evidentemente, il sindaco Bucci e questa giunta hanno fatto una chiara scelta di campo e ne dobbiamo prendere atto, anche se il comizio di Casapound sarà seguito dai soliti quattro gatti pelati e privi di neuroni.

Se la grandezza passa attraverso inutili tappeti rossi, false feste della bandiera e comizi fascisti, personalmente, ne farei volentieri a meno. Da genovese, anche se di radici siciliane, forse ancora di più per questo, mi sento profondamente offeso da tutto questo.

 

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