Archivia Marzo 2019

Paola Mastrocola, o della spocchia classista radical chic

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Immagine tratta da Il Foglio

 

Non mi piacciono i libri di Paola Mastrocola, li trovo espressione di una visione della scuola vecchia, stantia, classista e fuori dal tempo. Trovo che la sua palese avversione per le nuove generazioni, l’incapacità cronica di comprendere che anche i giovani hanno una cultura e un linguaggio che merita di essere compreso e con cui bisogna fare i conti, se ci si siede in cattedra, rappresentino alla perfezione una certa spocchia radical chic piuttosto comune tra gli insegnanti.

Scrive sul Sole 24 ore (naturalmente, dove se no?)  che  il donmilanismo ha ottenuto il suo trionfo: la scuola italiana ha sostituito la grammatica con la Costituzione, nessuno studia più Foscolo e Omero nella traduzione di Monti, i poemi omerici vengono tradotti in un linguaggio da panettieri, ecc.

Si tratta di mezze verità in un mare di fesserie. Che la Mastrocola non abbia compreso il reale messaggio di Don Milani, o che faccia gioco al suo discorso reazionario estrapolare frasi avulse dal contesto per confutare le proprie idee, è del tutto normale, che non abbia capito Omero, con tutta la sua spocchia da classicista, è abbastanza curioso.

Su Don Milani, d’altronde, ha preso un enorme abbaglio uno scrittore ben più importante della Mastrocola come Sebastiano Vassalli e, ultimamente, altri intellettuali o pseudo tali, hanno ricominciato a sparare a zero sul prete di Barbiana, come capita con una cadenza quasi regolare.

In realtà, Don Milani, scriveva in un periodo in cui la scuola era classista, le scuole migliori destinate a pochi, si tolleravano mal volentieri i figli di operai nei licei . Don Milani non sognava affatto una scuola media dove non si studiasse, a Barbiana si studiava eccome, anche a suon di schiaffoni, sognava una scuola dove tutti avessero le stesse possibilità e aperta al mondo. Una scuola che non fosse il luogo dove i professori, seduti tranquillamente in poltrona, potessero dare sfoggio della loro eloquenza, ma scendessero dalla sedia e si occupassero di chi avevano davanti, prendendolo per mano e aiutandolo nel suo percorso formativo. E’ molto più classista la scuola oggi, rispetto a quella che sognava don Milani, ed lo è ancora di più   la scuola agognata da Paola Mastrocola.

Quanto a Omero, sappiamo oggi e lo sa anche la Mastrocola, che le sue opere erano un collage di canti narrati oralmente nel corso dei secoli, come dimostrato da evidenze linguistiche e storiche, canti quindi narrati alla gente e scritti per la gente, che tramandavano le gesta di un popolo per radicarlo attorno ai valori fondanti della propria identità. Io non amo le traduzioni in prosa dei poemi di Omero, anch’io prediligo la traduzione di Monti che però è una traduzione poetica, scritta secondo i criteri del neoclassicismo, spesso errata o imperfetta. Una traduzione che va bene per cultori dei bei versi, per i salotti milanesi del tempo di Monti, ma non per i ragazzi di oggi. Che male c’è se, tornando all’originario spirito omerico, si traducono i poemi in modo rigoroso ma semplice, in modo che siano comprensibili alle nuove generazioni? Si perderà forse un po’ di poesia ma si avrà la possibilità di tramandarne il senso e i contenuti in modo più comprensibile, di far tornare quei poemi al popolo e di attualizzarne il messaggio. Forse è proprio questo che dà fastidio alla scrittrice: togliere Omero dai polv erosi scaffali degli eletti e renderlo fruibile a tutti. Una vera oscenità.

Non è vero che a scuola non si fa grammatica, se ne fa fin troppa, per i miei gusti. Certo è che, se i ragazzi non leggono, se la televisione propone una lingua sempre più scorretta, se perfino le canzoni vengono scritte nel linguaggio parlato o usando il gergo, diventa difficile che i ragazzi ricordino qualcosa di quelle lezioni. Sarebbe nostro compito invogliarli alla lettura, fargli capire quale viaggio meraviglioso possa rappresentare un libro, anche se in un  mondo bombardato da immagini è molto difficile.

