(Seconda) lettera aperta al ministro Bussetti

(Seconda) lettera aperta al ministro Bussetti

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Egr.gio Ministro Bussetti,
le avevo scritto in data 25/10/2018 usando questo spazio per esternare il mio sconcerto di fronte all’affermazione che a scuola non bisogna fare politica, affermazione che commentai diffusamente in quell’articolo e su cui non mi soffermo.
In quell’occasione ho commentato: “Io credo sia importante, oggi più che mai,usare le parole nel modo giusto,restituirgli la dignità che meritano, perché noi siamo le parole che diciamo e la forma è sostanza” (da Pietro Bertino, Un paese sospeso, ed. Amazon, pag. 194).

Ieri è ricaduto nell’errore di allora usando le parole incautamente e, mi permetta, a sproposito, affermando che la scuola deve occuparsi,prima di tutto, dei giovani italiani.
Mi permetta: alla luce della sua partecipazione a un convegno razzista organizzato da razzisti, alla luce delle parole pronunciate ogni giorno dal capo del suo partito di riferimento, alla luce della richiesta di autonomia in materia di scuola da lei appoggiata da parte di alcune regioni, tra cui il Veneto, dove si danno tonno e grissini ai bambini che non pagano la mensa, questa sua affermazione appare, oltre che incomprensibile e fuori luogo, sinistra.

Faccio un esempio:io lavoro in una scuola felicemente multietnica, dove i ragazzi, spesso, scoprono che il compagno, o la compagna è musulmano/a, casualmente, magari in terza media perchè si parla di religioni monoteiste. Come secondo lei dovrei “favorire i giovani italiani” senza violare la Costituzione? Perché non mi è chiaro. Per altro, B. che è nero come il carbone, D. che è marroncina, S. che è bianco latte, ecc., tutti ragazzi con genitori provenienti da ogni angolo del mondo, sono “giovani italiani” come P., F. e A., nati nel quartiere, hanno frequentato le elementari, parlano italiano, si sentono italiani, ed è altrettanto italiana D., che però non ha la cittadinanza perché la sua gente considera un oltraggio lo ius soli, dovrei forse infierire su di lei e favorire gli altri?
La pregherei di emanare al più presto una circolare in proposito, così che possa rifiutarmi di firmarla e di seguire le indicazioni in essa contenute, magari convincendo i colleghi a fare una denuncia per oltraggio alla Costituzione.

Vede, nonostante lei sia il ministro dell’istruzione, la scuola è una cosa seria, vi lavorano persone serie, consapevoli, al contrario di lei, dell’importanza del proprio lavoro che ha lo scopo di contribuire a formare persone migliori di noi e molto, ma molto migliori dei suoi amici di partito.
Noi abbiamo a che fare con i ragazzi, ragazzi sempre più confusi, persi, disorientati,disarmati di fronte a un mondo dove a comandare è l’arroganza, il razzismo, l’esatto contrario di quella condivisione del dolore degli altri di cui parlava Vittorini, lo conosce, sì? Anche se insegnava educazione fisica dovrebbe rileggerlo, Conversazione in Sicilia, è un libro attualissimo, di quelli che restano dentro.

Perdoni il mio sarcasmo che nasce dall’autunno di uno scontento che dura da tempo, lo scontento di una categoria di lavoratori che si ritrova a dover colloquiare con rappresentanti politici improvvisati o solo apparentemente consapevoli di cosa è la scuola, come lei. Siamo stanchi di queste esternazioni, dei suoi consigli sui compiti, del criptorazzismo che utilizza per dare un contentino a quei bifolchi analfabeti di ritorno che l’hanno messa dove sta.

Non dubito che lei sia persona intelligente e preparata, l’ha dimostrato, a tratti, allora per favore non scenda tanto in basso, non faccia campagna elettorale sul corpo della scuola, non ci usi per far vedere che anche lei ce l’ha duro. La scuola è accoglienza, condivisione, cooperazione, una mano tesa a chiunque, qualunque colore abbia, da qualunque posto del mondo venga.

La scuola è una palestra di vita,  i ragazzi sono materia fragile, i ragazzi come Rami, come Simone, sono frutti della sucola pubblica, dei valori che ogni santo giorno ogni insegnante propone dalla cattedra. Se proprio non sa cosa dire, se non ha un’idea che sia una per una riforma che ripari i danni fatti dal precedente governo, con una riforma che lei ha approvato a suo tempo, applicandola con zelo, faccia un favore a tutti: taccia.

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