Breve elogio della sconfitta

Breve elogio della sconfitta


images

Non è che fosse proprio necessario uno studio della Michigan University per dirci che gli studenti imparano di più quando sbagliano, Popper ha dedicato la sua vita a spiegarci che le più grandi scoperte scientifiche nascono da errori e, forzandogli un po’ la mano, quando il buon Orazio scriveva che in media re stat virtus forse voleva dirci che un fallimento onorevole vale più di una vittoria disonorevole. Lo diceva invece esplicitamente Pier Paolo Pasolini, sempre tirato in ballo a sproposito da chi non l’ha mai letto.

Ogni buon insegnante sa che non deve mai calcare troppo la mano sugli errori ma sottolineare quanto di buono  è stato fatto dall’alunno stimolandolo a fare meglio, migliorando la sua autostima.

Casomai il problema è il contorno: una società dove conta solo chi vince, non importa come, non importa con quali mezzi, la recente tendenza all’umiliazione dell’avversario, la scomparsa del rispetto, la preoccupante tendenza delle famiglie a non tollerare che il loro pargolo non sia il migliore, quello che si distacca da una massa anonima e guardata dall’alto in basso degli “altri”, l’autostima che viene gonfiata artificialmente, pompata  a  mano fino al punto di rottura.

Se il microcosmo è lo specchio del macrocosmo, fatevi un giro su una chat di genitori e vedrete un significativo spaccato del nostro paese. I genitori giudicano, stilano giudizi tranchant su tutto e su tutti, specie sugli insegnanti e sui ragazzi problematici. I genitori adoperano la stessa violenza verbale dei social, sono tutti esperti di didattica e sanno individuare gli errori di ognuno con precisione chirurgica. mezz’ora in una delle mie classi, da soli, e fuggirebbero urlando e strappandosi i capelli, non perché io insegno a ragazzi terribili, ma perché quando sono in gruppo, i ragazzi bisogna saperli controllare e chi insegna lo fa di mestiere.

Ovviamente i genitori pontificano senza degnarsi di venire a colloquiare a scuola con i suddetti insegnanti, salvo quando, convocati, difendono con le unghie e coi denti l’amato pargolo che è sempre innocente, sempre sincero, sempre incapace di mentire. Mai parlato con la mamma di un alunno sfaticato che non mi abbia detto che studia fino a notte fonda. Cosa, è il problema.

Il giudizio a priori ormai è la moda del momento: pur di non accettare un fallimento magari piccolo, ma prezioso per la crescita dei ragazzi, le famiglie sono le prime ad accampare scuse, a trovare escamotage, il più comune dei quali è quello di minacciare il cambio della scuola, come se il problema fosse quello, senza pensare a cosa significhi sdradicare un adolescente dal gruppo dei pari.

Così facendo, sta crescendo una generazione di giovani incapaci di gestire le emozioni e le sconfitte, di relazionarsi col mondo in un’ottica realistica, quella che recita che per ottenere risultati bisogna sacrificarsi e non sempre è sufficiente.  Sacrificare tempo al divertimento e allo sport è un sacrilegio, coin tutto quello che è costata la play e con la speranza che il pargolo diventi un campione. Anzi, sacrificarsi è inconcepibile oggi, un verbo che va cancellato dal vocabolario.

E’ un mondo sbagliato, stiamo rovinando i nostri figli, li gettiamo allo sbaraglio in una assurda competizione invece di insegnargli ad accettare i propri limiti e valorizzare i propri talenti.

Diceva Finardi tanti anni fa: impara a leggere ma comprati un violino. Non per diventare il nuovo Uto Ughi, ma per imparare a volare.

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
wp_3307042

3 commenti

wp_3307042 Scritto il1:18 pm - Marzo 13, 2019

Guarda che è un mestiere anche per me e non ci trovo nulla di male purché lo si svolga con professionalità, onestà e consapevolezza di dover dare più di quanto si riceva.

    antonio sguanci Scritto il11:57 am - Marzo 14, 2019

    “Un mestiere” si intende qualcosa che va conservato comunque…per il quale ci si debba integrare in un sistema di gerarchie e relazioni,quindi di convenienze.Un “mestiere ” significa l’ inevitabile adeguamento a quella peste bubbonica che si chiama “protocollo” e che viene spacciata per la garrula schematicità operativa alla quale un onesto professionista dovrebbe saper ottemperare e che invece per lo più allude alla recinzione paracula delle proprie responsabilità.Mai stato in un ospedale ?
    Per non parlare della massa dei lavoratori che abbisognano di un’occupazione e che non possono aspettare che, fulminati sulla via di Damasco,si aprano alla “vocazione”,una passione che idealisticamente considero piuttosto necessaria in un lavoro del genere.Ma siccome siamo “massa” possono andar bene anche masse di mestieranti i quali,sbirciato Piaget,si possono vantare di un posto fisso…nella sua versione moderna di fisso-precario.
    Ma come ripeto..esclusi i presenti….

      wp_3307042 Scritto il2:51 pm - Marzo 14, 2019

      Anche per fare la bagascia, come diceva De Andrè, ci vuole un po’ di vocazione. nel senso in cui lo intendi tu non faccio un mestiere, sono noto per non rispettare i protocolli e prendermi i miei rischi, se necessario e se le circostanze mi spingono a farlo. Oltretutto, la garrula schematicità operativa è la morte della scuola e morirei di noia se non mi reinventassi quotidianamente, oltre a commettere una grave ingiustizia nei riguardi dei miei alunni, gli unici a cui rispondo. Che posso dirti? Hai ragione, ma credo che in ogni ambito ci siano i professionisti seri e responsabili e i mestieranti, quelli che provano a migliorarsi ogni giorno, a cui sta a cuore il lavoro ben fatto e gli altri, gli integrati e gli apocalittici e che, tutto sommato, avere a che fare con gli uni e con gli altri, nel mio lavoro, giovi ai ragazzi che poi fanno le loro scelte, che sono sempre sorprendentemente manichee, molto più rigide di quanto si pensi. Pensa un po’ che di solito tendono a rispettare chi li rispetta e non chi cerca di farseli, con esiti penosi, amici o chi ritiene che stare al di là della cattedra gli assicuri autorità e rispetto a priori. Io sono minoranza nel pensarla così ma non sono solo, diciamo che siamo minoranza e,secondo la logica che ci governa, ha ragione chi è maggioranza, quindi sono in torto. Quanto a Piaget, temo che molti dei miei colleghi non sappiano neanche chi sia, purtroppo. E io preferisco Danilo Dolci.

Lascia un commento