Chiudiamo con Foscolo. Intanto il sottoscritto e i suoi colleghi, piccoli insegnanti di scuola media di periferia, Foscolo lo fanno eccome. A volte, riesco anche a leggere e commentare tutti  I Sepolcri, altre, mi limito ai Sonetti, perché faccio quello che un insegnante dovrebbe fare sempre: mi adeguo a chi ho davanti ed evito di svolgere argomenti fuori dalla portata della classe.

Concludo dicendo che la sequela di idiozie che la Mastrocola ha scritto sul quotidiano più borghese d’Italia, testimoniano la distanza tra la percezione della scuola e i problemi reali che viviamo ogni giorno nelle nostre classi, oltre che una malcelata nostalgia per una scuola torre d’avorio, appannaggio di pochi eletti che si distacchi dalle masse e dal mondo.

Una visione che considero aberrante e deprimente, una  visione radical chic e settaria vicina a quella della scuola che, tra le righe, veniva tratteggiata dalla  riforma di Renzi e che, guarda caso, l’attuale esecutivo si è ben guardato dal toccare nella sostanza.

 

 

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Ius soli: una questione di civiltà e buon senso

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Immagine tratta da Corrispondenza romana

 

“In un Paese a crescita zero come l’Italia una legge così restrittiva sul diritto di cittadinanza non ha senso in termini umani, giuridici, sociali ed anche economici”.

Sono parole tratte da un’intervista di Annamaria Furlan, segretaria nazionale della Cisl, riguardo lo Ius soli.  I sindacati sono da sempre attivi nell’assistenza e nell’integrazione degli stranieri e credo che le parole della Furlan possano essere tranquillamente sottoscritte anche dalle altre sigle.

La concessione della cittadinanza a chi nasce in Italia è una questione di buon senso, oltre che di civilità. Sono 825.000 i ragazzi che frequentano elementari, medie e superiori nel nostro paese, una risorsa per il futuro, ragazzi che non possono continuare ad essere trattati come “diversi”, senza terra sotto i piedi, stranieri in terra straniera. ragazzi che, dopo aver studiato ed essersi integrati perfettamente nel nostro tessuto sociale, potrebbero, fino al compimento dei diciott’anni, essere rispediti in patria mandando inj fumo tutto quanto è stato fatto prima di quel momento, compreso un percorso scolastico che rappresenta un investimento dello Stato sul futuro.

Chi lavora con loro, come il sottoscritto, sa che sono italiani a tutti gli effetti: hanno abitudini, difetti e pregi italiani, mangiano italiano, spesso acquisiscono l’accento della provincia in cui vivono, sognano un futuro in Italia. Sono ragazzi “nostri”, come gli altri, spesso più motivati e brillanti, perché la “fame” stimola l’intelligenza e la voglia di trovare il proprio posto nel mondo.

Il fatto che lo Ius soli sia diventato una battaglia politica e ideologica tra destra e sinistra, ci fa perdere di vista, come spesso accade, il vero senso di questa disputa, vanificandola in liti da cortile, false argomentazioni e totale assenza di raziocinio.

Per la destra, soprattutto per la destra razzista che ci governa al momento, la concessione dello Ius soli significherebbe accettare il fatto che questi ragazzi sono un capitale umano importante per questo paese, che l’autarchia razziale è una schifosa fesseria e che tutta la politica anti migranti che ha fatto la fortuna del partito guidato dallo sbeffegiatore di bambini è una presa in giro proprio di quegli italiani che dice di voler proteggere dall'”invasione”.

E’ per questo che la cittadinanza a Rami non deve essere concessa ed è cominciata a girare sui social anche la macchina del fango nei confronti di un bambino di tredici anni, perché ormai Salvini ha sdoganato l’anima nera di chi, non essendo in grado di dare un qualunque contributo alla collettività perché ignorante, frustrato o semplicemente inetto, vomitando fango sui chi è diverso da lui si sente finalmente parte di qualcosa, importante, in prima linea nella guerra dell’infamia. Se verrà concessa, alla fine, sarà per i sondaggi favorevoli, con la clausola di un paternalismo peloso e ipocrita.

Sarebbe d’altronde avvilente vedere una cittadinanza concessa per merito, come se un ragazzino che vive e studia da anni in Italia fosse costretto a commettere un atto eroico, una specie di rito di passaggio degli anni duemila, per acquisire qualcosa che gli spetta di diritto., per essere accettato dalla tribù.

La Sinistra, quel che resta della sinistra, molto poco per la verità, dovrebbe porre lo Ius soli, che Renzi non fece votare per convenienza politica, abiurando a quelli che avrebbero dovuto essere i valori fondanti del partito che guidava, in cima ai programmi.

