Ven. Feb 28th, 2020

Il granello di sabbia

Basta poco per fermare l'ingranaggio

L’assassinio del commendatore: un capolavoro.

LAssassinio-Del-Commendatore-e1535726434304Immagine tratta da zon.it

Murakami Haruki in questo libro, che una perversa scelta editoriale mi ha costretto a leggere in due tempi, ma che recensisco per intero. riesce  a mantenere il proprio stile, a giocare, come di consueto, con timori ancestrali, meditazioni sull’altrove e porte aperte su altre dimensioni, aggiungendo riflessisoni profonde sul senso di colpa. sul motore della creazione artistica e sull’amore.

L’impressione, una volta chiuso il libro, è che mai come in questa occasione lo scrittore si sia messo a nudo, raccontando di sé molto più di quanto è solito fare, mostrandosi tra le righe a tratti, per poi scomparire dietro un sorriso ironico.

Libro di formazione, come di consueto, caratterizzato da un prosa  lenta e riflessiva  , che ricorda a tratti quella di Saramago, una scrittura in cui conta ogni parola, densa e grondante di significato, L’assassinio del commendatore si dipana avvincendo fin dalle prime pagine, partendo come la storia di un uomo che ha deciso, suo malgrado, di gettarsi dietro le spalle tutte le sue sicurezze per intraprendere un viaggio che lo condurrà ad affrontare le proprie paure nascoste, a fare i conti con un passato rimosso e a trovare una nuova strada su un vecchio sentiero. Passando attraverso vicende enigmatiche e metaforiche.

Il protagonista è un pittore, un ritrattista stanco di ritrarre pedissequamente volti di uomini anonimi, in un estenuante esercizio tecnico privo di significato e desideroso di ritrovare una ispirazione reale, come quella che sentiva all’inizio della propria carriera. Cerca insomma l’autenticità perduta, un senso che si è smarrito negli anni.

Da un certo punto in poi, ecco comparire via via tutti i topoi della narrativa di Murakami: la casa isolata in montagna, un luogo di passaggio verso un’altra realtà, la presenza incombente di una natura a tratti minacciosa, un enigmatico personaggio con cui il protagonista entra in relazione e che risulterà determinante nel prosieguo della storia. una giovane e innocente ragazzina in grado di vedere un’altra realtà oltre quella di tutti i giorni.

Non si può riasssumere un libro che è una riflessione sull’arte, sulla storia, sul peso delle scelte, sull’assenza e sull’amore. L’invito è quello di leggerlo e rileggerlo dopo qualche tempo, per attingere ai diversi strati di significato, o semplicemente per godere della capacità d’invenzione di quello che è uno dei narratori più importanti del nostro tempo.

Sorprende, come sempre la straordinaria capacità di introspezione psicologica, capace di descrivere alla perfezione sia i pensieri del protagonista mel loro divenire sia di illumionarci sui processi mentali di una giovane adolescente. Sorprende anche la capacità di far svoltare all’improvviso il racconto verso il surreale e il fiabesco,in una sarabanda di invenzioni che attingono a piene mani dalla cultura giapponese.

Ma a dominare il racconto è un costante senso di mistero, il vero protagonista, mistero che non viene pienamente svelato perché, come afferma a un certo punto la ragazzina, essere incompiuti è una cosa bellissima.

Ogni personaggio, ogni oggetto, anche il più banale, come un coltello per pulire il pesce, assume un significata, rimanda a qualcos’altro in un vertiginoso gioco di analogie.

A parlare sono anche i quadri che compaiono nel libro e qui si dispiega tutta la maestria dell’autore, in grado di farci vedere le tele che descrive, di mostrarci come un pittore arriva a creare e rielaborare la realtà.

Ecco, il libro di Murakami è come uno dei ritratti del protagonista:  quasi perfetto ma volutamente incompiuto, per lasciare al lettore il piacere della scoperta e del dubbio.

Una lettura consigliata a chi ama perdersi nei libri  e non ha timore di specchiarvisi.

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