Recensione di Un paese sospeso

copertina Youtube

Pubblico la bella e lusinghiera recensione di Un paese sospeso di Luisa Debenedetti, pubblicata sul sito Librierecensioni.com.

Recensione:
“Un paese sospeso” di Pietro Bertino raccoglie, per sua stessa definizione, gli appunti di un uomo comune. Quella che viene proposta è la raccolta di articoli pubblicati nel blog personale dell’autore nell’arco dell’ultimo anno trascorso, il 2018.
La prima cosa che colpisce è la copertina, la rappresentazione pittorica di un troncone del ponte Morandi il cui crollo ha segnato non solo Genova ma anche tutti gli “uomini comuni” che, come Bertino, hanno avuto la conferma (se mai ne avessero avuto bisogno) del fatto che non è stato solo un ponte a cedere ma tutto ciò su cui si basa e si è basato il nostro paese negli ultimi anni: promesse vuote, parole al vento, populismo e banalità, idiozia e ignoranza.
E’ un libro che richiede una lettura non frettolosa: merita attenzione, calma e riflessione.
E’ lo specchio dei tempi e sì, è un libro di parte, chiaramente orientato a sinistra, parla di fatti e misfatti di questo governo incapace ed arrogante che, non avendo minimamente idea di come si governi un grande paese come l’Italia, non è riuscito a fare altro che dare voce a odio, rabbia, razzismo e a insegnare ai nostri giovani che non serve a nulla studiare, facendo passare il messaggio che incompetenza, bullismo, arroganza e sfregio delle istituzioni sia espressione di forza.
Bertino non fa sconti a questi politici che, al di fuori degli italici confini, appaiono addirittura grotteschi. Partendo dalla sua città, Genova, l’autore ci rappresenta una società liquida in cui ogni pilastro solido si dissolve così repentinamente da non essere nemmeno notato.
Proprio questa impossibile solidità in ogni aspetto della vita è ciò che potrebbe differenziare nettamente un passato ingombrante da un fluido presente: il capitalismo pesante dal capitalismo liquido, il fascismo solido dal fascismo liquido (ammesso che sia corretto parlare di fascismo), la sinistra solida dalla sinistra liquida.
Come detto in precedenza, il testo è un testo politico: di “antifascismo militante” suggerito come farmaco ai pericoli generati dalla retorica di un neofascismo seducente e modaiolo, teso a mostrarsi come alternativa alle confusioni della globalizzazione e alle distrofie di una sinistra persa nel liberismo, che ha utilizzato la parola “riformismo” per sostenere guerre umanitarie, privatizzazioni, deregulation, restringimento del welfare state e precarizzazione della vita dei cittadini.
Il mondo non è più lo stesso, almeno dal 2001, quando è stato investito da ondate di paura e spaesamento e questo ha dato vita a spinte xenofobe e securitarie che rimestano nel torbido della frustrazione sociale, fomentano odio e disinformazione servendosi della pancia esasperata di un paese allo sbando; ma Di Maio e Salvini (coi suoi ex odiatori di terroni che ora se la prendono coi “negri”, razzisti di comodo) non sono Mussolini e col fascismo non c’entrano nulla.
Certo, ci sono dei poveri diavoli razzisti, omofobi, maschilisti: dobbiamo chiamarli fascisti per far paura alla gente? La gente deve spaventarsi per altro: per la tolleranza verso la violenza, la liberalizzazione della vendita di armi, la licenza di uccidere (spacciata come “legittima difesa”), la messa in mora del Parlamento, gli attacchi a magistrati e giornali non allineati (e via dicendo).
L’autore è un insegnante che svolge con passione la sua missione, crede nel ruolo centrale dell’impegno educativo, ai suoi ragazzi non propina verità preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare e fare. E’ convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. Per Bertino la politica è educazione e l’educazione è politica, in quanto i presupposti della democrazia sono presupposti culturali e non solo istituzionali ed evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre società connessi al procedere della massificazione, all’emarginazione di ogni area di effettivo dissenso. Se le periferie diventano solo sede della guerra tra i poveri per spartirsi risorse sempre più scarse, Salvini e il suo “prima gli italiani” trionfano, se invece si riesce a organizzare una lotta contro i tagli sociali che colpiscono tutti, allora prevale il “prima gli sfruttati”, compresi gli immigrati vittime del caporalato, questa è oggi la funzione democratica del conflitto di classe.
E’ un diario coraggioso, sanguigno e appassionato, di un uomo comune, come tanti, impegnato seriamente nella lotta per una società equa e solidale.
Termino con le parole di Shakespeare, che ritengo siano un’ottima chiosa:
“Non ha occhi un ebreo? Non ha mani un ebreo, organi, consistenza, sensi, affetti, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, non soffre delle stesse malattie, non è curato con gli stessi rimedi, scaldato agghiacciato dallo stesso inferno dalla stessa estate di un cristiano? E se ci pungete non versiamo sangue? Se ci fate il solletico non ridiamo? ?Se ci avvelenate non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendichiamo? Se siamo a voi uguali in tutto il resto perché non assomigliarvi anche in questo?” Il mercante Di Venezia – Shylock, Atto Terzo, Scena I
(Luisa Debenedetti)

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archives

Paperblog

<a href=”http://it.paperblog.com/” rel=”paperblog pietro66″ title=” Paperblog : I migliori articoli dai blog” >
<img src=”https://m2.paperblog.com/assets/images/logos/minilogo.png” border=”0″ alt=”Paperblog” />
</a>

Logo
Aenean Donec sed odio dui. Donec sed odio dui. Aenean eu leo quam. Pellentesque ornare sem lacinia quam venenatis vestibulum. Curabitur blandit tempus porttitor ligula nibhes, molestie id vivers dapibus iaculis.

SpicePress Theme
Chestnut Road, California (USA)

Siti consigliati