Paola Mastrocola, o della spocchia classista radical chic

Paola Mastrocola, o della spocchia classista radical chic

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Immagine tratta da Il Foglio

 

Non mi piacciono i libri di Paola Mastrocola, li trovo espressione di una visione della scuola vecchia, stantia, classista e fuori dal tempo. Trovo che la sua palese avversione per le nuove generazioni, l’incapacità cronica di comprendere che anche i giovani hanno una cultura e un linguaggio che merita di essere compreso e con cui bisogna fare i conti, se ci si siede in cattedra, rappresentino alla perfezione una certa spocchia radical chic piuttosto comune tra gli insegnanti.

Scrive sul Sole 24 ore (naturalmente, dove se no?)  che  il donmilanismo ha ottenuto il suo trionfo: la scuola italiana ha sostituito la grammatica con la Costituzione, nessuno studia più Foscolo e Omero nella traduzione di Monti, i poemi omerici vengono tradotti in un linguaggio da panettieri, ecc.

Si tratta di mezze verità in un mare di fesserie. Che la Mastrocola non abbia compreso il reale messaggio di Don Milani, o che faccia gioco al suo discorso reazionario estrapolare frasi avulse dal contesto per confutare le proprie idee, è del tutto normale, che non abbia capito Omero, con tutta la sua spocchia da classicista, è abbastanza curioso.

Su Don Milani, d’altronde, ha preso un enorme abbaglio uno scrittore ben più importante della Mastrocola come Sebastiano Vassalli e, ultimamente, altri intellettuali o pseudo tali, hanno ricominciato a sparare a zero sul prete di Barbiana, come capita con una cadenza quasi regolare.

In realtà, Don Milani, scriveva in un periodo in cui la scuola era classista, le scuole migliori destinate a pochi, si tolleravano mal volentieri i figli di operai nei licei . Don Milani non sognava affatto una scuola media dove non si studiasse, a Barbiana si studiava eccome, anche a suon di schiaffoni, sognava una scuola dove tutti avessero le stesse possibilità e aperta al mondo. Una scuola che non fosse il luogo dove i professori, seduti tranquillamente in poltrona, potessero dare sfoggio della loro eloquenza, ma scendessero dalla sedia e si occupassero di chi avevano davanti, prendendolo per mano e aiutandolo nel suo percorso formativo. E’ molto più classista la scuola oggi, rispetto a quella che sognava don Milani, ed lo è ancora di più   la scuola agognata da Paola Mastrocola.

Quanto a Omero, sappiamo oggi e lo sa anche la Mastrocola, che le sue opere erano un collage di canti narrati oralmente nel corso dei secoli, come dimostrato da evidenze linguistiche e storiche, canti quindi narrati alla gente e scritti per la gente, che tramandavano le gesta di un popolo per radicarlo attorno ai valori fondanti della propria identità. Io non amo le traduzioni in prosa dei poemi di Omero, anch’io prediligo la traduzione di Monti che però è una traduzione poetica, scritta secondo i criteri del neoclassicismo, spesso errata o imperfetta. Una traduzione che va bene per cultori dei bei versi, per i salotti milanesi del tempo di Monti, ma non per i ragazzi di oggi. Che male c’è se, tornando all’originario spirito omerico, si traducono i poemi in modo rigoroso ma semplice, in modo che siano comprensibili alle nuove generazioni? Si perderà forse un po’ di poesia ma si avrà la possibilità di tramandarne il senso e i contenuti in modo più comprensibile, di far tornare quei poemi al popolo e di attualizzarne il messaggio. Forse è proprio questo che dà fastidio alla scrittrice: togliere Omero dai polv erosi scaffali degli eletti e renderlo fruibile a tutti. Una vera oscenità.

Non è vero che a scuola non si fa grammatica, se ne fa fin troppa, per i miei gusti. Certo è che, se i ragazzi non leggono, se la televisione propone una lingua sempre più scorretta, se perfino le canzoni vengono scritte nel linguaggio parlato o usando il gergo, diventa difficile che i ragazzi ricordino qualcosa di quelle lezioni. Sarebbe nostro compito invogliarli alla lettura, fargli capire quale viaggio meraviglioso possa rappresentare un libro, anche se in un  mondo bombardato da immagini è molto difficile.

Chiudiamo con Foscolo. Intanto il sottoscritto e i suoi colleghi, piccoli insegnanti di scuola media di periferia, Foscolo lo fanno eccome. A volte, riesco anche a leggere e commentare tutti  I Sepolcri, altre, mi limito ai Sonetti, perché faccio quello che un insegnante dovrebbe fare sempre: mi adeguo a chi ho davanti ed evito di svolgere argomenti fuori dalla portata della classe.

Concludo dicendo che la sequela di idiozie che la Mastrocola ha scritto sul quotidiano più borghese d’Italia, testimoniano la distanza tra la percezione della scuola e i problemi reali che viviamo ogni giorno nelle nostre classi, oltre che una malcelata nostalgia per una scuola torre d’avorio, appannaggio di pochi eletti che si distacchi dalle masse e dal mondo.

Una visione che considero aberrante e deprimente, una  visione radical chic e settaria vicina a quella della scuola che, tra le righe, veniva tratteggiata dalla  riforma di Renzi e che, guarda caso, l’attuale esecutivo si è ben guardato dal toccare nella sostanza.

 

 

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