Forse non servirà a guadagnare voti, forse ne perderà ancora un pò, ma manterrà quelli che contano, quelli di chi crede che un futuro migliore si possa costruire senza calpestare i diritti del prossimo, qualunque sia il colore della sua pelle.

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L’eredità del fascismo

Mussolini And CrowdTratta da farodiroma.it

Sono d’accordo con Cacciari quando afferma che l’attuale esecutivo è costituito da poveri disgraziati, incapaci di grandi visioni e privi di quell’intelligenza del male necessaria a provocare tragedie. Riusciranno, tutt’al più, a impoverire ulteriormente questo paese, prima di finire come meritano nella pattumiera della politica.

Non concordo, quindi, con Scalfari quando rilancia per l’ennesima volta l’inutile e stantio allarme di pericolo fascista in questo paese. Gli imbecilli di Forza nuova e Casapound, gruppuscoli di esaltati ignoranti e ipodotati dal punto di vista culturale, non possono essere un pericolo per la tenuta dello Stato, nonostante la copertura fornita dallo sbeffegiatore di bambini.

Ma che il fascismo vada comunque e sempre ricordato e diffamato, che l’oppressione e la violenza di una ideologia sconfitta dalla Storia debbano essere sempre messe in evidenza per evitare di incorrere negli stessi errori, lo sanno bene i sudamericani che, il 24 Marzo, celebrano la giornata della memoria dei desaparecidos.

Argentina, Cile, Brasile, Guatemala, la lista degli Stati che hanno visto scomparire la loro migliore gioventù è lunga, così come quella degli infami che hanno ordinato condanne ed esecuzioni. E’ noto che i torturatori sudamericani si addestrarono alla Escuela de las Americas, sotto l’occhio attenta degli agenti della Cia che fornivano manuali operativi per le torture.  I desaparecidos furono almeno trentamila, ma altre fonti parlano di ottantamila.

Esiste una folta ed esauriente filmografia e blibliografia per chi voglia documentarsi su quel periodo, per chi ha bisogno di ricordare cos’è il fascismo.

Forse è solo un caso che il giorno della meoria dei desaparecidos cada il giorno seguente a quello in cui si ricorda la nascita dei fasci di combattimento, esattamente cento anni ieri.

Perché il fascismo è un’invenzione italiana e la sua eredità infame  ci riguarda tutti.

Il fascismo è cosa diversa dai falliti che digitano falsità su un bambino di tredici anni al sicuro delle loro case e dietro le loro tastiere, così come dall’ipocrisia di chi fa passare per democrazia diretta decisioni prese da una sparuta minoranza via internet senza alcun controllo.

I fascisti erano assassini e violenti, ladri e corrotti, psicopatici e opportunisti, guidati da un voltagabbana che aveva comunque una visione, per quanto spregevole, insieme a un patologico deficit di umanità. Mussolini era un vigliacco ed è finito come un vigliacco, perché la Storia non perdona. meglio è andata ai suoi epigoni sudamericani e il pè+ericolo da quelle parti è ancora alto, se è stato eletto un mentecatto alla guida di un paese in grande ascesa.

Fortunatamente, tra sbeffeggiatori di bambini e protettori di sequestratori, dalle nostre parti si recita la solita farsa, nonostante revisionisti da quattro soldi in cerca di notorietà e pseudofilosofi falliti.

Perché questo, tranne che in quei terribili vent’anni, è sempre stato il paese della Commedia dell’arte.

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Un paese senza memoria è un paese senza futuro-Podcast

A parte l’intervento del presidente Mattarella, non si sono rilevati interventi politici importanti durante la Giornata della memoria delle vittime innocenti di mafia;  dare del cretino a un ministro non è educato e non è un modo per rimarcare la differenza da quella parte politica che si vorrebbe avversare; la vicenda del bus con i bambini sequestrati ha rischiato di trasformarsi nell’ennesima ondata di odio razzista; Ius soli, due parole che tutti hanno paura di pronunciare, due piccole parole, un grande atto di civiltà. A proposito: cento anni fa nasceva il fascismo.

 

 

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Un silenzioso attacco alla democrazia

Il peggio, con questo governo, arriva silenzioso, senza che i media o un’opposizione inesistente mostrino di accorgersene. La prevista legge sull’autonomia scolastica regionale è un attacco senza precedenti al diritto allo studio e alla libertà d’insegnamento.

 

 

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