L’incendio di Notre Dame: un cattivo segno

L’incendio di Notre Dame: un cattivo segno

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Il fuoco distrugge, il fuoco purifica, il fuoco, come tutti i simboli archetipici è polisemantico.

Il fuoco che ha devastato Notre Dame è stato crudele, impietoso, irrefrenabile. La bellezza che va a pezzi impressiona, stringe il cuore, ci angoscia, perché dà vita a un incubo collettivo, quello della cancellazione della nostra identità.

Quando mi reco in un paese straniero, cerco prima di tutto due cose: le tracce della Storia, che concidono con la bellezza, e un posto dove mangiar bene. A Parigi sono stato molte volte e confesso di aver amato più la Sainte Chapelle che Notre Dame, forse perché in una chiesa cerco raccoglimento, contatto col trascendente, misticismo e quindi prediligo monasteri in mezzo alla natura, abbazie, chiostri, cappelle. Mi emozionano di più gli affreschi di Benozzo Gozzoli che le tombe sontuose di Santa Croce, è un mio limite, me ne rendo conto.

Le grandi chiese, S. Pietro, Notre Dame, Canterbury, ecc. mi sembrano più costruzioni in lode del genio umano che di Dio. Ma naturalmente resto abbacinato dalla bellezza, dalla maestosità, dalla sfida al tempo che gli artefici hanno lanciato anche se, sostanzialmente, la penso come Foscolo: alla fine resterà la poesia, il resto è destinato a diventare polvere.

La devastazione di Notre Dame, a chi crede nei segni o, a esser meno superstiziosi,alle analogie di Jung, suona come un monito, un segnale, anche per quella concidenza col primo giorno della settimana santa.

Perché l’Europa davvero, a Maggio, rischia di crollare, di bruciare, ridando vita a vecchi fantasmi che si sperava fossero stati cancellati dal tempo. Ma il tempo non esiste e la Storia non insegna, ormai bisogna rassegnarci all’idea. Basta leggere i commenti sul disastro di quelli che oggi, con termine improprio, si definiscono sovranisti, per comprendere quanto il processo di dissoluzione etica nel nostro paese sia ben oltre il livello di guardia: chi dà la colpa agli stranieri e alla sinistra che li difende (ma dai?), chi ritiene che sia una giusta punizione per Macron, chi parla di punizione divina (Pillon sotto mentite spoglie?), chi afferma di essere del tutto indifferente, ecc.

Un fiume di ignoranza, bassezza, meschinità, trivialità che non si arresta nemmeno un secondo di fronte a un disastro che dovrebbe colpirci tutti, farci sentire tutti un po’ più poveri, un po’ più smarriti.

Gli uomini sono creatori e manipolatori di simboli, i simboli hanno un senso, i simboli universali, come Notre Dame, identificano non una nazione ma un continente, un modo di essere e di pensare, una cultura che si perde nella notte dei tempi. La loro devastazione non può non risvegliare un timore atavico, forse superstizioso ma latente. in chiunque consideri l’oltraggio alla bellezza un sacrilegio, una violazione delle leggi che regolano il mondo e l’armonia delle cose.

Si narra che i grandi passaggi nella storia siano stati sempre contraddistinti da segni, anche il nazismo cominciò con un incendio devastante a uno dei simboli della Germania, probabilmente doloso ma non per questo meno tragico. Speriamo sia solo l’impressione del momento e che il tempo liquidi queste parole come fantasie dettate dall’emozione.

Certo è che quelle fiamme, alla vigilia di una consultazione europea che potrebbe cambiare il volto e il percorso dell’Europa trascinando il continente verso una deriva gravida di sinistre consequenze, suonano come un avvertimento, illuminano un possibile futuro prossimo, bruciano il fantasma di un reietto e del suo amore impossibile, immortalati dalle pagine di un grande scrittore che, per fortuna, sono ancora lì, a ricordarci cos’era Notre Dame, a scolpirla indelebilmente nella memoria di tutti noi.

Certo è che i commenti da deviati mentali che circolano sul web più che irritare o indignare, rattristano, amareggiano, spaventano, come sempre spaventa ogni diminuzione di umanità quando è incomprensibile.

Ma è bello pensare che Notre Dame risorgerà, come l’araba fenice, tornerà a evocare quella tragica storia d’amore e i fantasmi dei tempi passati, speriamo torni ad essere il simbolo di una nuova Europa, più coraggiosa, più civile, più umana e che quel fuoco allontani le ombre che si addensano sul futuro prossimo.

Un paese sospeso

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